Page 135 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
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         Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia     CONTRIBUTI                                 135



         TaliErcio   mEnSiTiEri   m. 1989, La riduzione ponderale in Magna Grecia e, in particolare, gli stateri
                                                     “DArch” s. 3, 7/2, pp. 31-52.
         ridotti di Heraclea, di Thurii e di Crotone,


         vlaSTo   m.P. 1909, On a Recent Find of Coins Struck During the Hannibalic Occupation at Taren­
         tum, “Numismatic Chronicle” s. IV, vol. IX, pp. 1-11 (dell’estratto).
                      P

         WuillEumiEr     . 1987, Taranto dalle origini alla conquista romana, Martina Franca (traduzione dell’o ­
         riginale francese: Tarente des origines à la conquite romaine, Parigi 1939).






                                                         NOTE

         1  Rinvio alle appassionate pagine di Tommaso Mola, in questa stessa sede, la narrazione non solo del rinvenimento, ma
         anche del clima che si respirava in loco in quegli anni.

         2  Non si sa quanto tempo i militari trattennero il tesoretto né quando venne consegnato.

         3  lo PorTo 1970, p. 262.

         4  Sebbene l’utilizzo dell’espressione “oltre 300” sia approssimativa, non può assolutamente indicare una cifra che si av ­
         vicina a 400. Desta, comunque, stupore la circostanza che le monete non furono contate con precisione e che, pertanto,


         non venne accertato il numero esatto.
          Acronimo per “Museo Nazionale Archeologico di Taranto”.

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         6  Ringrazio i militi della Benemerita per la ricerca effettuata nel loro archivio.
         7  Secondo solo a quello rinvenuto a Taranto nel 1883, per il quale si v.   libEro mangiEri 2012.



         8  La riduzione ponderale è stata ipotizzata da EvanS 1889. Sulla questione, relativamente alla zecca di Tarentum, si rinvia,
         da ultimo, a libEro   mangiEri 2012, p. 192 e ss. , con bibliografia precedente. Si vedano anche libEro   mangiEri 2013a
         e libEro   mangiEri 2013b. Sulle officine magnogreche del periodo si rinvia a TaliErcio   mEnSiTiEri 1989, su quelle della

         Sicilia si v.   canTilEna 1989.
         9  Sull’ identificazione del delfiniere con Taras, oltre al dibattito precedente, si v.   carroccio 2011.


         10  Nel catalogo è stato utilizzato il termine “laureato”.

         11  Nel catalogo è stato utilizzato anche il verbo “incoronare”.

         12  Nel catalogo è stato utilizzato il termine “elmato”.

         13  Historia Numorum 2001, p. 108,   FiSchEr boSSErT 2001, gruppo XI (450-440 a.C.).

         14  Sull’argomento iconografico, relativo alla zecca di Tarentum, si rinvia a carroccio 2012 con ampia precedente bib­
         liografia.

         15  EvanS 1889 ipotizzò una sospensione della produzione monetale tarentina fra il 228 a.C. (IX periodo) ed il 212 a.C.

         (X periodo), che venne sostanzialmente accolta da quanti si interessarono all’argomento. Recentemente chi scrive ha

         avanzato delle perplessità sulla questione: libEro   mangiEri 2012 p. 200 e ss., con bibliografia precedente.
         16  Si rinvia a libEro   mangiEri 2012, p. 200 e ss.

         17  EvanS 1889, p. 150.

         18  EvanS 1889, pp. 196-211. Sull’argomento si v.   libEro mangiEri 2012, p. 200 e ss., anche per la bibliografia precedente.


         19  Il gruzzolo fu rinvenuto nel 1908 e venne studiato ed edito da vlaSTo 1909. Si v. anche robinSon 1964, p. 50 e IGCH

         16. Il materiale risulta per lo più disperso.
         20  Historia Numorum 2001, p. 106.


         21  libEro   mangiEri 2012, p. 200 e ss.

         22  ravEl 1909, p. 7; Historia Numorum 2001, p. 106.
         23  libEro   mangiEri 2012, p. 206 e ss.

         24   lo PorTo 1970, tav. LII.

         25  Come da testimonianza verbale di T. Mola. Il vasetto fu utilizzato per la mostra del 1969, come contenitore ipotetico
         del gruzzolo. Va, comunque, evidenziato che la notevole quantità di monete del nostro ripostiglio doveva necessaria­
         mente essere custodita in un recipiente, probabilmente ceramico, che evidentemente venne completamente frantumato,

         considerate le modalità del rinvenimento, per le quali si rinvia al già citato contributo di T. Mola, in questa stessa sede.

         26  Per la classificazione dei vari tipi di tesoretti, in rapporto al loro utilizzo, si v.   griErSon 1984 p. 192 e ss. (in cui si
         riprendono, sintetizzandoli, studi precedenti dello stesso autore) e da ultimo canTilEna 2008, p. 100 e ss.

         27  Tale circostanza contribuisce a far ritenere che il gruzzolo dovesse essere protetto da un contenitore, altrimenti il
         materiale, al contatto con la nuda terra, avrebbe certamente presentato tracce di consunzione.

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            il TESorETTo   rinvEnuTo     muro TEnEnTE                                       G. Libero Mangieri
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