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132 Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia CONTRIBUTI
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Tavola III
Monogrammi Scioglimento proposto Riferimento al numero di catalogo
F ΑY o ΑΛ 131-135
C ΑΝ 263
D ΑP 11, 136-145, 276-279
J DΡΑG 264
L ΕG o GΕ 198-205
S HΡΑ 246-252, 264
V Μ [Σ]Υ 276-279
Z ΤΥΩ 253-260
Com’è possibile costatare dalle precedenti tavole, la tipologia cavaliere – delfiniere, tipica
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della monetazione tarentina fin dalla seconda metà del V sec. a.C. , è accompagnata da firme di
magistrati, sigle e monogrammi in cui sono, probabilmente, da riconoscere maestri incisori, oltre
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da immagini che sono ispirate al senso religioso , ma anche ad avvenimenti storici.
Tali elementi
indicano, senz’ombra di dubbio, che nel periodo in esame la zecca di Tarentum fu molto attiva.
Va anche osservato che, sebbene per la monetazione tarentina di standard ridotto sia stato elabo
rato uno schema cronologico suddiviso in quattro periodi (VII-X), risulta arduo poter individuare delle
convincenti sequenze cronologiche, in assenza di un quadro di ricostruzione dei conî. Indubbiamente
nelle sequenze realizzate da Evans vi sono esemplari che posso
no essere considerati cronologicamente vicini, grazie ad elementi
stilistici ed epigrafici ricorrenti, ma altrettanto vera è la considera
zione che il periodo in questione, dal punto di vista numismatico,
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è breve, 60 anni circa , arco temporale in cui è possibile che vi
siano state sospensioni e riprese di elementi epigrafici e iconogra
fici presenti su più gruppi, circostanza che può essere evidenziata
attraverso la ricostruzione delle sequenze. Pertanto, al di fuori di
quelle che possono essere motivatamente agganciabili all’inizio
(per ragioni storiche) ed alla fine della produzione (per ragioni
iconografiche ed epigrafiche) 16 , le emissioni tarentine del periodo,
attendono ancora un inquadramento cronologico più convincente.
Va, comunque segnalato, circostanza messa in evidenza già
da Evans, che la presenza, su alcuni esemplari del periodo (cat.
nn. 1-3), dell’elefante va certamente collegata all’arrivo di Pirro
in Italia Meridionale, momento in cui tale animale fu utilizzato
a supporto dell’esercito cartaginese contro Roma ; pertanto ap Fig. 3 – La brocca non pertinente al ri
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pare ovvio che tali emissioni siano da collocare negli anni della trovamento.
presenza di questo condottiero in loco.
Ancora, per quel che riguarda l’ultimo periodo di produzione, che coincide con l’occupazione
annibalica della città (212-209 a.C.), si registra una condivisione di pareri sull’attribuzione, propo
sta sempre da Evans, di due serie molto particolari per le loro specificità ponderali ed iconografi
che 18 . Tale ipotesi trovò successiva conferma dal reperimento a Taranto, nel 1908, di un tesoretto
monetale, in cui tali monete erano in associazione con esemplari metapontini (dello stesso peso)
e cartaginesi . La particolarità di questo materiale consiste nella presenza, da una parte, dei tipi
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cavaliere-delfiniere, tipici di quasi tutta la monetazione tarentina, ma attestati solo sugli esemplari
più pesanti: i nòmoi. Dall’altra, si riscontra che, in questo caso, tali immagini vengono utilizzate non
sui nòmoi ma su valute con pesi oscillanti fra grammi 3, 2 e 3, 9, per la prima serie e grammi 1, 6
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e 1, 7 per la seconda . Tale circostanza è stata motivata dalla situazione di emergenza verificatasi a
Tarentum, durante l’occupazione annibalica, e sulla conseguente necessità di realizzare un tipo di
valuta per le truppe annibaliche che fosse conforme agli standard punici 21 . Pertanto gli esemplari
tarentini in questione, sebbene presentassero elementi tipologici ed epigrafici tipicamente greci,
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dovevano essere considerati ½ e ¼ di shekel, cioè la valuta tipica cartaginese . Inoltre, è plausibile
a
il TESorETTo rinvEnuTo muro TEnEnTE G. Libero Mangieri

