Page 133 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
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Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia CONTRIBUTI 133
anche collocare poco prima del 212 a.C. altri esemplari (cat. nn. 246-279) che stilisticamente si av
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vicinano ad alcuni di quest’ultimo periodo .
Va, inoltre, segnalato che nel 1969 il gruzzolo fu accomunato ad un recipiente ceramico (fig.
3) ostentato nel volume sul convegno di Taranto (fig. 4) ed accreditato come il contenitore dello
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stesso. In realtà tale vaso non è pertinente al nostro gruzzolo: infatti, al momento del rinvenimento
non fu recuperato alcun contenitore .
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Prima di accennare alla possibile data di occultamento, va chiarita la tipologia di questo gruzzo
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lo. In genere i tesoretti si suddividono in tre categorie: di emergenza, di risparmio o da borsellino .
Fig. 4 – Il recipiente visibile sulla foto fu associato alle monete
in Atti del Convegno di Taranto 1969, ma non fu ritrovato con
il tesoretto.
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La notevole quantità di monete rinvenute, fra l’altro tutte in ottime condizioni , permette di ipotiz
zare che il gruzzolo fosse di proprietà di un agiato cittadino, oppure costituisse la disponibilità di
cassa per uso militare, erariale o santuariale. Purtroppo, non essendo stata indagata la zona dove
esso fu rinvenuto, non si può risalire al tipo di struttura dove era stato occultato e conseguentemen
te ogni ipotesi resta necessariamente nel vago.
Per quel che riguarda la determinazione della data di occultamento, nel tesoretto sono presenti,
com’è stato già accennato, esemplari relativi alla primissima fase di riduzione ponderale (cat. 1-3),
ed altri che verosimilmente vennero emessi poco prima della conquista di Tarentum da parte di
Annibale (cat. 246-279) . Inoltre, grazie all’analisi comparativa di altri tesoretti del periodo in que
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stione, rinvenuti nel Salento , si può asserire quanto segue:
a) le monete tarentine precedenti la riforma sono praticamente assenti ;
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b) il materiale, coniato nella prima fase del nuovo standard ponderale, circola ed è presente
fino alla fine della produzione;
c) in questi gruzzoli non sono presenti esemplari del X periodo.
Ancora, relativamente al punto c) va segnalato che l’unico tesoretto contenente tali monete, ricor
dato precedentemente, era composto da 114 monete, di cui 96 tarentine (94 ½ shekel e 2 ¼ di shekel),
12 metapontine (10 ½ shekel e 2 ¼ shekel) e 6 puniche (1 ½ shekel e 5 ¼ shekel) . Dal momento
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che, come è stato già detto, tali emissioni erano destinate alle milizie puniche, va da sé che questa
valuta doveva certamente appartenere ad un soldato cartaginese che occultò il suo ricco bottino e
che verosimilmente non sopravvisse alla riconquista della polis . Appare anche logico ritenere che
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queste emissioni fossero poco apprezzate in ambienti esterni alla polis, non controllati da Annibale,
e pertanto sembra ovvia l’assenza di questi esemplari, sia nei tesoretti che nei rinvenimenti sporadici
del territorio, considerato il brevissimo arco di produzione, la scarsa quantità di emissioni realizzate
ed anche la circostanza che Roma, dopo la riconquista di Tarentum, chiuse la zecca imponendo la sua
valuta, il denario, che era in produzione già da qualche anno . Con tale ultima decisione, contraria
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mente a quanto accaduto, in circostanze analoghe , subito dopo la sconfitta di Pirro, Roma decretò il
definitivo inglobamento nella Repubblica della polis più importante della Magna Grecia.
Infine, ritornando al tesoretto in esame, va considerato che nel 213 a.C. Annibale, in attesa di
occupare Tarentum stazionò per circa un anno nel Salento, pertanto è possibile che, poco prima
dell’intervento del generale punico e delle sue truppe, il possessore del tesoretto provvide ad occul
tarlo, per impedire che le milizie puniche glielo sottraessero, senza però riuscire più a recuperarlo .
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