Page 98 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
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98                                       Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’   – CONTRIBUTI


               Per lungo tempo le monete di questi sovrani, denominate “greco-battriane” e “indo-greche” (le
          prime destinate a circolare nelle ex satrapie di Battriana, Margiana e Sogdiana, le seconde emesse
          a meridione, per popolazioni di cultura e lingua indiana), costituirono quasi l’unica testimonianza
          di una civiltà poco documentata nelle fonti classiche – ultimo avamposto della cultura ellenistica
          in Asia – e della presenza, dell’arte e del gusto ellenistici in queste regioni tanto lontane dal Me­
          diterraneo. Ancora oggi, accantonata definitivamente la questione del “miraggio” di un’arte greco­
          battriana,   grazie alle scoperte della colonia greca di Ai Khanum nell’Afghanistan settentrionale e di
          altri siti correlati, che hanno permesso una lettura abbastanza approfondita dei fenomeni culturali
          e artistici della Battriana e del Nord-Ovest del subcontinente indiano nei secoli precedenti l’era
          cristiana, queste monete rappresentano uno dei più validi supporti per la ricostruzione storica dei
          regni greci in queste aree, fornendo tra l’altro testimonianza di ritrattistica regale, di costumi e attri ­
          buti che integrano le notizie provenienti dagli scavi archeologici e dalle fonti epigrafiche. Esse sono
          nondimeno testimonianza estremamente preziosa per la comprensione dei fenomeni religiosi che
          si manifestarono in questi territori e delle dinamiche di adattamento della cultura greca alle culture
          locali, poiché attraverso la lettura delle varie immagini di divinità raffigurate sulle monete, poste
          in sequenza cronologica, è possibile non solo ricostruire la fisionomia del pantheon dei Greci di
          Battriana e di India e dei loro successori, ma anche valutare gli sviluppi di certi motivi figurativi e la
          conseguente evoluzione delle credenze religiose.    Attraverso lo studio delle immagini delle divinità
          greche rappresentate si può infatti tentare di stabilire una successione dei vari modelli iconografici
          che progressivamente vengono adattati alla esigenze cultuali del luogo, conducendo in qualche
          caso a una vera e propria assimilazione di divinità classiche e divinità del pantheon indo-iranico,
          secondo un fenomeno di acculturazione che rappresenta forse il primo tentativo di sintesi tra la
          cultura classica e quella locale.

          Il dominio greco in Battriana e nei territori dell’antica India di Nord - Ovest

               La Battriana e i territori dell’antica India di Nord-Ovest furono per posizione geografica
          e tradizione storica, delle aree fortemente esposte ai contatti con il mondo occidentale. La
          conquista di queste regioni da parte di Alessandro tra il 329 e il 326 a.C. vi lasciò un segno
          profondo e durevole, creando le condizioni per una presenza greca stabile in queste aree, ed
          ebbe come effetto uno dei più interessanti e proficui incontri dell’antichità, quello tra il mondo
          classico e la variegata cultura di questi territori di confine, esposta a influssi e tendenze prove­
          nienti oltre che dall’India, dall’Iran e dall’Asia Centrale.

               Pochi anni dopo la morte del Macedone, le regioni orientali dell’impero achemenide caddero
          sotto il dominio seleucide, a eccezione dei territori a sud dello Hindukush, che presto erano stati
          riconquistati da Candragupta, il fondatore dell’impero indiano dei Maurya, quel tal Sandrokottos di
          cui parla Giustino nell’Epitome delle Storie Filippiche di Pompeo Trogo (XV, 4, 13).
               Nel 305 a.C. Seleuco I rivendicò il dominio di quelle regioni e si diresse contro il sovrano
          indiano. Non si hanno notizie certe sull’esito di questo scontro.    È possibile tuttavia che Seleuco

          riuscisse a riconquistare i territori indiani, accettando di cederli nuovamente a Candragupta in cam ­
          bio del dono di 500 elefanti e dopo aver stipulato un trattato di amicizia che prevedeva un’alleanza
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          matrimoniale (kēdos) e un diritto di connubio (epigamia) , probabilmente per tutelare i Greci rima­
          sti sudditi di Candragupta Maurya. L’alleanza tra i due sovrani fu ulteriormente suggellata dall’invio
          presso la corte di Candragupta di un ambasciatore greco, quel Megastene che fu l’autore degli
          Indikā, la più importante opera sull’India scritta nell’antichità, purtroppo nota solo in frammenti
          dalle citazioni di Strabone (Geografia) e Arriano di Nicomedia (Indikē).
               Circa cinquanta anni più tardi, durante la metà del III secolo a.C., Diodoto, noto alle fonti
          classiche con il nome di Theodoto, governatore della Battriana la cui autorità si estendeva anche ai
          territori della Margiana e della Sogdiana, approfittando della situazione di grave instabilità politica
          che si era creata alle frontiere orientali dell’impero con l’invasione della Partia da parte della tribù
          iranica dei Parni e del conseguente isolamento in cui si erano venute a trovare le sue regioni, si
          staccò dal regno seleucide e prese il titolo di re, rendendo i propri territori uno stato indipendente .
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          La spinta autonomistica di queste aree di frontiera e la creazione di una compagine statale autono   ­
          ma dal regno di Siria furono in questa fase storica un fenomeno quasi inevitabile e il risultato della





          la   raccolTa   numiSmaTica   DEl muSEo ‘giuSEPPE Tucci’                                  L. Giuliano
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