Page 28 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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28                                      Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo – CONTRIBUTI


               Il percorso prende le mosse dal confronto tra l’area ellenizzata (Vetrina 1) e Roma (Vetrina 2).
          Qui la grande varietà di tipi e nominali e l’alta cronologia delle prime coniazioni, risalenti al V sec.
          a.C., segnalano la radicata consuetudine delle città magnogreche a modelli, anche economici, im-
          portati dalla madrepatria. L’accento è posto in questo caso sul progressivo adeguamento del valore
          della moneta alle esigenze della sua circolazione: dalla fusione (fig. 7) alla coniazione dunque, con
          i colori che sottolineano le varie, e successive, riduzioni ponderali.

               Vetrine 3-9. Ripostigli dell’Italia centrale e monete da scavo archeologico
               L’attenzione si sposta quindi sull’Italia centrale e sull’Abruzzo in particolare (Vetrina 3) che, pri-
          ma del monopolio del bronzo romano, sembra preferire, per le transazioni commerciali, monete di
          tipo e peso “greco”. Come esempio di tesaurizzazione di epoca repubblicana si è scelto di esporre
          integralmente il ripostiglio di denari da Petacciato (Vetrina 4).
               I ripostigli offrono diverse chiavi di lettura: nel caso di quello di Avezzano (Vetrina 5) si è de-
          ciso di porre l’attenzione sui motivi iconografici, che dimostrano l’affermarsi dell’uso della moneta
          come strumento di propaganda personale da parte dei magistrati monetari. Il ripostiglio di Poggio
          Picenze (Vetrina 6), costituito da argenti emessi dalla Lega Achea, da Atene e dai re di Cappadocia,
          offre l’opportunità di riflettere sulle vicende del suo interramento, forse ad opera di un mercenario.
               Il ripostiglio di Teramo (Vetrina 7), infine, comprende denari emessi da Nerone a Massimino
          il Trace, forse accantonati in concomitanza con l’introduzione di argenti di minore valore, gli anto-
          niniani, ai quali è dedicata la Vetrina 8. Esso presenta un autentico campionario di monete romane
          imperiali e offre la possibilità di studiare l’evoluzione “anagrafica”, oltre che stilistica, dei ritratti
          imperiali che ormai occupano costantemente il diritto delle monete.
               Una vetrina è dedicata al tema della lettura delle monete provenienti da scavo archeologico
          (Vetrina 9).



               Vetrine 10-12. Il ripostiglio di Giulianova












                                                                     FiG. 8 -  muSeo nazionale arCheoloGiCo dell’aBruzzo
                                                                           – villa FriGerJ, Chieti, Medagliere. Ripostiglio
                                                                           di Giulianova (Vetrine, cat. 1). ©SBAA.


               Il percorso cronologico prosegue con le emissioni dall’epoca medievale (Vetrina 10) a quella
          moderna, e si chiude con le piastre d’argento di Ferdinando II di Borbone (Vetrina 12), nel cui
          regno era compresa buona parte dell’Abruzzo centro-meridionale.
               In questo settore spicca il ripostiglio di Giulianova (Vetrina 11), rinvenuto nel 1941, costitui-
          to da 168 ducati (o zecchini) veneziani che coprono un lungo lasso di tempo: il pezzo più antico
          (fig. 8) fu emesso dal doge Pietro Gradenigo (1289-1311), il più recente dal doge Antonio Vernier
          (1382-1400), epoca cui può essere fatto risalire l’occultamento di questo autentico tesoro.
               Il primo livello di lettura del ripostiglio è costituito dalla stessa organizzazione della vetrina. Le
          monete sono infatti disposte in ordine cronologico crescente da sinistra verso destra, con le emis-
          sioni dei singoli dogi indicate attraverso la trascrizione in circoli della legenda del diritto. La sim-
          metria della distribuzione, evocando la cura dell’antico collezionista, permette anche di effettuare
          immediatamente un approssimativo calcolo percentuale dei tipi presenti e dei tempi in cui i pezzi
          furono tesaurizzati, con un picco non a caso collocabile nella seconda metà di quel XIV secolo che
          rappresentò una fase di notevole fioritura dell’attuale Abruzzo.


          Il MedaglIere del Museo NazIoNale d’abruzzo – VIlla FrIgerj          A. Faustoferri, M. Ruggeri, R. Tuteri
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