Page 278 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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Appendice documentAriA S. Pennestrì
278 l’ultimo medagliere di muSSolini
D’altra parte, dopo questo discorso, mi riprometto di collocare sulla lingua, non già il solito
bue ateniese, ma un paio di buoi; e non parlerò se non l’anno venturo.
Nell’anno venturo io non farò eh! inserire; inserire (si ride) nel mio discorso di domani tutte
quelle che saranno state le variazioni intervenute nel frattempo.
Ma prima di entrare nel vivo della materia, prima di prendere quota, in questo che sarà il
discorso del ministro degli Interni, quindi senza troppe variazioni dottrinarie o svolazzi reto-
rici, voglio porgere il mio ringraziamento al relatore, non già perché sia una consuetudine,
ma perché io sento il dovere di tributargli un elogio. E voglio, nello stesso tempo, ringraziare
tutti i miei collaboratori nell’amministrazione degli Interni, a cominciare dal sottosegretario
Suardo, uomo probo e fedele (« benissimo!»), fedele come sanno essere gli uomini della sua
terra. Il mio discorso si divide in tre parti: primo, esame della situazione del popolo italiano
dal punto di vista della salute fisica e della razza; secondo, esame dell’assetto amministra-
tivo della nazione; terzo, direttive politiche, generali attuali e future dello Stato.
Qualcuno, in altri tempi, ha affermato che lo Stato non doveva preoccuparsi della salute fisica
del popolo. Anche qui doveva valere il manchesteriano «lasciar fare, lasciar correre». Questa
è una teoria suicida. È evidente che, in uno Stato bene ordinato, la cura della salute fisica del
popolo deve essere al primo posto.
Come stiamo a questo proposito? Quale è il quadro? La razza italiana, cioè il popolo italiano
nella sua espressione fisica, è in periodo di splendore, o vi sono dei sintomi di decadenza?
Se lo sviluppo retrocede, quali sono le possibili prospettive per il futuro? Questi interrogativi
sono importanti non solo per i medici di professione, non solo per coloro che professano le
dottrine della sociologia, ma soprattutto per gli uomini di Governo. Ora, il quadro, a questo
proposito, è abbastanza grigio. I dati che mi sono riferiti dalla Direzione generale di Sanità,
diretta dall’egregio professore Messea, il quale fa il suo lavoro avendo novantuno impiegati
di meno di quelli che gli sarebbero consentiti dall’organico, sono mediocri.
Le malattie sociali sono in sviluppo, e ci sono dei sintomi sui quali è opportuno far riflettere
voi e far convergere l’attenzione di coloro che hanno senso di responsabilità, tanto al centro
che alla periferia. Le malattie cosiddette sociali segnano una recrudescenza. Bisogna preoc-
cuparsene, e preoccuparsene in tempo.
Intanto, che cosa ha fatto la Direzione generale di Sanità? Moltissime cose, che io vi leggo,
non foss’altro per la documentazione necessaria.
Si è, prima di tutto, intensificata la difesa sanitaria alle frontiere marittimee terrestri della na-
zione. Sotto la diretta sorveglianza degli organi della Sanità pubblica si sono derattizzati nove-
mila bastimenti, cioè si sono uccisi quei roditori che portano dall’Oriente malattie contagiose:
quell’Oriente donde ci vengono molte cose gentili, febbre gialla e bolscevismo.
(Si ride). Ci siamo occupati della professione sanitaria, dell’assistenza sanitaria, dell’igiene
scolastica, dei servizi antitubercolari, della lotta contro i tumori maligni, della vigilanza sugli
alimenti e bevande, delle opere igieniche (acquedotti e fognature), delle sostanze stupefacen-
ti, delle specialità medicinali e finalmente dei consorzi provinciali antitubercolari.
Tutto questo, probabilmente, non vi dice gran che. Ma passiamo alle cifre, eh sono sempre
interessanti.
Intanto, si può oggi annunciare che una malattia sociale, la quale gravava sulla popolazione
italiana da almeno un quarantennio, è totalmente scomparsa. Parlo della pellagra. In cifre
assolute, per pellagra ci furono centonovantotto morti nel 1922; nel 1925 erano discesi a cen-
totto. Nel Veneto, che era la regione più colpita, si ha 1,3 morto per ogni centomila abitanti;
si può quindi dire, oggi, che la nazione italiana ha vinto definitivamente questa battaglia.
Ma non altrettanto può dirsi per la tubercolosi. Questa miete ancora abbondantemente. Sono
cifre terribili, che debbono far riflettere. Vanno da un minimo di cinquantaduemiladuecen-
tonovantatre nel 1922, a cinquantanovemila nel 1925. La regione che è la più colpita è la
Venezia Giulia; quella che è meno colpita la Basilicata. Altrettanto notevole è il numero di
coloro che sono colpiti dalle infermità dovute ai tumori maligni. Qui la regione più colpita è
la Toscana; la meno colpita, fortunatamente, è la Sardegna, la quale Sardegna paga però un
tributo tristissimo e amplissimo alla malaria.
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Libro 1 PNS 18.indb 278 04/12/2023 18:28:03
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