Page 133 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI                                            131



                  Conclude la lettera dicendo che per gli acquisti ci si potrà rivolgere al Sig. Zanetti, “per-
            chè egli, genero del defunto (di Biancani, N.d.r.) e incaricato della vendita dei libri, delle
            medaglie, le quali mi son state offerte: ma altri tempi, altre cure”.



            Una medaglia per Maria Luigia

                  Nel leggere le Lettere che si scambiano de Lama e il Ministro dell’Interno troviamo
            una testimonianza diretta della tribolata realizzazione di una medaglia per la Granduchessa
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            (tav. III) e delle condizioni in cui versa, in questo momento (1816), la zecca di Parma . De
            Lama è già da quattordici anni Prefetto del Museo ed è iniziato quindi per lui un periodo di
            intenso lavoro, che lo assorbe a tutti i livelli.
                  In quell’anno si vuole onorare l’arrivo a Parma della principessa Maria Ludovica d’Au-
            stria coniando una medaglia nei due metalli, in oro e argento (tav. XIV). La prima dovrà es-
            sere del valore di 20 Franchi, la seconda di due. L’orafo Vighi , al quale viene commissionato
                                                                           31
            tale incarico, ritiene impossibile scolpire i punzoni in soli 25 giorni non solo nella zecca di
            Parma, ma anche in quella di Milano, che la sostituiva per volere della Granduchessa. De
            Lama fa pressione affinchè l’incisore accetti l’incarico permettendogli di tralasciare nel frat-
            tempo l’incisione dei nuovi sigilli per il Ministero e per il Tribunale e di dare la precedenza
            a questo nuovo lavoro.
                  Dal momento che questo incarico prevede l’impiego dei macchinari parmensi, de Lama
            si reca presso i locali della Zecca per vedere in che condizioni sono: “(i macchinari) erano
            ridotti in uno stato veramente obbrobrioso (...) in deposito in un umido sottoscala della Co-
            munità, ove la ruggine li ha danneggiati”.
                  Nonostante questi problemi ed altre lungaggini dovute ad “ordini poco ragionevoli”, de
            Lama non cede, “non lascia per questo di pensare alla medaglia”, anzi, sottopone al Ministro
            l’epigrafe che dovrà recare incisa:

                     ADVENTV• PRINCIPIS•SVAE•PARMA•VOTI•COMPOS•A•MDCCCXVI racchiusa in
            corona doppia, d’alloro e di quercia. Al dritto, il ritratto della Sovrana è circondato dall’epi-
            grafe M•LVDOV•ARCH•AVSTR•D•G•PARM•PLAC•ET•VAST•DVX.

                  Il Ministro, adirato con de Lama per il rallentamento dell’esecuzione degli altri “suggel-
            li”, non fa alcun commento sull’epigrafe ed offende a tal punto il Direttore dell’Accademia (de
            Lama) che questi si dimette.
                  Richiamato però dal Ministro, egli torna nuovamente ad esaminare le attrezzature e,
            trovatale accatastate le une sulle altre, chiede al Ministro di mandare dei facchini per spo-
            starli. Coadiuvato da Vighi e dal fabbro Amoretti di S. Pancrazio, si impegna per verificare
            “ciò che rimane di servibile”. Benchè molto del bronzo che componeva i macchinari sia stato
            rubato, de Lama ritiene che le ingiurie del tempo abbiano contribuito in modo decisivo allo
            sfcelo delle attrezzature quali: ruggine e umidità, in precedenza “questo stabilimento era
            proveduto di macchinari a dovizia, e quasi oltre il bisogno per la unione delle macchine
            Farnesi alle nuove de’ Borboni; a segno che di alcune potrebbesi fare alienazione, per riat-
            tare col prodotto di esse, le necessarie, cioè le traffile, li tagliatori, e li torchietti da contorno.
            Due sono le macchine per far agire le traffile, una grandiosa per mezzo dell’acqua, e questa
            richiederebbe molta spesa se volessesi rendere servibile: una pel lavoro ordinato dall’E.V.
            non è necessaria. L’altra a cui si da (sic) moto da due cavalli, o da quattro uomini, e della
            quale si rende indispensabile l’uso, è quasi intatta, non mancandovi che le stanghe, e pali
            interiori per farla agire, e tredici imboccature di bronzo, nelle quali girano li rocchetti,
            che imprimono moto alle quattro traffile. (...) Li conj delle monete sono depositati in questo
            Museo. Li ho ripuliti tutti dalla ruggine per cavarne una copia in cartoncino pel Museo, al
            quale non furono mai, contro il costume generale, dati gli esemplari di ciascuna moneta: e
            meglio la otterrò se l’E.V. mi permetterà di far trasportare nel Museo per qualche giorno uno
            de’ tagliatori”.



            PIETRO DE LAMA (1799-1825)                                                         M.C. Burani
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