Page 144 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
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144                                      Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia     CONTRIBUTI
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               Compresi allora che le storie ascoltate da bambino non erano state  solo fantasie. Le occhiature
          erano esistite veramente. E che veramente, più di qualcuno, dalla necropoli di Muro Tenente, aveva
          fatto fortuna.
               Nei giorni seguenti, la stampa locale parlò diffusamente del nostro tesoretto. Da quella linfa
          trassero forza e vigore i nostri progetti verso la città e crebbe l’impegno della Pro Loco e del Centro
          di Animazione Culturale per Muro Tenente.
               A ottobre di quell’anno arrivò la grande notizia. Il Soprintendente, prof. Felice Lo Porto, aveva
          deciso di dedicare  al Tesoretto di Muro Tenente il convegno che l’Ente organizzava annualmente.
          Fummo invitati e orgogliosamente vi partecipammo, accanto a studiosi e ad altre Autorità.
               Fu in occasione di quel meeting che, per la prima volta, potei ammirare lo splendore delle no­
          stre monete (fig. 7). Erano state ripulite, lucidate, rimesse a nuovo. Brillavano come  sole nella teca
          che era stata collocata in primissimo piano nel salone di ingresso del Museo di Taranto. Copiose e
          splendenti, fuoriuscivano dalla bocca di una trozzella, posata riversa sulla pancia.
               Nei mesi successivi, ci demmo molto da fare per fare conoscere alle Scuole del territorio l’ec­
          cezionale trofeo. Accompagnammo di persona le frotte di studenti e insegnanti interessati.
               Poi, non fu più possibile rivederle. Ci dissero che le avevano rubate. Restai atterrito. In realtà,
          sapemmo più tardi, che c’era stato un tentativo di furto con scasso. Per sicurezza, erano state con  ­
          servate in altro luogo non pubblico della Soprintendenza.
               Forti di quei successi, chiedemmo al prof. Lo Porto che si adottassero gli atti formali per il vin­
          colo dell’area di Muro Tenente, per la sua recinzione e per l’avvio di scavi sistematici, coinvolgendo

          anche   Italia Nostra, il Lyons Club e il Movimento Cristiano per la Pace ed infine  chiamammo in
          causa il Comune, l’APT. Finalmente, l’anno seguente il Soprintendente affidò al Centro di Anima­
          zione Culturale, garante Italia Nostra, l’avvio degli scavi. Nell’estate del 1970, ebbe luogo il primo
          campo internazionale di lavoro per Muro Tenente e, con esso, il primo intervento alla luce del sole
          per fare riemergere l’antica civiltà messapica. Con quella inusuale iniziativa non volevamo sostituirci
          alle Autorità preposte alla salvaguardia dei beni archeologici.    Solo, tenere viva nell’opinione pub­

          blica e nelle Istituzioni la realtà di un sito che ritenevamo importante e che apparteneva alla nostra
          storia. Il successo fu strepitoso e l’esperimento dei campi di lavoro lo replicammo negli anni che
          seguirono. Giunsero a Latiano giovani volontari italiani e stranieri e, persino, un americano. Con
          essi ripulimmo e mettemmo in bella mostra alcune delle tombe che erano state violate e abbando­
          nate dai tombaroli. Scoprimmo e mettemmo in luce un tratto di una antica strada lastricata, ubicata
          tra due agglomerati di sepolture a cassa, sulla destra e sulla sinistra.
               A testimonianza di quegli eventi, ho rintracciato copia de “Il Meridionale”, diretto dal compian­
          to Avv.   Alberto  Margherita, rispettivamente del 9 ottobre 1969 e dell’8 ottobre 1970. Documentano
          inconfutabilmente i risultati di quella impresa (fig. 8). Ancora di più, i nostri sogni, in parte realizzati































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          Fig.       – muSEo archEologico nazionalE Di TaranTo. TESorETTo Di muro TEnEnTE, nòmos in argento (Vetrine Taranto, I.1, cat. 1).

          © SBAP.
              il TESorETTo     muro   TEnEnTE   Tra   miTi     rEalTà                                    T. Mola
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