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38 Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia – CONTRIBUTI
La datazione del pezzo, compresa in un periodo di poco
successivo alla prima metà del XII secolo, lo inserisce in un con
testo di storia numismatica abbastanza complesso su cui solo
recentemente alcuni studiosi hanno proposto una lettura convin
cente . L’importanza del ritrovamento suggerisce di ripercorrere
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brevemente le linee principali del quadro numismatico coevo per
comprendere meglio il ruolo di questa moneta e delle successive
negli scavi archeologici di Gemona.
Il sistema monetario imposto ai domini europei dai regnanti
carolingi a partire dall’VIII secolo prevedeva un sistema di conto
basato sulla libra da 12 soldi e 240 denari con un’unica mone
ta coniata (denaro) spendibile in ogni parte dell’Impero con lo
stesso potere d’acquisto; il sistema iniziò ad incrinarsi alla metà
Fig. 3 – SoPrinTEnDEnza PEr bEni ar
i
chEologici DEl Friuli vEnEzia giulia, DE- del X secolo quando alcune zecche iniziarono a produrre monete
PoSiTi. Denaro enriciano (D/) in argento contenenti una minor quantità d’argento rispetto a quella stabi
della zecca di Venezia, prima metà XII lita. Mentre fino ad allora i documenti testimoniano indicazioni
sec. circa. © SBAFVG. monetali generiche, da quel momento cominciò ad essere anno
tata negli atti notarili la specificazione della zecca d’origine delle
monete in uso nel contratto: evidentemente a fronte delle alterazioni monetali si rendeva necessario
preservare il valore della transizione economica registrata per fare salvi i crediti. Nel Friuli di X se
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colo la moneta di riferimento ufficiale , così come nel resto del Triveneto, era con ogni probabilità
il denaro ‘imperiale’ di Verona, di buon peso e di buon intrinseco al pari delle emissioni milanesi
e pavesi.
La moneta veneziana, invece, fu oggetto di una svalutazione che – a parità di valore nomina
le – le assegnò un valore intrinseco sensibilmente inferiore. Grazie a questa caratteristica perciò,
come confermato dai dati di rinvenimento archeologico locali, le emissioni veneziane circolavano
abbondantemente nel Friuli del X secolo. La svalutazione nell’intrinseco dei propri denari procurava
ovviamente alla zecca un considerevole guadagno e così a fine XI secolo anche altre zecche (prin
cipalmente Verona) svalutarono la loro moneta . Si avviò così una sorta di “corsa alla svalutazione”
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tra le due zecche di Venezia e Verona che progressivamente emisero denari sempre più impoveriti
d’argento, con lo scopo di conquistare il mercato.
Questa situazione portò all’integrazione delle due monetazioni e perdurò fino a che la Repub
blica di Venezia dette l’avvio (1094?) ad una nuova monetazione che previde proprio l’emissione
di denari con al dritto una croce e la legenda ENRICVS e la testa di San Marco al rovescio . La
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produzione venne interrotta, come abbiamo già avuto modo di dire, negli anni ’60 del secolo XII.
I rinvenimenti friulani di denari di questo tipo sono noti da Basiliano (UD), Buttrio (UD), Cesclàns
di Cavazzo Carnico (UD), Cividale del Friuli (UD), Rive d’Arcano (UD), San Daniele del Friuli (UD),
Venzone (UD), Vito D’Asio (PN) e dalla Valle del fiume Bût (regione della Carnia) .
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La presenza nella cripta di San Michele a Gemona di un denaro enriciano di Venezia proprio
di questo tipo rappresenta perciò un primo importante tassello a testimonianza del fatto che la
cittadina prese parte - già nel XII secolo – al flusso di traffici lungo la direttrice nord-sud che
percorreva la regione e che coinvolgeva percorsi e centri di insediamento di sicura importanza
mercantile.
Nella seconda metà del XII secolo avvenne l’ingresso in Friuli di consistenti quantità di dena
ri di buon argento emessi dalle vicine zecche della Carinzia (soprattutto Friesach) : essi, a causa
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di un rapporto di cambio favorevole rispetto alla moneta veneta, ebbero grande diffusione tanto
che gli stessi Patriarchi aquileiesi presero a coniare moneta sul piede frisacense. I sistemi di conto,
veneto ed austro/tedesco, erano integrati in Friuli ed i nominali godevano di rapporti di cambio
fissi tra loro. Verona poco prima del 1185 emise una moneta che ebbe molta fortuna e diffusione e
che è presente nell’ossario gemonese: il denaro cruciatus (cat. 2). Il nome comune assegnato alla
moneta trova spiegazione nella sua tipologia: una lunga croce sia al dritto che al rovescio divideva
un cerchio lineare e la parte epigrafica. Questa prima diffusione di moneta veronese nell’area friu
lana (esemplari simili sono molto comuni per questo periodo) trovò successo grazie al fatto che,
rispetto alla concorrente moneta veneziana, il cruciatus godeva di un rapporto di cambio privile
Di
rinvEnimEnTi numiSmaTici Dal Duomo gEmona DEl Friuli L. Passera

