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98 Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ – CONTRIBUTI
Per lungo tempo le monete di questi sovrani, denominate “greco-battriane” e “indo-greche” (le
prime destinate a circolare nelle ex satrapie di Battriana, Margiana e Sogdiana, le seconde emesse
a meridione, per popolazioni di cultura e lingua indiana), costituirono quasi l’unica testimonianza
di una civiltà poco documentata nelle fonti classiche – ultimo avamposto della cultura ellenistica
in Asia – e della presenza, dell’arte e del gusto ellenistici in queste regioni tanto lontane dal Me
diterraneo. Ancora oggi, accantonata definitivamente la questione del “miraggio” di un’arte greco
battriana, grazie alle scoperte della colonia greca di Ai Khanum nell’Afghanistan settentrionale e di
altri siti correlati, che hanno permesso una lettura abbastanza approfondita dei fenomeni culturali
e artistici della Battriana e del Nord-Ovest del subcontinente indiano nei secoli precedenti l’era
cristiana, queste monete rappresentano uno dei più validi supporti per la ricostruzione storica dei
regni greci in queste aree, fornendo tra l’altro testimonianza di ritrattistica regale, di costumi e attri
buti che integrano le notizie provenienti dagli scavi archeologici e dalle fonti epigrafiche. Esse sono
nondimeno testimonianza estremamente preziosa per la comprensione dei fenomeni religiosi che
si manifestarono in questi territori e delle dinamiche di adattamento della cultura greca alle culture
locali, poiché attraverso la lettura delle varie immagini di divinità raffigurate sulle monete, poste
in sequenza cronologica, è possibile non solo ricostruire la fisionomia del pantheon dei Greci di
Battriana e di India e dei loro successori, ma anche valutare gli sviluppi di certi motivi figurativi e la
conseguente evoluzione delle credenze religiose. Attraverso lo studio delle immagini delle divinità
greche rappresentate si può infatti tentare di stabilire una successione dei vari modelli iconografici
che progressivamente vengono adattati alla esigenze cultuali del luogo, conducendo in qualche
caso a una vera e propria assimilazione di divinità classiche e divinità del pantheon indo-iranico,
secondo un fenomeno di acculturazione che rappresenta forse il primo tentativo di sintesi tra la
cultura classica e quella locale.
Il dominio greco in Battriana e nei territori dell’antica India di Nord - Ovest
La Battriana e i territori dell’antica India di Nord-Ovest furono per posizione geografica
e tradizione storica, delle aree fortemente esposte ai contatti con il mondo occidentale. La
conquista di queste regioni da parte di Alessandro tra il 329 e il 326 a.C. vi lasciò un segno
profondo e durevole, creando le condizioni per una presenza greca stabile in queste aree, ed
ebbe come effetto uno dei più interessanti e proficui incontri dell’antichità, quello tra il mondo
classico e la variegata cultura di questi territori di confine, esposta a influssi e tendenze prove
nienti oltre che dall’India, dall’Iran e dall’Asia Centrale.
Pochi anni dopo la morte del Macedone, le regioni orientali dell’impero achemenide caddero
sotto il dominio seleucide, a eccezione dei territori a sud dello Hindukush, che presto erano stati
riconquistati da Candragupta, il fondatore dell’impero indiano dei Maurya, quel tal Sandrokottos di
cui parla Giustino nell’Epitome delle Storie Filippiche di Pompeo Trogo (XV, 4, 13).
Nel 305 a.C. Seleuco I rivendicò il dominio di quelle regioni e si diresse contro il sovrano
indiano. Non si hanno notizie certe sull’esito di questo scontro. È possibile tuttavia che Seleuco
riuscisse a riconquistare i territori indiani, accettando di cederli nuovamente a Candragupta in cam
bio del dono di 500 elefanti e dopo aver stipulato un trattato di amicizia che prevedeva un’alleanza
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matrimoniale (kēdos) e un diritto di connubio (epigamia) , probabilmente per tutelare i Greci rima
sti sudditi di Candragupta Maurya. L’alleanza tra i due sovrani fu ulteriormente suggellata dall’invio
presso la corte di Candragupta di un ambasciatore greco, quel Megastene che fu l’autore degli
Indikā, la più importante opera sull’India scritta nell’antichità, purtroppo nota solo in frammenti
dalle citazioni di Strabone (Geografia) e Arriano di Nicomedia (Indikē).
Circa cinquanta anni più tardi, durante la metà del III secolo a.C., Diodoto, noto alle fonti
classiche con il nome di Theodoto, governatore della Battriana la cui autorità si estendeva anche ai
territori della Margiana e della Sogdiana, approfittando della situazione di grave instabilità politica
che si era creata alle frontiere orientali dell’impero con l’invasione della Partia da parte della tribù
iranica dei Parni e del conseguente isolamento in cui si erano venute a trovare le sue regioni, si
staccò dal regno seleucide e prese il titolo di re, rendendo i propri territori uno stato indipendente .
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La spinta autonomistica di queste aree di frontiera e la creazione di una compagine statale autono
ma dal regno di Siria furono in questa fase storica un fenomeno quasi inevitabile e il risultato della
la raccolTa numiSmaTica DEl muSEo ‘giuSEPPE Tucci’ L. Giuliano

