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64 Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia – CONTRIBUTI
Il sospetto che, quanto asserito dal Lacerignola, non corrispondesse al vero indusse i militari
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della GdF a richiedere, nello stesso giorno, un mandato di perquisizione al mandamento di Fasano .
L’autorizzazione arrivò immediata e lo stesso giorno i militari Fiore Vito e Gaetano Fiorella proce-
dettero alla perquisizione del domicilio di Lacerignola, in contrada Lamorosetta, ma senza alcun
esito. L’ampliamento della perquisizione al terreno circostante permise, fortunatamente, ai militari
di rinvenire una pentola, in terracotta, sotterrata, al cui interno erano custodite ben 150 monete
d’argento. Davanti a quella prova evidente, la verità non poté più essere nascosta. Infatti, il figlio del
Lacerignola, Antonio, dichiarò che, quando il padre era stato invitato a presentarsi dal maresciallo
dei Carabinieri, si era affrettato a nascondere il gruzzolo, per paura di possibili ritorsioni giudiziarie.
Tale circostanza fu confermata da quest’ultimo, in un verbale a parte , da cui si evince non solo che
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l’occultamento era stato appunto motivato dalle possibili conseguenze giudiziarie, ma anche che
egli si era recato col gruzzolo a Brindisi da un commerciante per una stima del materiale, garanten-
do, però, che non era stato alienato alcun esemplare.
Nello stesso giorno i militari recuperarono altre nove monete, come si evince da una lettera della
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GdF al Soprintendente di Bari : il materiale evidentemente era stato donato a conoscenti del luogo.
Va segnalato, anche, che in quel tempo la sede centrale della Soprintendenza era a Bari dove appunto
confluì quest’ultimo nucleo, anche se lo stesso Soprintendente, il 12 gennaio, si affrettò a dare notizia
al direttore del Museo di Taranto, Bartoccini, dell’imminente invio delle stesse monete a Taranto ,
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cosa che avvenne in effetti cinque giorni dopo, insieme a tutta la documentazione cartacea .
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La vicenda, più strettamente monetale, fu chiusa nel gennaio del 1934, infatti alle 159 + 20 mone-
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te in argento recuperate non vi fu ulteriore aggiunta . L’incartamento successivo riguarda le vicende
umane. I militari furono elogiati ed anche premiati economicamente ed il Lacerignola fu condannato
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ad una multa ingente di ben 1200 lire, oltre alla confisca del materiale , circostanza che non mutò
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dopo la richiesta di revisione e l’appello al Duce, con richiesta di premio di rinvenimento .
Una nota di colore locale ci è fornita da un’istanza, del 21 marzo 1934, avanzata dal sig. Gar-
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giulo, “vetturino in Fasano” . Il Gargiulo affermava di aver spontaneamente consegnato una moneta
ai militari della Guardia di Finanza e collaborato anche in maniera attiva a far recuperare tutto il
tesoretto. Pertanto i suoi servigi dovevano essere ricompensati, sia perché così era stato promesso
dai militari, sia perché egli stesso era al momento disoccupato e pertanto aveva necessità di entrate.
L’istanza, inviata al Ministro e sottoposta all’attenzione del Bartoccini e del Soprintendente oltre
che dei militari , ebbe esito negativo dal momento che, secondo il Soprintendente ed il direttore
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del Museo di Taranto, il Gargiulo non aveva diritto a nulla perché che aveva solo ottemperato al
proprio dovere civico.
Documenti d’Archivio
Documento 1
25.11.1933
Dal maresciallo Saverio Grasso della Stazione dei Carabinieri Reali di Fasano alla Sovrintendenza
Monumenti e Scavi – Taranto.
Segnalazione del rinvenimento di un contenitore ceramico con un numero imprecisabile di monete
in c.da Signora Cecca, verso la stazione ferroviaria, da parte del contadino Lacerignola Vito, pro-
prietario del fondo. Le monete vennero cedute a persone del luogo e successivamente recuperate,
in numero di 20, dai Carabinieri.
Documento 2
28.11.1933
Dal Direttore del Museo Archeologico di Taranto, Bartoccini, al Comando della Stazione dei Reali
Carabinieri di Fasano.
Il Direttore Bartoccini prende atto della cortese comunicazione del reperimento del tesoretto, sulla
cui circostanza era già stato informato ed invita il Comando ad indagare su tal Modugno capostazio-
ne di Bari, il quale, secondo informazioni ricevute doveva essere in possesso di parte del materiale.
Inoltre, invita il Comando ad un celere invio del materiale a Taranto.
Il tesoretto rInvenuto a Fasano nel 1933 G. Libero Mangieri

