Page 29 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo - CONTRIBUTI                                    29


              Al tempo degli Angioini, infatti, l’antico percorso che almeno dall’età arcaica collegava diretta-
         mente le aree centrali della penisola con quelle meridionali attraverso le valli intramontane appen-
         niniche fu ripreso e trasformato nella “Via degli Abruzzi” che, mettendo in comunicazione i centri di
         L’Aquila, Sulmona e Castel di Sangro con le grandi capitali dell’epoca (Napoli e Firenze), determinò
         un importante fattore di crescita grazie alla commercializzazione di prodotti lavorati localmente.
         In primo luogo bisogna naturalmente citare l’industria tessile della lana, di antichissima tradizione.
         Accanto a questa, va ricordata anche quella della seta, prodotta non in grandi quantità a Sulmona,
         ma assai apprezzata dal mercato fiorentino. Nella stessa zona si sviluppò quindi il commercio del-
         lo zafferano, introdotto in Abruzzo dall’inizio del Trecento, della carta, delle pelli, della ceramica
         e delle oreficerie, che raggiunsero livelli qualitativi notevoli come dimostra l’attività di Nicola da
         Guardiagrele, la cui arte si forgiò appunto alla scuola dei maestri sulmonesi sullo scorcio del secolo.
              La floridezza economica si riverberò naturalmente anche sull’aspetto esteriore delle città, che si
         dotarono di architetture monumentali e di opere d’arte: risalgono proprio a quest’epoca, per esem-
         pio, le grandi chiese de L’Aquila e molti di quegli edifici che ne fecero la seconda città del Regno
         di Napoli.
              Nei vivaci flussi di scambi che ebbero luogo possiamo ben immaginare che Venezia, nel frat-
         tempo regina dell’Adriatico e protagonista di una politica di espansione anche sulla terraferma,
         non sia rimasta al margine. E forse non è un caso che l’ignoto proprietario del tesoro esposto nella
         Vetrina 11 risiedesse a breve distanza dalla costa, in prossimità della foce di uno di quei fiumi che,
         su un litorale così povero di porti naturali, fornivano almeno degli approdi sicuri. Certo l’ipotesi che
         si trattasse di un mercante è abbastanza plausibile.
              Il ripostiglio di Giulianova illustra in maniera esemplare la molteplicità delle chiavi di lettura
         offerte dalla moneta, il cui valore fondamentale consiste per gli archeologi appunto nella possibilità
         di restituirci uno spaccato di storia economica, e anche di raccontare un frammento di storia umana.





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         BiBlioGraFia Sul medaGliere


         CamPanelli a. 1987, La collezione numismatica, in Guida al Museo Archeologico Nazionale d’Abruz-
         zo. Chieti, Chieti, pp. 51-59.


         CamPanelli, a. , v. d’erCole, Il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, s.d.


























         Il MedaglIere del Museo NazIoNale d’abruzzo – VIlla FrIgerj         A. Faustoferri, M. Ruggeri, R. Tuteri
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