Page 360 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             colà li lavoratori della zeccha di Correggio e li mobili» . La contessa di Sala qui citata è da
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             riconoscere in Barbara Sanseverino , residente in vicinìa Santo Stefano (comprendente parte
             dell’odierna Via Petrarca, oltre al Borgo ed il Piazzale Santo Stefano), a circa metà dell’attuale
             Via della Repubblica.
                   Ancora nella prima metà del Seicento non esisteva una sede stabile della zecca e nei
             contratti di conduzione dell’officina monetaria è sempre ben presente la clausola che impe-
             gna lo zecchiere a cercare per tale scopo un edificio idoneo posto nelle immediate vicinanze
             della piazza.
                   Sulla sede dell’officina monetaria nei decenni successivi la metà del XVII secolo, non si
             hanno notizie. Si alternano sempre più spesso brevi periodi di lavoro a chiusure prolungate
             e con sempre maggior frequenza si fa ricorso alla zecca di Piacenza per coniare le monete
             destinate al mercato parmigiano. Da alcuni documenti sembra di poter concludere che nei
             decenni attorno alla metà del XVIII secolo, se mai ve ne fosse stata una stabile, la sede della
             zecca non fosse più ritenuta idonea all’uso dal momento che, in previsione di riprendere le
             emissioni di moneta, si cercava un fabbricato adatto allo scopo .
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                   Nel 1783 Ferdinando I di Borbone ordinò che presso il Palazzo detto di S. Francesco, già
             sede delle facoltà di Medicina e di Giurisprudenza dell’Università di Parma, fosse coniato un
             consistente quantitativo di sesini di Parma. In precedenza era stata chiusa la zecca di Piacenza
             e gli utensili e i macchinari lì utilizzati erano stati trasportati nella capitale del Ducato. Per la
             nuova zecca, ubicata in quello che allora era chiamato Palazzo ‘di San Francesco’ perché situa-
             to nei pressi del convento dei frati francescani (ex Palazzo della famiglia Cusani, in seguito Pa-
             lazzo dell’Università e attualmente Casa della Musica), si commissionò la costruzione di nuovi
             torchi a bilanciere e si fece trasferire a Parma anche l’attrezzatura superstite della soppressa
             zecca di Guastalla. Quella di Parma rimase così l’unica zecca del Ducato. Lavorò fino al 1799.
                   In seguito l’officina monetaria venne utilizzata sporadicamente, per emissioni di prova
             o per coniare medaglie, fino al 1861, quando fu definitivamente chiusa e smantellata.

             4.  GENTE DI zECCA: zECChIERI E INCISORI DELL’OFFICINA MONETARIA DI PARMA
                   Del periodo medievale fino alla metà del XV secolo non si conosce nessun nome di
             coloro che lavorarono nella zecca di Parma o che a vario titolo furono addetti al suo funziona-
             mento e anche per l’età rinascimentale e moderna della sua attività si conosce pochissimo .
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             Una lista degli zecchieri e degli incisori impiegati nella zecca di Parma dall’VIII al XIX secolo
             è stata pubblicata alcuni decenni fa da Luigi Grazzi, ma è piuttosto imprecisa e lacunosa;
             un’altra, anch’essa parziale, è stata edita da Ravegnani Morosini .
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                   L’elenco che segue vuole essere un aggiornamento e un perfezionamento di quelli di
             padre Grazzi e di Ravegnani Morosini ma, benché più dettagliato dei due precedenti, tuttavia
             rimane anch’esso inevitabilmente incompleto e discontinuo. Anche per il periodo ducale, di
             cui è rimasta abbondante documentazione archivistica, per quanto concerne la zecca pos-
             sediamo raramente registri o inventari completi. Quello di Ottavio Farnese (1547-1586) è
             senz’altro uno dei periodi più studiati e per questo conosciuto meglio di altri ; tuttavia, an-
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             che in questo caso, quando le monete mancano del millesimo o della sigla del responsabile di
             zecca spesso non siamo in grado di attribuirle con certezza ad uno zecchiere piuttosto che ad
             un altro. Infine, se stentiamo a conoscere i nomi di zecchieri e incisori, ancora più raramen-
             te siamo informati dell’altro personale di zecca, come commissari, soprastanti, assaggiatori,
             coniatori, ecc.
                   Nell’elenco che segue un punto interrogativo posto tra parentesi indica date, nomi o
             qualifiche incerte.
                     – Dalla seconda metà del 1448 al 1451(?), fu zecchiere Girolamo Alberti; incisore fu forse Gian
             Francesco Enzola.
                     – Dall’8 marzo 1514 alla metà di ottobre 1515 fu zecchiere Gian Battista Zandemaria.
                     – Dall’8 febbraio 1522 all’aprile 1523 l’officina venne condotta dai fratelli Giacomo (o Jacopo) Fi-
             lippo e Damiano da Gonzate. I da Gonzate furono sia zecchieri che incisori dei conî.
                     – Una lettera di Federico II Gonzaga marchese di Mantova, datata 12 luglio 1523, sembra indicare
             in Giambattista Cavalli l’incisore di alcune monete parmigiane di quel periodo .
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             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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