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                   di materiali (di importazione o locali) il bucchero offre una buona base di partenza per la
                   datazione di contesti funerari e abitativi. La tecnica di produzione del bucchero permette
                   di ipotizzare l’esistenza di un vero e proprio sistema specializzato nella realizzazione di
                   ceramica di alta qualità. I suoi tratti distintivi possono essere brevemente riassunti in un
                   impasto ed una superficie, particolarmente lucida, di colore nero (effetto dovuto alla mate-
                   ria prima e alle modalità di cottura), e uno spessore delle pareti sottile , ad imitazione delle
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                   forme vascolari in metallo tipiche dell’area greca. Spesso, inoltre, sono presenti decorazio-
                   ni , che possono essere eseguite ad incisione (linee verticali o orizzontali), ad impressione
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                   (ventaglietti aperti o semiaperti puntinati) o a rilievo (baccellature sul fondo delle forme
                   aperte ad esempio). A questa classe appartengono due esemplari casanatensi, un calice ed
                   un kantharos (cat. nn. 1-2).


                   2. Gli ex-voto

                         Per ex-voto si intende un oggetto offerto in dono alla divinità per richiedere guari-
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                   gione  o la sua protezione e la sua assistenza (nel mondo antico soprattutto), oppure per
                   grazia ricevuta. Tale usanza è largamente diffusa in molte culture e continua ancora oggi.
                         Le principali categorie di ex-voto presenti nei complessi votivi di tipo «etrusco-laziale-
                   campano»  (non necessariamente tutte in associazione) sono le statue (di offerenti, di fanciul-
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                   li, di neonati in fasce etc.), le teste e gli anatomici . Sono altrettanto diffuse le statuette figu-
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                   rate (animali in particolar modo) o altri elementi quali frutti, pesi da telaio tronco-piramidali,
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                   piccole riproduzioni di edifici etc. . Tra le offerte più significative, ai fini di un riconoscimen-
                   to del tipo di culto o della divinità a cui si fa la dedica, vi sono sicuramente gli ex-voto ana-
                   tomici, che possono essere distinti in due principali gruppi: uno di carattere salutare, l’altro
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                   collegato con l’ambito della fecondità . Al primo fanno riferimento tutte quelle riproduzioni
                   in terracotta (o in altro materiale) di parti esterne del corpo umano (occhi, orecchie, arti
                   superiori o inferiori, nasi etc.) o di organi interni (cuore, polmoni, intestini etc.); al secondo
                   gruppo afferiscono invece le raffigurazioni di uteri e organi riproduttivi maschili e femminili.
                   Di fatto, questi ultimi possono essere collegati ad una divinità protettrice della fecondità e
                   della riproduzione; allo stesso modo anche i bambini in fasce possono riferirsi ad una divinità
                   femminile protettrice della maternità.
                         Le prime attestazioni di ex-voto in area etrusco-laziale si registrano tra la fine del V e
                   gli inizi del IV secolo a.C. per esaurirsi entro il I secolo a.C. . È da ascrivere a questo ambito
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                   culturale la piccola collezione posseduta dalla Biblioteca Casanatense.
                         In particolare, si contano quattordici teste (cat. nn. 7-20), tra femminili e maschili, con
                   o senza velo: la rappresentazione di figure di sacrificanti velato capite è strettamente legata
                   al ritus Romanus, mentre in alcuni centri costieri dell’Etruria meridionale persiste l’uso tipi-
                   camente greco ed etrusco di sacrificare aperto capite (senza velo) . A queste si aggiungono
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                   una figura di madre seduta che allatta un neonato (cat. n. 6), una gamba (cat. n. 3) con piede
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                   sovradipinti) ed un elemento anatomico (cat. n. 21) di difficile interpretazione (forse una ve-
                   scica maschile o un utero prolassato) . Infine, due figure animali di cavallo e di bovino (cat.
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                   nn. 4-5), il cui dono poteva forse avere lo scopo di chiedere alla divinità la guarigione dei
                   corrispondenti animali domestici viventi o di consacrarli ad essa, oppure ancora, di sostituirli
                   ai più indispensabili e costosi animali reali nel rito del sacrificio.


                   3. Guttus a vernice nera
                         Il guttus  a vernice nera costituisce uno dei prodotti ceramici maggiormente attestati
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                   nell’ambito ellenistico dell’Italia Magnogreca. Molto probabilmente veniva usato per la con-
                   servazione di unguenti, olii o profumi, tanto che, proprio allo scopo di versarne delle gocce
                   sulla pelle, era la presenza del beccuccio allungato di forma tubolare-cilindrica. Particolar-
                   mente diffusi sono gli esemplari con medaglione figurato a rilievo (al centro della parte su-
                   periore), che riconducono ad un’area di produzione apula e che richiamano il repertorio di
                   forme vascolari in metallo . Le raffigurazioni che più di frequente si riconoscono rimandano
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                   La coLLezione di reperti archeoLogici                                                   E. Vatta





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