Page 169 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI                                            167



            Che alle monete coniate nel periodo di tempo decorso tra la caduta dé due imperii d’Occiden-
            te e d’Oriente si fossero unite quelle battute insino a Carlo V mi sarebbe paruto un secondare
            la storia. Imperciocché questo prepotente Imperatore sconvolse così fortemente l’Europa, che
            si potrebbe dire aver egli dato incominciamento ad un’era novella. Di fatti la maggior parte
            delle zecche che lavorarono nel suo vasto impero presero a dare nuove forme e nuovi tipi alle
            monete; di più: circa suoi tempi vecchie repubbliche cessarono, nuove dinastie salirono al
            potere. Vero è che questi mutamenti né accaddero da pertutto, né tutti avvennero ad un tem-
            po, talché non si avrebbe una linea precisa che ovunque dividesse nettamente le età di mezzo
            dalle moderne. Pure non sarebbe molto difficile cosa, comeché non breve, il tracciarla; ed io
            me ne astengo perché uscirei dai confini che mi sono imposto”.
                  A questo punto, prima di passare alla spiegazione delle scelte operate per la divisione
            geografica, Lopez chiarisce che cosa intende per monete e che cosa invece per medaglie, dal
            momento che il suo predecessore aveva adottato il criterio di tenerle distinte (cosa non scon-
            tata, dal momento che si allude ad alcuni studiosi moderni di opposto parere). Pertanto dice
            che “(le monete) rappresentano il valore delle merci e servono alla contrattazione di esse; le
            altre sono monumenti storici che ricordano generalmente fatti celebri di principi o virtù di
            privati; le prime vengono coniate per sola autorità, le seconde anche da qualsivoglia cittadi-
            no che lo possa”.
                  Un altro problema che lo affligge è la collocazione delle “prove di zecca” e delle “fal-
            sificazioni”. Interessante le considerazioni in merito a queste ultime, utili agli studiosi per
            non cadere in errore. Si risolve a considerarle un’unica serie affermando innanzitutto che “le
            falsificazioni di monete antiche sono lavoro di moderni artefici che vollero porgere inganno
            ai nummofili; per converso quelle dei secoli di mezzo e posteriori sono contemporanee alle
            monete medesime, e valgono esse pure alla storia dei tempi e dell’arte; che se abbacinarono i
            contemporanei, in poco pregio sono tenute dai numismatici. Del resto ove avessi avuto per le
            mani falsificazioni moderne di monete dé ricordati secoli fatte siccome quelle delle antiche
            allo scopo di d’ingannare i raccoglitori, non avrei posto nessun indugio a formarne una
            serie separata, al fine eziandio di addestrare gli studiosi di questa classe di monete a saper
            distinguerle genuine dalle adulterate per non cadere nelle reti dei falsificatori, che si occu-
            parono delle più rare e pregevoli fra i quali fu noto il Becker”, celebre falsificatore di monete
            del XVIII secolo” .
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                  In apertura alla terza parte, Lopez ribadisce ancora una volta che, mentre il campo della
            numismatica antica è stato ampiamente investigato, quello della numismatica medievale vede
            finalmente al lavoro numerosi studiosi, mentre per il settore moderno non è stato intrapreso
            fino ad ora nessuno studio serio. Questo fenomeno rappresenta una vera mancanza, visto che
            le monete e medaglie del periodo compreso tra la caduta dell’Impero d’Oriente e l’età con-
            temporanea sono significative perché “alcuni particolari di esse, ed alcuni nomi di uomini,
            che non dovettero essere del volgo, ci sono noti soltanto perché li troviamo scritti sulle meda-
            glie. Oltre a ciò l’arte con la quale sono eseguite non solo supera di gran lunga il barbaro
            lavoro del medio evo, ma non teme il confronto dell’antica; anzi un celebre italiano ebbe a
            dire che gli antichi non furono mai sì ben serviti di medaglie come i moderni. Niuno ignora
            che questa specie di monumenti ebbe origine in Italia, la quale nell’epoca del risorgimento
            delle arti a tutti insegnò, da niuno apprese. Le medaglie dapprima si fondevano, poscia col
            cesello venivano ritoccate e finite. Marco da Sesto si vuole da alcuni come il primo fonditore
            di medaglie sul finire del secolo XIV; ma è certo che Vittor Pisano, e Pisanello da Verona era-
            no già saliti in fama di valenti in tale arte”.
                  Terminato questo preambolo così accurato, l’elenco degli esemplari che segue contrasta
            per la sintesi, quasi a confermare il fatto che all’autore interessi più esplicitare i criteri della
            classificazione che l’illustrazione del materiale stesso. Le pagine sono suddivise in colonne
            con l’indicazione dei pezzi e della collocazione all’interno dei cinque armadi del Medagliere,
            cui segue il numero dei singoli cassetti in cui sono conservati.
                  Come spesso succede, non viene invece riportata l’origine dell’acquisizione, l’apparte-
            nenza per esempio ad una precedente raccolta o informazioni relative ad eventuali apporti
            provenienti da scoperte avvenute nel corso di scavi archeologici o rinvenimenti fortuiti.



            MIChELE LOPEz (1825-1867)                                                          M.C. Burani
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