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106 Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ – CONTRIBUTI
La catena dello Hindukush, che già durante il periodo maurya aveva costituito una barriera
all’avanzata greca in India, proteggeva ora i Greci che governavano sui territori meridionali dal
le invasioni dei popoli nomadi. Anche dopo la conquista della Battriana da parte degli Yuezhi,
i Greci continuarono infatti a governare nel Nord-Ovest indiano. La figura più importante fra
coloro che regnarono a sud dello Hindukush è senza dubbio quella di Menandro (155-130 a.C.
ca.). La fama di questo sovrano fu tale che egli è noto non solo agli autori classici – Strabone
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(Geografia, XI, 11) scrive di lui come di un conquistatore dell’India – ma, caso unico fra i
regnanti greci, anche alle fonti indiane. Egli è in
fatti il protagonista di un’opera in lingua pali della
letteratura canonica buddhista: il Miliṇḍapañha, “Le
domande di Milinda”, un testo che oggi si compone
di sette parti, di cui solo tre appartengono al nu
cleo originario. L’opera riporta in forma dialogica le
domande del re Milinda (ovvero Menandro) al mo
naco Nāgasena su vari temi della dottrina buddhi
sta. Da essa apprendiamo che Menandro era nato a
Kalasigāma (skr. Kalasigrāma, villaggio/città di Kalasi),
forse una deformazione di Kavisi (ovvero Begram-
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l’Alessandria del Caucaso) e veniamo a sapere
Kapisi,
che la capitale del suo regno era situata a Sagala, iden
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tificata con Sialkot, tra il fiume Chenab e il fiume Ravi .
Si potrebbe a lungo discutere sull’effettiva con
versione al Buddhismo di Menandro , celebrato dalla
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tradizione come un benefattore di questa religione.
Probabilmente il suo interesse per la fede buddhista
aveva delle comprensibili ragioni politiche, ed egli
come molti sovrani stranieri che trovavano in India
un forte ostacolo nello strapotere brahmanico, pre
ferì accordare il suo favore a un credo religioso che
non imponeva limiti di casta, dalla cui comunità po
teva godere di un appoggio incondizionato. Nella sua
monetazione, la più abbondante fra le emissioni dei
sovrani indo-greci, le effigi raffigurate sui conii non
hanno tuttavia nulla a che fare con il Buddhismo,
se
si esclude la rappresentazione di una ruota su una
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moneta in bronzo , che potrebbe essere interpreta
ta come un dharmacakra, la Ruota della Legge del
Buddha.
La Collezione conservata presso il Museo com
prende un gran numero di emissioni del sovrano
Fig. 11 – muSEo nazionalE D’arTE oriEnTalE ‘giuSEPPE che mostrano invece con chiarezza il suo intento
Tucci’, roma, mEDagliErE, tetradracma di Eliocle I, 145 di ricollegarsi alla tradizione greca più arcaica. Per
130 a.C. ca. (Vetrine, cat. 14). © mnao.
la maggior parte vi figurano dracme e tetradracme
bilingue di modello indo-greco che recano sul verso l’immagine maggiormente diffusa nella
monetazione di Menandro: una Athena Alkidemos con scudo e nell’atto di lanciare il keraunos
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(figg. 12-13) , un tipo iconografico che sembra essere riproduzione quasi esatta della statua
eretta in onore della dea a Pella 43 . Introdotta per la prima volta nella monetazione indo-greca da
Menandro, l’immagine dell’Athena Alkidemos fu poi ampiamente utilizzata dai sovrani succes
sivi, che con la riproposizione di questa effige intendevano probabilmente indicare un legame
con il loro celebre predecessore . Degno di nota è il fatto che Menandro sul recto di queste
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monete viene talora raffigurato non nel modo consueto, ma di spalle e nell’atto di lanciare un
giavellotto (fig. 13), riproponendo da un lato il gesto della dea che lancia il fulmine, dall’altro
creando un parallelo con un ritratto dello stesso tipo visibile su alcuni conii del suo contempo
raneo e avversario, il sovrano greco-battriano Eucratide I .
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la raccolTa numiSmaTica DEl muSEo ‘giuSEPPE Tucci’ L. Giuliano

