Page 106 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
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106                                      Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’   – CONTRIBUTI


               La catena dello Hindukush, che già durante il periodo maurya aveva costituito una barriera
          all’avanzata greca in India, proteggeva ora i Greci che governavano sui territori meridionali dal­
          le invasioni dei popoli nomadi. Anche dopo la conquista della Battriana da parte degli Yuezhi,
          i Greci continuarono infatti a governare nel Nord-Ovest indiano. La figura più importante fra
          coloro che regnarono a sud dello Hindukush è senza dubbio quella di Menandro (155-130 a.C.
          ca.). La fama di questo sovrano fu tale che egli è noto non solo agli autori classici – Strabone
                                                                                     37
          (Geografia, XI, 11) scrive di lui come di un conquistatore dell’India  – ma, caso unico fra i
                                                         regnanti greci, anche alle fonti indiane. Egli è in­
                                                         fatti il protagonista di un’opera in lingua pali della
                                                         letteratura canonica buddhista: il Miliṇḍapañha, “Le
                                                         domande di Milinda”, un testo che oggi si compone
                                                         di sette parti, di cui solo tre appartengono al nu­
                                                         cleo originario. L’opera riporta in forma dialogica le
                                                         domande del re Milinda (ovvero Menandro) al mo­
                                                         naco Nāgasena    su vari temi della dottrina buddhi­
                                                         sta.    Da essa apprendiamo che Menandro era nato a
                                                         Kalasigāma (skr.   Kalasigrāma, villaggio/città di Kalasi),
                                                         forse una deformazione di Kavisi  (ovvero Begram-
                                                                                            38
                                                                 l’Alessandria del Caucaso) e veniamo a sapere
                                                         Kapisi,
                                                         che la capitale del suo regno era situata a Sagala, iden ­
                                                                                                              39
                                                         tificata con Sialkot, tra il fiume Chenab e il fiume Ravi .
                                                              Si potrebbe a lungo discutere sull’effettiva con ­
                                                         versione al Buddhismo di Menandro , celebrato dalla
                                                                                              40
                                                         tradizione come un benefattore di questa religione.
                                                         Probabilmente il suo interesse per la fede buddhista
                                                         aveva delle comprensibili ragioni politiche, ed egli
                                                         come molti sovrani stranieri che trovavano in India
                                                         un forte ostacolo nello strapotere brahmanico, pre    ­
                                                         ferì accordare il suo favore a un credo religioso che
                                                         non imponeva limiti di casta, dalla cui comunità po   ­
                                                         teva godere di un appoggio incondizionato. Nella sua
                                                         monetazione, la più abbondante fra le emissioni dei
                                                         sovrani indo-greci, le effigi raffigurate sui conii non
                                                         hanno tuttavia nulla a che fare con il Buddhismo,
                                                                                                              se
                                                         si esclude la rappresentazione di una ruota su una
                                                                            41
                                                         moneta in bronzo , che potrebbe essere interpreta     ­
                                                         ta come un dharmacakra, la Ruota della Legge del
                                                         Buddha.
                                                              La Collezione conservata presso il Museo com­
                                                         prende un gran numero di emissioni del sovrano

          Fig.   11 – muSEo   nazionalE   D’arTE   oriEnTalE ‘giuSEPPE     che mostrano invece con chiarezza il suo intento


          Tucci’,   roma, mEDagliErE, tetradracma di Eliocle I, 145­  di ricollegarsi alla tradizione greca più arcaica. Per
          130 a.C. ca. (Vetrine, cat. 14).   © mnao.
                                                         la maggior parte vi figurano dracme e tetradracme
          bilingue di modello indo-greco che recano sul verso l’immagine maggiormente diffusa nella
          monetazione di Menandro: una Athena Alkidemos          con scudo e nell’atto di lanciare il keraunos
                       42
          (figg. 12-13) , un tipo iconografico che sembra essere riproduzione quasi esatta della statua
          eretta in onore della dea a Pella 43    . Introdotta per la prima volta nella monetazione indo-greca da
          Menandro,    l’immagine dell’Athena Alkidemos fu poi ampiamente utilizzata dai sovrani succes­

          sivi, che con la riproposizione di questa effige intendevano probabilmente indicare un legame
          con il loro celebre predecessore . Degno di nota è il fatto che Menandro sul recto di queste
                                             44
          monete viene talora raffigurato non nel modo consueto, ma di spalle e nell’atto di lanciare un
          giavellotto (fig. 13), riproponendo da un lato il gesto della dea che lancia il fulmine, dall’altro
          creando un parallelo con un ritratto dello stesso tipo visibile su alcuni conii del suo contempo­
          raneo e avversario, il sovrano greco-battriano Eucratide I .
                                                                        45




          la   raccolTa   numiSmaTica   DEl muSEo ‘giuSEPPE Tucci’                                  L. Giuliano
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