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Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’   – CONTRIBUTI                                   105


         coperto da un elmo ornato da corna e orecchie di toro, e sul verso una bellissima immagine
         dei Dioscuri lanciati al galoppo con palma e lancia come attributi. Alle emissioni bilingue, che
         indicano la conquista dei territori indiani da parte di Eucratide I, appartiene invece la dracma
         di modello indo-greco (fig. 10)  che presenta sul recto il busto del sovrano con legenda greca
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         ΒΑΣIΛΕΩΣ     ΜΕGΑΛΟΥ/ ΕΥΚΡΑΤIDΟΥ e sul verso la raffigurazione dei Dioscuri stanti armati di
         giavellotto, accompagnati dall’iscrizione in lingua pracrita e caratteri kharoṣṭhī: Rajasa maha­
         takasa / Evukratidasa,   “del gran re Eucratide”, che traduce la legenda greca sul recto. La data
         approssimativa della morte di Eucratide I, che sappiamo avvenuta per mano di suo figlio ,
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         sulla cui identità si è a lungo dibattuto , è conosciuta poiché nella tesoreria di Ai Khanum è
         stato rinvenuto un vaso con un’iscrizione economica datata all’anno 24 di un regno imprecisato,
         che Paul Bernard  ha proposto di identificare con quello di questo sovrano. È verosimile che
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         Eucratide I venisse ucciso dal figlio durante o poco dopo il 24° anno del suo regno,        probabil­
         mente verso il 145 a.C. Questa data coincide con una catastrofe documentata dallo scavo – la
         distruzione del palazzo e di altri edifici di Ai Khanum – e con il conseguente abbandono della
         città stessa da parte dei Greci, evidenziato anche dall’assenza nel sito di ritrovamenti monetari
         dei discendenti di Eucratide I, che dopo questo avvenimento si ritirarono verosimilmente a go­

         vernare nella Battriana meridionale.
              Alcuni hanno creduto di individuare nella distruzione di Ai Khanum il primo attacco al
         regno greco-battriano da parte di popolazioni centroasiatiche, di cui si fa menzione tanto nelle
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         fonti occidentali  quanto nei testi cinesi , un’invasione che sembra avere radici lontane, col­
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         legata com’è al movimento di genti dalle frontiere della Cina. Si ricorderà che già alla fine del
         III secolo a.C., secondo quanto testimoniato da Polibio (XI, 34), Eutidemo di Battriana riuscì a
         convincere il sovrano seleucide Antioco III a negoziare la pace,    ricordando l’appressarsi di tribù
         nomadi ai confini, che rappresentavano un pericolo incombente per ambedue i regni. Dopo

         circa 50 anni questa minaccia era divenuta una realtà effettiva.
              Tra i popoli che verso la metà del II secolo a.C. iniziarono a penetrare in Battriana, gli
         Yuezhi, conosciuti dagli autori classici come Tocari , giocarono un ruolo determinante. Questi,
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         tra il 174 e il 160 a.C. 34   erano stati cacciati dalle proprie sedi situate a ovest della grande ansa
         del Fiume Giallo dagli Hsiung-nu, il popolo nomade che minacciava le frontiere della Cina. A
         seguito di questo evento gli Yuezhi iniziarono una lunga migrazione verso occidente, che attra­
         verso vari territori li condusse nella regione della Sogdiana, a sud dello Jaxartes, l’odierno Syr
         Darya. È qui che circa nel 129 a.C., dopo un lungo viaggio denso di peripezie, l’inviato cinese
         Zhang Qian li trovò, recando loro una proposta di alleanza in funzione anti-Hsiung-nu da parte
         dell’imperatore Wu. Nonostante la missione diplomatica di Zhang Qian non riuscisse nel suo
         intento – gli Yuezhi erano stanchi del lungo cammino e non avevano più alcuna motivazione di
         combattere contro gli antichi avversari – l’ambasciatore, durante l’anno passato presso di loro,
         raccolse molte informazioni su quel regno e fu probabilmente testimone di uno dei momenti
         più importanti della storia antica dei territori centroasiatici. Da Qian infatti apprendiamo che gli
         Yuezhi si erano stanziati in Sogdiana, ma che a quell’epoca avevano esteso il proprio dominio e
         imposto la propria sovranità anche su Ta-hsia, ovvero la Battriana. Se verso il 145 a.C. i nomadi
         avevano invaso i territori della piana di Ai Khanum, nell’estremità orientale della Battriana, nel
         129 a.C., all’arrivo di Zhang Qian, essi avevano ormai conquistato tutta la valle del medio Oxus
         e la Battriana meridionale, dove, dopo la distruzione di Ai Khanum, Eucratide II, Platone ed
         Eliocle I, i successori di Eucratide I, si erano ritirati a governare.
              La conquista completa della Battriana meridionale da parte degli invasori centroasiatici coin   ­
         cide quindi con la fine del regno di Eliocle I (145-130 a.C. ca.), l’ultimo greco a regnare su questi
         territori. Di questo sovrano sono conservate presso il Museo varie monete.     Tra queste si ricorderà
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         in particolare una tetradracma di peso attico (fig. 11)  che presenta sul recto il busto diademato del
         re rivolto a destra e sul verso   la raffigurazione di uno Zeus stante e frontale con keraunos e scettro,

         accompagnata da legenda greca ΒΑΣIΛΕΩΣ          / DIΚΑIΟΥ / HΛIΟΚΛΕΟΥΣ. Su alcune emissioni di
         Eliocle la divinità classica inizia ad assumere alcuni elementi caratteristici della figura di Mithra e
         appare raffigurata con il capo circondato di raggi. È questo uno dei primi esempi di contaminazione
         figurativa tra modelli classici e indo–iranici nella monetazione di questi sovrani, testimonianza forse
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         di un fenomeno di assimilazione o di sincretismo tra la religiosità greca e quella locale .




         la   raccolTa   numiSmaTica   DEl muSEo ‘giuSEPPE Tucci’                                  L. Giuliano
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