Page 359 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE 357
Durante il breve periodo trascorso tra la morte di Filippo Maria Visconti (13 agosto
1447) e la dedizione della città a Francesco Sforza (16 febbraio 1449), il Comune di Parma
si resse a Repubblica decretando, in data 16 luglio 1448, di battere moneta a proprio nome.
Il 7 dicembre 1512 papa Giulio II accordò ai parmigiani, che pochi mesi prima si erano
assoggettati volontariamente alla Chiesa, il permesso di battere moneta d’oro, d’argento e di
rame, così come esplicitamente richiesto dagli stessi rappresentanti della cittadinanza. Quan-
do, il 16 marzo 1514, papa Leone X concesse ai parmigiani i capitoli con le condizioni per il
governo cittadino, il diritto di zecca non fu menzionato specificatamente perché lo aveva già
accordato l’8 marzo precedente.
In seguito il Comune cercò invano di ottenere la concessione per la zecca dal re di
Francia Francesco I d’Angoulême il quale, al punto 22 dei capitoli per la Comunità di Parma,
rispose negativamente alla petizione.
Il diritto di zecca fu rinnovato da papa Clemente VII nel febbraio del 1524 e, alla sua-
morte, da papa Paolo III il 20 febbraio 1535.
Il 19 agosto 1545 Pierluigi Farnese, figlio naturale di papa Paolo III, fu dichiarato duca
di Parma e Piacenza, ma solamente all’inizio dell’anno successivo egli ebbe il privilegio di
zecca «tam Placentia quam Parmae Monetas cujuscumque sortis, probas tamen, et legitimas,
etiam aureas et argenteas cudi facere» .
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3. LE SEDI DELLA zECCA CITTADINA
Attorno alla metà del Duecento la zecca era collocata nei pressi di Porta Parma (posta
all’estremità orientale del Ponte di Pietra, odierno Ponte di Mezzo) in un edificio di proprietà
del Comune. È ricordata negli statuti di Parma e dovrebbe essere lo stesso fabbricato nelle cui
vicinanze, nel 1262, fu costruita una porta detta de Moneta. La notizia secondo la quale nella
seconda metà del XIII secolo, per ordine del Comune, si raccolsero ad domum monetae un
certo numero di gabiones, cioè pannelli di vimini intrecciati adatti ad arginare le acque del
fiume, ha portato alcuni studiosi a identificare la zecca duecentesca presso l’odierno oratorio
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di San Quirino .
Nel 1302 si batté moneta «in domo dominorum de Mantellis in casamento condam do-
mini Oppeçonis domine Maysende» ma resta sconosciuto il luogo della città in cui la casa dei
de Mantelli era situata .
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Gli statuti comunali riportano che nella prima metà del XIV secolo l’edificio della zecca
era ancora nel quartiere di Porta Parma ma non è chiaro se si trattasse della stessa casa men-
zionata in precedenza.
Il 30 agosto 1448 le autorità comunali disposero che venisse costruito al più presto un
edificio per la zecca, ma nella delibera non è specificato in quale parte della città esso fu
fabbricato.
Nel dicembre 1477 l’Anzianato del Comune ordinò la riparazione delle case della zecca
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appartenenti al Comune e poste nei pressi dell’Ufficio della macina . Poiché l’ultima attività
della zecca risaliva al 1449-1451, è probabile che gli edifici da aggiustare fossero quelli stessi
alzati o adattati nel 1448.
Entro il 1535 il Comune aveva abbandonato anche la sede di Borgo della Macina: in un
contratto di appalto per la zecca di quell’anno si stabiliva infatti che il «Maestro de la Cecha
[fosse] obligato a mettere una casa quale sia dentro alli portoni della piazza o vero in altro
loco publico in su le strate maestre».
Nei capitoli del 5 marzo 1544 si obbligava il conduttore «a tener una casa sopra una
strada publica» ed effettivamente durante il periodo di locazione di Niccolò dei Leoni e Gi-
rolamo della Penna (1550-1552) e quello dello zecchiere Angelo Fraschini (dal settembre del
1552 alla metà circa del 1554) la zecca fu installata in vicinìa San Vitale, a pochissima distanza
dalla piazza centrale . Anche nel documento di affitto stipulato il 9 giugno 1556 con Antonio
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Signoretti si ordinava che il maestro di zecca tenesse «una casa nella cità de Parma sopra
una via maestra» il più possibile vicino alla piazza.
Nel 1618 allo zecchiere Magno Lippi, che intanto lavorava anche nella zecca di Correg-
gio, fu fatto obbligo di tenere una casa idonea a funzionare come zecca nelle vicinanze della
piazza. Per tale scopo egli prese in affitto «il palazzo già della Contessa di Sala... [mandando]
MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA M. Bazzini

