Page 132 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
P. 132

132                                      Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia     CONTRIBUTI
                                                                                                  –

                                                        Tavola III

           Monogrammi                      Scioglimento proposto         Riferimento al numero di catalogo
           F                               ΑY o ΑΛ                       131-135
           C                               ΑΝ                            263
           D                               ΑP                            11, 136-145, 276-279
           J                               DΡΑG                          264
           L                               ΕG o GΕ                       198-205
           S                               HΡΑ                           246-252, 264
           V                               Μ [Σ]Υ                        276-279
           Z                               ΤΥΩ                           253-260


               Com’è  possibile  costatare  dalle  precedenti  tavole,    la  tipologia  cavaliere  –  delfiniere,  tipica
                                                                                13
          della monetazione tarentina fin dalla seconda metà del V sec. a.C. , è accompagnata da firme di
          magistrati, sigle e monogrammi in cui sono, probabilmente, da riconoscere maestri incisori, oltre
                                                             14
          da immagini che sono ispirate al senso religioso , ma anche ad avvenimenti storici.
                                                                                                   Tali elementi
          indicano, senz’ombra di dubbio, che nel periodo in esame la zecca di Tarentum fu molto attiva.
               Va anche osservato che, sebbene per la monetazione tarentina di standard ridotto sia stato elabo ­
          rato uno schema cronologico suddiviso in quattro periodi (VII-X), risulta arduo poter individuare delle
          convincenti sequenze cronologiche, in assenza di un quadro di ricostruzione dei conî. Indubbiamente
          nelle sequenze realizzate da Evans vi sono esemplari che posso    ­
          no essere considerati cronologicamente vicini, grazie ad elementi
          stilistici ed epigrafici ricorrenti, ma altrettanto vera è la considera ­
          zione che il periodo in questione, dal punto di vista numismatico,
                                 15
          è breve, 60 anni circa , arco temporale in cui è possibile che vi
          siano state sospensioni e riprese di elementi epigrafici e iconogra ­
          fici presenti su più gruppi, circostanza che può essere evidenziata
          attraverso la ricostruzione delle sequenze. Pertanto, al di fuori di
          quelle che possono essere motivatamente agganciabili all’inizio
          (per ragioni storiche) ed alla fine della produzione (per ragioni
          iconografiche ed epigrafiche) 16    , le emissioni tarentine del periodo,
          attendono ancora un inquadramento cronologico più convincente.
               Va, comunque segnalato, circostanza messa in evidenza già
          da Evans, che la presenza, su alcuni esemplari del periodo (cat.
          nn.   1-3), dell’elefante va certamente collegata all’arrivo di Pirro

          in Italia Meridionale, momento in cui  tale animale fu utilizzato
          a supporto dell’esercito cartaginese contro Roma ; pertanto ap    ­   Fig.   3 – La brocca non pertinente al ri­
                                                             17

          pare ovvio che tali emissioni siano da collocare negli anni della     trovamento.
          presenza di questo condottiero in loco.
               Ancora, per quel che riguarda l’ultimo periodo di produzione, che coincide con l’occupazione
          annibalica della città (212-209 a.C.), si registra una condivisione di pareri sull’attribuzione, propo­
          sta sempre da Evans, di due serie molto particolari per le loro specificità ponderali ed iconografi­
          che 18   . Tale ipotesi trovò successiva conferma dal reperimento a Taranto, nel 1908, di un tesoretto
          monetale, in cui tali monete erano in associazione con esemplari metapontini (dello stesso peso)
          e cartaginesi . La particolarità di questo materiale consiste nella presenza, da una parte, dei tipi
                       19
          cavaliere-delfiniere, tipici di quasi tutta la monetazione tarentina, ma attestati solo sugli esemplari
          più pesanti: i nòmoi. Dall’altra, si riscontra che, in questo caso, tali immagini vengono utilizzate non
          sui nòmoi ma su valute con pesi oscillanti fra grammi 3, 2 e 3, 9, per la prima serie e grammi 1, 6

                                20
          e 1,   7 per la seconda . Tale circostanza è stata motivata dalla situazione di emergenza verificatasi a
          Tarentum, durante l’occupazione annibalica, e sulla conseguente necessità di realizzare un tipo di
          valuta per le truppe annibaliche che fosse conforme agli standard punici     21    . Pertanto gli esemplari
          tarentini in questione, sebbene presentassero elementi tipologici ed epigrafici tipicamente greci,
                                                                                          22
          dovevano essere considerati ½ e ¼ di shekel, cioè la valuta tipica cartaginese . Inoltre, è plausibile


                                a
              il TESorETTo   rinvEnuTo     muro TEnEnTE                                      G. Libero Mangieri
   127   128   129   130   131   132   133   134   135   136   137