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74 Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma – CONTRIBUTI
Fig. 4 – muSEo nazionalE romano. Collezione epigrafica. Alcune delle 74 lucerne del ritrovamento. © SSbar.
ninfe della Grecia e dell’Europa orientale. Il piccolo oggetto costituiva un dono votivo di poco
costo e poco peso, facile quindi da trasportare per l’offerta alla divinità. Ma se in due casi con
tengono monete, quindi sono sicuramente ascrivibili alla categoria dei votivi, in ben sei casi
contengono defixiones, così da collocarle nella categoria delle c.d. “Lampenzauber”, o lucerne
magiche, ampiamente citate sia nei Papiri Magici, che dagli autori di età imperiale come Apu
leio. In entrambi i casi le lucerne venivano utilizzate sia spente che accese ed è inutile sottoli
neare quale parte potesse avere il fuoco nei sortilegi amorosi dove la fiamma indicava l’amore
che bruciava realmente l’innamorato o veniva semplicemente intesa come forza distruttiva.
Va inoltre sottolineata l’importanza della notte nei riti magici: è quello il momento più
adatto per evocare le forze dell’Ade o per trasmettere il sogno nell’amato. Nei Papiri Magici si
insiste molto sulle pratiche di divinazione, e sui sortilegi per i quali le lucerne, mai rosse (come
le nostre che sono prevalentemente di argilla chiara e depurata), con uno stoppino nuovo e
imbevute di olio puro, erano strumento fondamentale. In Apuleio questi piccoli oggetti, assu
mono valenze varie: sono utilizzate per preannunciare la pioggia o per trasformarsi in gufo.
Non bisogna poi trascurare il fatto che i sortilegi dei maghi si compivano di notte e che
il bosco sacro di Anna Perenna (l’attuale collina dei Monti Parioli) fosse allora un luogo buio
e fuori dalla città. Oltre alle sei lucerne con defixiones, altre lamine di maledizione sono state
trovate all’interno della cisterna, per un totale di 26 lamine, delle quali 20 in piombo e 2 di
rame intere, 4 frammentarie di piombo. Le defixiones della fontana di Anna Perenna sono un
ritrovamento eccezionale per numero e contesto. Era dal Settecento che a Roma non se ne fa
ceva uno così cospicuo.
Il merito della decifrazione ormai quasi completa dei testi va tutto al celebre filologo te
desco Juergen Blänsdorf, già autore della decifrazione dei testi del Santuario di Iside a Mainz,
che ha compiuto un lavoro straordinario e molto veloce di lettura delle nostre tavolette di ma
ledizione, rivelando un’umanità che si rivolgeva a questi professionisti del magico, molto varia,
sia popolare sia più colta, che chiedeva giustizia per aver subìto furti di denaro o di amore, che
implorava il demone Abraxas e le ninfe di avere giustizia di un torto e che chiedeva l’acceca
mento dell’arbitro Sura, “qui natus est de vulva maledicta”. Alle ninfe di Anna Perenna “deas
vestras” si rivolge anche un cristiano “Cristum nostrum” per avere giustizia, a prova del sincre
tismo religioso del periodo della tarda antichità. Ma alla fontana di Anna Perenna non solo le
lamine di piombo contengono testi magici, ma tutto il ritrovamento costituisce un “catalogo” di
maledizioni e invocazioni a divinità infernali e alle ninfe.
il riTrovamEnTo magico DElla FonTana anna PErEnna M. Piranomonte
Di

