Page 280 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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                  Le cifre assolute dei morti per malaria non sono gravi e segnano una diminuzione. Vanno da
                  quattromilaottantacinque nel 1922 a tremilacinquecentoottantotto nel 1925. Qui la Sardegna
                  ha il primato: novantanove morti ogni centomila abitanti.
                  Un altro fenomeno sul quale bisogna richiamare l’attenzione dei cittadini consapevoli, è quel-
                  lo della mortalità per alcoolismo. Non vorrei, a questo punto, che gli organizzatori del recente
                  congresso antiproibizionista temessero alcunché dalle mie parole.
                  Io non solo non credo all’astinenza assoluta; penso anzi che, se ragionevoli dosi di alcool
                  avessero fatto molto male al genere umano, a quest’ora l’umanità sarebbe scomparsa o quasi,
                  perché liquidi fermentati si bevono fin dai tempi preistorici. Però non vi è dubbio che in Italia
                  si comincia a bere troppo egregiamente. (Ilarità).
                  Il Mortara, nelle sue Prospettive economiche, ci fa sapere che l’Italia ha tre milioni di ettari
                  dedicati a vigna; un milione di più di quello che non ne abbiano la Francia e la Spagna, che
                  sono, come sapete, paesi produttori mondiali di vino. I morti per alcoolismo non sono una
                  cifra eccessiva; si va da seicentosessantaquattro nel 1922 a milletrecentoquindici nel 1925; e
                  i quozienti più alti sono nelle Marche, nella Liguria, nel Veneto, nell’Umbria, nel Piemonte,
                  negli Abruzzi, nell’Emilia. Qui si è affacciato il problema della riduzione degli spacci, che
                  erano moltissimi: centottantasettemila osterie in Italia! Ne abbiamo chiuse venticinquemila, e
                  procederemo energicamente in questa direzione ancheperché noi lo possiamo fare. Siccome
                  noi, probabilmente, non avremo più occasione di sollecitare voti dagli osti e dai loro clienti
                  (ilarità); come accadeva durante il medioevo democratico-liberale (risa), possiamo permet-
                  terei il lusso di chiudere questi spacci di rovinosa felicità a buon mercato. Anche la mortalità
                  per pazzia è in aumento, ed in aumento è il numero dei suicidi. Voi vedete da queste cifre che
                  il quadro, pur senza essere tetro e tragico, merita una severa attenzione. Bisogna quindi vigi-
                  lare seriamente sul destino della razza, bisogna curare la razza, a cominciare dalla maternità
                  e dall’infanzia. A questo tende l’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’in-
                  fanzia, voluta dall’onorevole Federzoni (e non è questo uno dei suoi ultimi meriti durante il
                  suo passaggio al ministero dell’Interno); Opera nazionale che oggi è diretta, con un fervore
                  che ha dell’apostolato, dal nostro collega Blanc.
                  Fatta la legge, organizzata l’Opera nel suo comitato centrale – che era troppo numeroso, ra-
                  gione per cui venne sciolto – e nei suoi comitati provinciali, bisogna finanziare quest’Opera.
                  Esistono nel paese cinquemilasettecento istituzioni che si occupano della maternità e dell’in-
                  fanzia, ma non hanno denaro sufficiente. Di qui la tassa sui celibi, alla quale forse in un lon-
                  tano domani potrebbe fare seguito la tassa sui matrimoni infecondi. (Approvazioni). Questa
                  tassa dà dai quaranta ai cinquanta milioni; ma voi credete realmente che io abbia voluto
                  questa tassa soltanto a questo scopo? Ho approfittato di questa tassa per dare una frustata
                  demografica alla nazione. Questo vi può sorprendere e qualcuno di voi può dire : «Ma come?
                  Ce n’era bisogno? »
                  Ce n’è bisogno.Qualche inintelligente dice: «Siamo in troppi». Gli intelligenti rispondono:
                  «Siamo in pochi». (Approvazioni).
                  Affermo che, dato non fondamentale, ma pregiudiziale della potenza politica, e quindi econo-
                  mica e morale delle nazioni, è la loro potenza demografica. Parliamoci chiaro: che cosa sono
                  quaranta milioni di italiani di fronte a novanta milioni di tedeschi e a duecento milioni di
                  slavi? Volgiamoci a occidente: che cosa sono quaranta milioni di italiani di fronte a quaranta
                  milioni di francesi, più i novanta milioni di abitanti delle colonie, o di fronte ai quarantasei
                  milioni di inglesi, più i quattrocentocinquanta.
                  milioni che stanno nelle colonie?
                  Signori! L’Italia, per contare qualche cosa, deve affacciarsi sulla soglia della seconda metà di
                  questo secolo con una popolazione non inferiore ai sessanta milioni di abitanti. (Approva-
                  zioni).
                  Voi direte: Come vivranno nel territorio? Lo stesso ragionamento, molto probabilmente, si fa-
                  ceva nel 1815, quando in Italia vivevano soltanto sedici milioni di italiani. Forse anche allora
                  si credeva impossibile che nello stesso territorio avessero potuto trovare, con un livello di vita
                  infinitamente superiore, alloggio e nutrimento i quaranta milionidi italiani di oggidì.


                  Appendice documentAriA





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