Page 126 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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                       Tutti quegli oggetti avevano quindi uno speciale significato, per vari motivi. E gli
                  restituivano la conferma del suo operato politico per la Nazione. Primi fra tutti, i cinque
                  oggetti, di modesto valore venale, ma di preminente valore storico all’interno della raccolta:
                  il collare dell’Annunziata, simbolo di un patto con la monarchia al quale lui si era sempre
                  dichiarato sottomesso e che era stato tradito dallo stesso Re; la medaglia dell’Opera Nazio-
                  nale Maternità Infanzia, che aveva eternato la sua politica sociale e demografica, imitando
                  fedelmente i tipi e le iscrizioni di una moneta dell’optimus princeps Traiano; la medaglia
                  del Concordato con la Santa Sede, di cui lui si reputava l’esclusivo artefice, consacrata alla
                  Patria e saggiata dalla Banca d’Italia; la medaglia che incitava gli allievi della Regia Acca-
                  demia Navale di Livorno a contribuire allo slancio espansionistico dell’Italia fascista, sotto
                  l’egida del motto Per la Patria, per il Re .
                       Infine il “bastone del comando”, che gli era stato consegnato nel 1930 a Milano dalla
                  Federazione Mutilati ed Invalidi di Guerra. Uno strumento di potere che affondava le radici
                  nei monumenti ai caduti della Prima Guerra Mondiale, con le immagini che erano divenute
                  simbolo di gloria e di martirio, l’aquila romana entro corona d’alloro su labaro, il leone di
                  Venezia su libro, i rostri delle navi romane, e che lui aveva rinominato “il bastone della mia
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                  obbedienza allo spirito della vittoria e alla volontà della patria” .
                       Va notata l’assenza di molte altre onorificenze e medaglie ricevute nel corso del regime
                  fascista, ossia il resto del medagliere “storico” di Mussolini, la cui dispersione rimane difficile
                  da ricostruire . Con ogni probabilità, buona parte di esso dovette rimanere a Villa Torlonia
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                  dopo l’abbandono frettoloso della dimora da parte della moglie Rachele .
                       Manca, ad esempio, l’insegna da Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare de’ Santi
                  Maurizio e Lazzaro, con la sciarpa traforata da un proiettile nell’attentato del 1926, esibita
                  costantemente da Mussolini come parte integrante della sua immagine pubblica, insieme al
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                  collare e alla placca dell’Ordine della SS. Annunziata .












































                  fig. 1 – Archivi dei Comitati Liberazione Nazionale, b.VII, f.85. Edizione del quotidiano Avanti! del 26 aprile
                  1945. © ACS.


                  Il rItrovamento a Como. CronaCa e storIa                                           S. Pennestrì





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