Page 73 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia - CONTRIBUTI 73
Pan (testa di) 160-162
Pileo 157
Rython 81-83, 167-173
Scudo 4, 84-108, 112-120, 131-138
Scudo ornato di astro 5
Spiga di grano 81-83, 150-151
Timone 131-138
Torcia fiammeggiante 57-68, 158-159
Tridente 13-50, 69-75, 81-107, 109-111, 146-157, 160-162, 167-173
Tripode 109-111, 163-165
Tunica 160-162
Tymiahterion 112-120
Uva (grappolo) 5, 51, 71-75
Uva (tralcio e foglia) 51
Epigraficamente, il campionario presente sul materiale in esame è molto vario, soprattutto le
firme apposte per esteso le quali, nella produzione tarentina, diventano significative a partire dal
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332 a. C. , ed ancora più costanti sulle emissioni di peso ridotto. Tali firme sono, probabilmente,
rappresentative dell’autorità emittente, cioè dei magistrati all’uopo nominati, anche se va evidenzia-
ta la contemporanea presenza di sigle e monogrammi che possono far riferimento ad un incisore
o a più incisori che contribuirono alla realizzazione dei conî, com’è possibile desumere dall’atte-
stazione di più sigle presenti sia al diritto (cat. 2-4,14-55, 69-70, 76-120, 146-156, 158-162, 167-176),
che al rovescio (cat. 2-5, 71-75, 112-130, 139-162).
Interessante anche l’attestazione, su più gruppi, delle seguenti sigle: ΔΙ (cat. 52-55, 84-108, 121-
130, 139-145); EU (4, 51, 81-83); SU (2-3, 14-50, 179); FΙ (cat. 51, 69-70, 109-120, 146-151). La loro
presenza può significare una continuità di impegno da parte di artisti/artigiani di cui si apprezzava
il valore, anche se appare difficile poter collegare alcune sigle presenti sia sugli esemplari di peso
ridotto che su gli altri di peso pieno. Infatti la sigla FΙ ricorre su esemplari realizzati dal celebre
incisore Philistìon che operò sia a Tarentum che a Velia firmando monete di rara bellezza . Per
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poter attribuire tutti questi esemplari a tale artista occorrerebbe ipotizzare una longevità artistica
dell’incisore decisamente eccessiva.
Alla ricchezza epigrafica corrisponde un’incredibile presenza di simboli o elementi di corredo
– se ne registrano 47 solo sui nostri nummi –, su ciascun esemplare del tesoretto, che impreziosisco-
no ancora di più il campo monetale, in maniera anche originalissima: non credo che sia casuale la
presenza del leone sugli esemplari 71-75 sui quali è apposta la firma per intero dell’autorità: LEWN.
La presenza, sulle monete tarentine, delle immagini Cavaliere/ Taras su delfino, risale alla
seconda metà del V sec. a. C. e perdura, in maniera costante, fino alla chiusura della zecca . Na-
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turalmente la caratterizzazione di tali tipi presenta elementi di vivacità. Il cavaliere è raffigurato
con giavellotto su cavallo impennante , o mentre scaglia l’asta verso terra o imbraccia lo scudo, o
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s’incorona o incorona il cavallo; a volte anche con elmo e corazza nella rappresentazione classica
da guerriero, ma anche con torcia in fiamme, particolare che ne collega l’emissione alla festa dei
lampadodròmoi, legati al culto di Apollo. Ancora più articolata è la rappresentazione di Taras su
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delfino che regge la cornucopia o tridente mentre viene incoronato dalla Nike, o che protende la
mano nella quale ostenta il grappolo d’uva, il kàntharos, l’elmo, il tripode, il fiore, il thymiaterion,
la conocchia, il rython.
Accanto a tale notevole varietà, va evidenziata una capacità artistica di incredibile effetto, con-
siderando anche lo spazio ridotto del campo monetale. Non si può non segnalare il cavaliere con
Il tesoretto rInvenuto a Fasano nel 1933 G. Libero Mangieri

