Page 217 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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UN CABINET MONÉTAIRE TARDO IMPERO E L’ARREDO DELLA SALA
DELLE MEDAGLIE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PARMA
L’educazione formale in cui era stata allevata alla severa corte asburgica la giovane
Maria Luigia, figlia primogenita dell’imperatore d’Austria Francesco I, era improntata al ne-
oclassicismo semplice e funzionale del tardo Settecento, fondato su sobrietà e compassata
eleganza. Tale rimase la propensione della Sovrana durante tutta la sua vita, come ben dimo-
stra il gusto artistico, pubblico e privato, di tutto il periodo luigino nell’ambito dei ducati di
Parma, Piacenza e Guastalla.
Una precisazione, tuttavia, sembra necessaria relativamente all’arredo mobile delle di-
verse sedi di residenza della Duchessa, laddove, per gli arredi più comuni la Corte si servì,
fin da subito, di modeste produzioni realizzate e manutenute da botteghe locali guidate da
quella di Guglielmo Drugman, figlio di una nota famiglia d’intagliatori parmensi d’origine
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fiamminga, attivi in Parma già da età borbonica . Il gusto degli ambienti luigini, così come si
evince dagli acquerelli del pittore di corte Giuseppe Naudin — degli inizi degli anni ’30 — si
caratterizza per un aspetto sobrio, se non borghese che, seppur lontano dall’horror vacui di
alcuni interni mitteleuropei di stile Biedermeier (1815-1848), ad essi s’ispira ancorché con
maggior equilibrio e soprattutto senza potersi considerare la sola espressione ornamentale
della Corte. Infatti, per quanto riguarda il mobilio “ufficiale”, d’apparato o funzionale alle
numerose istituzioni artistiche, culturali ed assistenziali promosse e sostenute dalla Sovrana,
si notano scelte diverse, spesso improntate a forme stilistiche proprie del cosiddetto stile im-
pero. Forse uno degli esempi meglio conservati di tale gusto sono le scansie, su disegno di
Nicola Bettoli ed esecuzione di Guglielmo Drugman, degli scaffali di noce (chiusi da cristalli)
che accolsero nel 1820 la Libreria De Rossi, scansie a parete impreziosite, nella fascia supe-
riore, da appliques in bronzo dorato .
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Non disponiamo di dati precisi in merito all’occasione che portò alla realizzazione
o all’arrivo in Museo dello stipo monetiere qui presentato (tavv. I-II, figg. 1-7). Grazie alle
ricerche di Cristina Burani, Serafina Pennestrì e Marco Podini nell’Archivio storico del Mu-
seo, si possono formulare, in attesa di notizie più circostanziate, solo alcune ipotesi. In un
manoscritto del 1865, a firma di Michele Lopez (direttore del Museo dal 1825 al 1867), nella
Sala delle Medaglie (l’attuale Sala ove è esposto il ciclo scultoreo veleiate), oltre a un’erma
di Maria Luigia e a un tavolo (forse una bacheca) che conteneva le oreficerie del “tesoro” di
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Parma , si trovavano gli armadi che custodivano le raccolte numismatiche. Questi, secondo
gli inventari, dovevano essere cinque, ripartiti esattamente come riportano le iscrizioni enee
in latino che, indicandone i contenuti, decoravano la specchiatura posta al di sopra delle
ante e al di sotto della cornice-cappello superiori . Tali mobili oggi sono collocati nell’attuale
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Medagliere, insieme allo stipo in questione. In ogni caso, si tratta dei medesimi armadi che,
sotto la Direzione di Giorgio Monaco (1933-1958) facevano mostra di sé nella sala n. I del
nuovo allestimento del Museo, quella che ancor oggi accoglie il visitatore. Inoltre, ne’ “Cenni
storici intorno il Reale Museo d’antichità di Parma” Lopez fa riferimento, ancorché con una
descrizione molto sommaria, ad un acconcio cassetto, in cui sono custodite le oreficerie e le
monete dal Teatro Regio, posto al centro della Sala delle Medaglie (Sala di Veleia). È probabile
che proprio nell’acconcio cassetto possa identificarsi lo stipo. In tal caso appare verosimile
che il mobile sia stato commissionato dalla Direzione del Museo o donato dalla Sovrana in
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occasione dell’acquisizione di una consistente collezione numismatica privata . Oppure, se
poniamo in connessione di consequenzialità il rinvenimento del tesoretto numismatico e di
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