Page 212 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             secolo e della prima metà del XIX, la cultura archeologica italiana, con una connotazione
             fortemente antiquaria ed estetizzante. Ogni ritratto (un profilo numismatico, ricavato da effigi
             certe ancorché non identificabili, ed imitante formule espressive e stilistiche della ritrattistica
             del tempo) doveva riprodurre le sembianze di colui che, nel suo ambito, «meglio fece avvan-
             zare d’ogn’altro la scienza nell’interpretazione delle antichità». Ed ecco, allora, Jean-François
             Champollion il giovane (1790-1832), il fondatore dell’egittologia moderna nell’opera Précis du
             système hiéroglyphique des anciens Égyptiens (1824). L’abate Luigi Lanzi (1732-1810), eminen-
             te rappresentante della più illuminata “etruscheria” settecentesca, ricordato quale autore del
             Saggio di lingua etrusca e di altre antiche d’Italia per servire alla storia de’ popoli, delle lingue
             e delle belle arti, in III tomi, del 1789. Al padre delle moderne storia dell’arte e archeologia, Jo-
             hann Joachim Winckelmann (1717-1768), nonché precursore e teorizzatore del neoclassicismo
             tedesco e poi europeo, è riconosciuto il merito di essere «principe fra quelli che presero a far
             conoscere l’importanza e la bellezza dei monumenti» del mondo greco attraverso il suo Ge-
             schichte der kunst des Altertums (1764), opera la cui sintesi concettuale «edle Einfalt und stille
             Größe» è pienamente ravvisabile nel pensiero del Lopez e nelle pitture della Sala. Infine, Ennio
             Quirino Visconti (1751-1818), è celebrato come esperto di archeologia e onore per l’Italia .
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                   In questa visione intellettuale delle magnifiche sorti e progressive dell’archeologia di
             metà Ottocento, lo Scaramuzza crea un programma decorativo che si avvale dell’esperien-
             za archeologica come di un repertorio formale. Ad esso soggiace un profondo connotato
             simbolico, evidente nel prosieguo del sistema compositivo della volta ove, su ciascun lato
             della Sala, si pongono due aperture ottagonali, incorniciate da un fregio a palmette e rap-
             presentanti festosi genietti, librati in volo e dipinti sul medesimo campo azzurro che avvolge
             l’allegoria dell’Archeologia al centro del soffitto. Ogni coppia di ottagoni è spaziata da un
             pannello rettangolare, a effetto bassorilievo, incastonato entro cornici a guilloche e rosette.
             Inoltre, ogni bassorilievo raffigura contesti archeologici relativi agli studi condotti dai quattro
             personaggi i cui ritratti sono effigiati nei medaglioni sovrastanti, mentre le due relative cop-
             pie di putti recano in mano reperti egizi, etruschi, greci e romani. Questi ultimi, che fanno
             parte il più delle volte delle collezioni museali, e sono qui riprodotti secondo un programma
             iconografico complesso ed una scelta meta-teatrale di grande effetto e densità concettuale.
                   Per completare la messa in opera della decorazione, infine, il pittore tocca il più alto
             virtuosismo pittorico della Sala mediante l’invenzione di quattro scene allegorico-narrative,
             monocrome, tutte rischiarate da una verosimile ma finta illuminazione obliqua in stretto rap-
             porto con le tre grandi finestre dell’ambiente, allo scopo di accentuare l’effetto dello sbalzo
             dei rilievi. La bravura, o forse meglio, il virtuosismo, qui sta proprio nella capacità di aver sa-
             puto riportare con sapienza le ombre e le proiezioni delle luci, studiate per sfruttare appieno
             le fonti naturali, le finestre.
                   Nel monocromo dedicato al mondo romano, «l’Archeologia sta in mezzo a due figure
             muliebri che rappresentano i principalissimi rami di codesta scienza vale a dire la Numi-
             smatica e l’Epigrafia». La scena, basata su una forte simmetria sintattica, si compone, di tre
             personaggi  allegorici,  l’Archeologia,  al  centro,  accompagnata,  ai  lati,  dalla  Numismatica  e
             dall’Epigrafia (fig. 5).
                   La prima è seduta alla destra dell’Archeologia e le porge una medaglia, presa da un cas-
             setto appoggiato sulle ginocchia, e tenuto saldo da un giovane in piedi. È interessante rilevare
             come la Numismatica segga su uno scanno dall’alto schienale, provvisto di suppedaneo, ele-
             mento “regale” che ne illustra il ruolo di disciplina-guida tra le altre. Il fatto non è secondario
             se si considera la formazione di Lopez, in primis quale numismatico. Un altro dettaglio della
             scena merita d’essere sottolineato: la Numismatica seduta reca “una tavoletta di medaglie sulle
             ginocchia”. La “tavoletta” della descrizione non sembra essere altro che la riproduzione di uno
             di quei cassetti che costituivano, già al tempo di De Lama, il primo tentativo di ordinare il me-
             dagliere (inteso non come semplice raccolta di medaglie, ma come vera e propria collezione
             numismatica) che si andava formando, mediante l’utilizzo di stipi di legno impiallacciato, a
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             doppia anta esterna e a più file di cassettini interni per il ricovero delle monete .
                   Per concludere, in definitiva, quali fini motivarono la messa in opera del programma
             decorativo della Sala delle Medaglie? Tra i più urgenti, fu certo la forte spinta enciclopedica
             a fare delle raccolte del Museo un campionario, per così dire, il più ampio possibile e con un



             LE PITTURE DELLA SALA DELLE MEDAGLIE                                                M. Cavalieri
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