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Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’   – CONTRIBUTI                                   101


         dell’India, ispirandosi probabilmente alle monete emesse da Tolomeo I d’Egitto a nome di Ales        ­
         sandro IV. Sul verso dei suoi conii, insieme alla legenda greca ΒΑΣIΛΕΩΣ      / DHΜHΤΡIΟΥ, appare
         l’immagine di un Eracle giovanile, non più in riposo come sulle monete di Eutidemo, ma stante e
         nell’atto di porre una corona sul suo capo, una raffigurazione che fa supporre una ripresa dell’atti ­
         vità politica e di conquista da parte del giovane sovrano.
              Nonostante egli regnasse su ambedue i versanti dello Hindukush,   come attestato dalle fonti lettera­
         rie e numismatiche, non emise ancora, come i suoi successori, una monetazione bilingue per gli abitanti
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         di cultura e lingua indiana. È possibile, come fa notare Bopearachchi  che i domini meridionali conqui­
         stati dal sovrano fossero ancora circoscritti alle regioni di Arachosia e dei Paropamisadi,   territori che pur
         essendo rimasti sotto il controllo dei Maurya sin dall’epoca di Candragupta,   avevano tuttavia conservato
         una forte impronta ellenistica, poiché di fatto la sovranità indiana non aveva impedito ai Greci di eser ­
         citare il potere soprattutto nelle città di Alessandria di Arachosia e di Alessandria del Caucaso . Si ricor­
                                                                                                    15
         derà a questo proposito che a Kandahar lo stesso Aśoka, il fervente imperatore buddhista nipote di
         Candragupta Maurya a cui risale il primo corpus d’iscrizioni indiane, aveva giudicato necessario far
         tradurre i suoi editti in greco. Demetrio quindi poteva giustamente essere definito un conquistatore
         dell’India e fregiarsi dello scalpo di elefante, avendo riconquistato parte di quei territori che più di
         un secolo prima erano stati tolti a Seleuco da Candragupta, ma non doveva ancora aver sentito la
         necessità di crearvi una monetazione bilingue, poiché quelle regioni erano fortemente ellenizzate.
              Agatocle (185-170 a.C. ca.) e Pantaleone, i due sovrani ritenuti fratelli a causa della somiglian ­
         za dei loro ritratti monetari e per le similitudini tecniche e iconografiche che caratterizzano le loro
         emissioni , espansero il dominio dei Greci a sud dello Hindukush, giungendo nel bacino dell’Indo
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         fino al fiume Jhelam, lo Hydaspes delle fonti classiche. Nelle aree del Nord-Ovest indiano si rendeva
         necessaria a questo punto la creazione di un nuovo modello monetario che potesse adattarsi alla
         diversa situazione economica e sociale dei territori meridionali conquistati dai Greci.
              I due sovrani furono i primi ad attuare quella che può essere definita una vera e propria
         rivoluzione monetaria. Continuarono a coniare monete di modello attico, ma sui conii emessi
         per i territori meridionali in loro possesso introdussero una legenda bilingue, in greco sul rec­
         to e in pracrito sul verso, il vernacolo parlato nel Nord-Ovest del subcontinente, trascritto in
         caratteri brāhmī, la scrittura dell’India settentrionale che era stata usata per redigere gli editti
         di Aśoka. Per queste monete essi adottarono inoltre la forma quadrata delle monete punzo­
         nate indiane. L’eccezionalità delle emissioni bilingue di questi sovrani consiste inoltre nella
         scelta dei soggetti rappresentati, fortemente influenzati dalla cultura indiana: ad Ai Khanum
         sono venute alla luce sei monete in argento di Agatocle con la rappresentazione sul recto e
         sul verso di due personaggi in tutto identici, tranne che per gli attributi, interpretati l’uno come
         Saṁkarṣaṇa-Balarāma con aratro (hala) e pestello (masala) e l’altro come  Kṛṣṇa-Vāsudeva
         con ruota (cakra) e conchiglia (śaṅkha)     17    , due degli eroi venerati del clan dei Vṛṣṇi, che più

         tardi sarebbero confluiti nel culto del dio Viṣṇu. Altre monete bilingue in bronzo di Agatocle e
         Pantaleone presentano sul recto un leone simile a quelli raffigurati sulle monete di Taxila e sul
         verso l’immagine di una figura femminile che procede verso sinistra con un fiore nella mano
         destra, che per analogia con le raffigurazioni delle monete di Ai Khanum è stata interpretata
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         come Subhadrā, la sorella di Kṛṣṇa .
              Fu Apollodoto I (174-165 a.C. ca.) a perfezionare, non senza sperimentazioni , la mone­
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         tazione bilingue in greco e pracrito inaugurata da Agatocle e Pantaleone destinata a circolare
         nei territori a sud dello Hindukush. Le dracme di peso attico della monetazione greco-battriana
         contenevano 4,24 grammi di argento di buona qualità e non potevano essere integrate con le
         circolazioni preesistenti nelle regioni indiane: i kārṣāpaṇa maurya infatti pesavano da 3,33 a
         3,74 grammi e la percentuale d’argento in essi contenuta corrispondeva a circa l’80% del peso
         effettivo. Il sovrano giunse allora a creare una dracma di modello indo-greco del peso di 2,42.
         grammi, contenente una percentuale in argento molto elevata, che poteva sostituire con suc­
         cesso i 3,33 -3,74 grammi del kārṣāpaṇa      maurya a basso contenuto d’argento; egli mantenne
         inoltre la doppia legenda e introdusse, per la trascrizione della lingua pracrita sul verso delle
         monete, l’uso della scrittura kharoṣṭhī, l’alfabeto derivato dall’aramaico in tardo periodo ache­
         menide, utilizzato per le iscrizioni in queste aree orientali dell’impero.
              La distinzione fondamentale tra le monete greco-battriane basate sul modello attico e destinate





         la   raccolTa   numiSmaTica   DEl muSEo ‘giuSEPPE Tucci’                                  L. Giuliano
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