Page 207 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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LE PITTURE DELLA SALA DELLE MEDAGLIE:
LE ANTICHITÀ “SICCOME FONTI DI PUBBLICA ISTRUZIONE”
Se si ripercorre, seppur per sommi capi, la storia dell’allora Ducale Museo di Antichità
di Parma, si percepisce come essa sia intrinsecamente legata al collezionismo numismatico
dei secoli XVIII e XIX. La modernità di una nascita istituzionale strettamente legata al pro-
gramma di scavi che dal 1760 fu avviato a Veleia, non significò, infatti, che i criteri alla base
della sua formazione non rispecchiassero i canoni della cultura del tempo, anche in termini
di collezionismo.
Fin dalla fondazione, monete e bronzi costituirono il maggior orgoglio del Museo e la
sua vetrina europea di maggior spicco , tanto è vero che l’acquisizione di nuovi medaglieri,
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ad arricchire quello museale, costituì una costante fino alla Direzione di Luigi Pigorini (1867-
1875) . Tale ampliamento, infatti, non si interruppe neppure nei momenti più difficili per
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l’Istituzione, quali quelli seguiti al decreto napoleonico del 21 marzo 1806 che ne cedeva
l’amministrazione al Comune di Parma, con conseguenti drastici tagli alla dotazione muse-
ale almeno fino al 1811. Ebbene, anche in tali circostanze, la Direzione di quegli anni, nella
persona di Pietro De Lama (1799-1825), non fece mancare incrementi, seppur contenuti, alla
dotazione numismatica museale.
Inoltre, non va dimenticato che i direttori che guidarono l’Istituzione dalla fine del
Settecento ad oltre l’Unità d’Italia, i primi laici dalla fondazione, erano entrambi riconosciuti
studiosi di numismatica ed epigrafia. In particolare, in quest’ultima disciplina si distinse il già
ricordato De Lama; anche gli interessi di Michele Lopez, successore di De Lama e direttore dal
1825 al 1867, furono proprio gli studi di numismatica, campo in cui guadagnò ampia reputa-
zione, riuscendo, peraltro, tra il 1825 ed il 1840, in un cospicuo arricchimento delle collezioni
del Museo, a seguito di doni, acquisizioni e sporadici ritrovamenti.
Gli anni Venti e Trenta del XIX secolo, fino al 1847, anno della morte della duchessa
Maria Luigia d’Asburgo, costituiscono il periodo di maggior sviluppo per l’Istituzione, grazie
non solo alle attenzioni della stessa Sovrana, ma anche alla dedizione ed alla frenetica attività
della Direzione, ininterrottamente tenuta da Lopez. Negli intenti del Direttore e del Governo
ducale il Museo, infatti, doveva diventare un luogo d’incontro e di studio delle antiche civiltà,
egizia, greca, etrusca e romana. In tal senso, la Duchessa ebbe il merito di seguire e finanzia-
re, attraverso l’attività di Lopez, una quantità di iniziative di scavo e di acquisto straordinarie .
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Non solo dai reperti entrati a far parte delle collezioni, ma anche dai documenti d’archivio si
percepisce la tenace insistenza con cui Lopez si riferiva ai più noti antiquari ed archeologi del
tempo, come i fratelli Sanquirico di Milano, Fossati di Roma, tal Morguier di Parigi ed il noto
archeologo August Emil Braun (segretario dell’allora Instituto di corrispondenza archeologi-
ca) , del quale si avvalse per le consulenze sulla ceramica greca ed etrusca .
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In questa fase della storia del Museo, anche gli ambienti in cui ancora esso alberga
furono oggetto di ampliamenti e soprattutto adeguamenti alle rinnovate esigenze espositive,
come ancora ricordano un’iscrizione marmorea affissa nell’attuale sala d’ingresso del Museo
e, in maniera monumentale, una seconda, inserita nella facciata interna dell’ala orientale di
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congiunzione allo scomparso fabbricato farnesiano della Cavallerizza .
Tra questi interventi, forse il più riuscito fu l’apparato decorativo della volta della Sala delle
Medaglie, opera pittorica che, a nostro parere, si pone quale chiave di lettura privilegiata del gu-
sto e delle motivazioni sottese alla formazione delle collezioni museali in epoca luigina. Infatti,
con una politica culturale all’avanguardia rispetto ad altri Stati preunitari, un decreto della Sovra-
LE PITTURE DELLA SALA DELLE MEDAGLIE M. Cavalieri

