Page 127 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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Notiziario PNS n. 18/2023                                                                  127


                      Un significato speciale riveste infine l’assenza totale di medaglie al valore militare, le
                 uniche convintamente esibite da Mussolini sino al suo arresto nel 1943 .
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                      Nell’edizione del 17-18 novembre 1945 del Corriere della Sera, viene pubblicata una
                 prima descrizione delle circostanze del rinvenimento da parte della “commissione di par-
                 tigiani capeggiata dal capitano Arnaldo Visco”, che insiste sul valore economico della rac-
                 colta e sulla sua reale consistenza . La cronaca del rinvenimento del “medagliere dell’ex
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                 duce (…) ritrovato nascosto nella rimessa di Villa Mantero, sotto un cumulo di calcinacci”
                 attinge ai dati forniti dalla Prefettura di Como . Al contempo, questo racconto rivela anche
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                 un riscontro più preciso con il primo inventario predisposto in Prefettura, all’atto della
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                 consegna, e il tentativo di fornire un’identificazione più attendibile dei trentadue pezzi .
                 La cronaca della consegna della preziosa raccolta al Prefetto reggente di Como riporta un
                 succinto resoconto di Ferruccio Lanfranchi, che si distingue per il risalto dato al valore eco-
                 nomico degli oggetti, evocato già dal titolo (L’oro di Mussolini . Un puntale di gagliardetto
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                 che vale molti milioni) :
                   Continuano le indagini per accertare tutte le responsabilità relative alla scomparsa di valori in-
                   gentissimi e di documenti d’interesse storico che Mussolini e i capi nazifascisti fuggitivi con lui
                   da Milano portarono seco.
                   Da tempo si conoscevano certi loschi retroscena, ma nessuno aveva preso l’iniziativa di agire
                   perchè nella vicenda erano implicate persone che ricoprivano importanti cariche pubbliche (...).
                   La responsabilità di far luce piena sui drammatici avvenimenti di cui fu teatro la provincia di
                   Como è stata assunta all’unanimità dal C.L.N., il quale ha dato mandato alle autorità competenti
                   di procedere senza ulteriori esitazioni contro chiunque.
                   Già il prefetto avv. Vincenzo Bertinelli e il questore avv. Luigi Grassi avevano raccolto ampio
                   materiale a carico d’indiziati: ora è intervenuta anche la Procura del Regno. Parecchi arresti sono
                   stati effettuati, altri sono imminenti (...). Alle indagini in corso va messo probabilmente in rela-
                   zione il fermo avvenuto a Firenze, del partigiano Pinto, fermo che però non è stato mantenuto.
                   Del colonnello Pinto, che nei giorni scorsi dell’insurrezione comandava la Piazza militare di
                   Como, si occuparono i giornali qualche mese fa, a proposito del famoso “medagliere” di Mus-
                   solini e di ventisette casse contenenti indumenti e documenti dell’ex-duce. Furono pubblicate
                   notizie frammentarie e imprecise. Noi siamo ora in grado di chiarire, sulla scorta di ineccepibili
                   testimonianze, molti punti oscuri. E lo facciamo con la coscienza di compiere un dovere. Tanto
                   più impegnativo in quanto gli elementi da noi raccolti ci consentono di dimostrare che se vi
                   furono disonesti che approfittarono della loro posizione per appropriarsi [di] valori e documenti
                   di proprietà della Nazione, non mancarono neppure – e sia detto a onore dei partigiani e dei
                   cittadini comaschi – individui disinteressati che si affrettarono a consegnare ciò che avevano
                   comunque trovato. Il valore complessivo degli oggetti ricuperati supera certamente il valore
                   presumibile dei documenti sottratti. Si tratta di un importo da calcolarsi in miliardi.
                   Ed ecco, obiettivamente, i fatti. Mussolini giunse a Como col seguito la sera del 25 aprile e si
                   recò subito in Prefettura, dove si svolse un convegno al quale prese parte anche Graziani. La
                   riunione si prolungò sino a ora inoltrata. Verso le due, Mussolini e alcuni tra i principali gerarchi
                   si trasferirono a Villa Mantero, dove passarono il rimanente della notte.. (…) Era stata requisita
                   dai Tedeschi e vi avevano soggiornato in vari periodi alte personalità nazifasciste (…). Nei giorni
                   precedenti l’insurrezione aveva ospitato anche Rachele Mussolini e i suoi due figli minori, Anna
                   Maria e Romano. (…)
                   Il 29 aprile il colonnello Pinto si presentava al prefetto nominato dal C.L.N., l’avv. Vincenzo
                   Bertinelli, del partito socialista, nobilissima figura di patriota, guidando una piccola commis-
                   sione di partigiani capeggiata dal capitano Arnaldo Visco e composta dei volontari e composta
                   dei volontari Marco Bianchi e Vincenzo Cassarino. Il Visco reggeva un pacco avvolto in carta
                   comune da imballaggio: venne sciolto e fu tutto un barbaglio d’oro e di gemme. Conteneva
                   oggetti di valore inestimabile, tra cui il Collare dell’Annunziara di Mussolini e altre decorazioni
                   preziosissime, come quella dello Scia di Persia, in oro e brillanti, nonché una collana d’ambra
                   e una di quarzo. Furono contati esattamente 31 pezzi, dei quali venne redatto un minuzioso
                   inventario. Uno di questi pezzi, sfuggito all’osservazione dei cronisti che successivamente
                   ebbero occasione di vedere l’inventario, era costituito da un puntale di bandiera a forma di


                 Il rItrovamento a Como. CronaCa e storIa                                           S. Pennestrì





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