Page 140 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
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140                                      Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia     CONTRIBUTI
                                                                                                  –

                                                                               Fig.   3 – laTiano, Campo di lavoro 1970,
                                                                               organizzato dal Centro di Animazione
                                                                               Culturale di Latiano, in collaborazione
                                                                               col Movimento Cristiano per la pace.
                                                                               Volontari al lavoro per il diserbamento
                                                                               della muraglia della necropoli messapica
                                                                               di Muro Tenente. Su gentile concessione
                                                                               del fotoreporter Crocifisso Turrisi.
































               Ci aspettavamo una squadra di tecnici e un formale atto di fermo dei lavori in corso. Ci ri­
          trovavamo, invece, soli e impotenti, di fronte allo scempio. Delusi in cuor nostro, ci mettemmo a
          disposizione del gentile inviato del Soprintendente. Ci spiegò che il prof. Felice Lo Porto era un
          grande esperto di archeologia preistorica e perciò teneva molto a quei siti, ai quali destinava  gran
          parte delle risorse finanziarie disponibili. Per quell’anno i programmi di scavo erano stati avviati e,
          pertanto, non vi erano maestranze disponibili per Muro Tenente. Ci chiese, perciò, di fare noi, che

          eravamo giovani,   quello che avrebbero fatto i tecnici della Soprintendenza, se vi fosse stata la loro
          presenza, cioè, controllare assiduamente i lavori degli operai e riferire a lui che, a sua volta, avreb ­
          be informato i suoi Superiori. In tutto il fondo era rimasto un solo albero. Il sig.   Tanzarella si mise
          lì sotto per ripararsi dai raggi cocenti del solleone, rimanendo a nostra disposizione per eventuali
          necessità.
               Ci mettemmo subito al lavoro (figg. 3-6). Formammo delle squadre, con il compito di sorveglia­
          re a distanza tutto quello che gli operai facevano. La situazione sembrò volgere al meglio. Sicura­
          mente per la nostra presenza. Forse anche per le notizie apparse sulla stampa locale e per l’allarme
          pubblico che ne era seguito.   Tuttavia, nei giorni successivi, accadde un fatto sconcertante, che si
          ripeté  puntualmente altre volte.  La sera, quando gli operai lasciavano il lavoro, noi pure rientrava­
          mo a casa. Stanchi, ma soddisfatti. Nulla avrebbe potuto destarci preoccupazione.       All’indomani
          mattina, invece, la sorpresa. Una o più tombe a sarcofago erano state profanate.     Terra ammassata
          intorno. Un foro circolare nel lastrone di carparo, appena sufficiente perché potesse penetrarci un
          persona smilza. All’interno, niente di niente. Stupiti, ci chiedevamo chi mai avesse potuto fare quel
          lavoro, con tanta matematica precisione e tempestività. Non potendo essere indovini, i tombaroli
          agivano  per mezzo di particolari congegni elettronici? A fare quel lavoro potevano essere gli stessi
          operai che noi controllavamo durante il giorno? Ritornare dopo una faticosa giornata,     cercare alla
          cieca in un’area così ampia, scavare, rompere il macigno, rimuovere la terra all’interno dell’avello,
          asportare con cura il corredo funebre, oggetto per oggetto, senza rompere nulla. Il tutto, in poche
          ore e  al buio. No, non era possibile!


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