Page 136 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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                   La cronaca prosegue ed al centro dell’interesse del nostro ora è una medaglia che deve
             essere coniata per “il collocamento della prima pietra fondamentale del Ponte sul Taro, li di
             cui piloni sorgono già nella parte occidentale”.
                   Il  Presidente  dell’Interno  domanda  un  parere  al  Direttore  del  Museo  che  risponde:
             “Questa medaglia è assolutamente cattiva sotto tutti gli aspetti, e non potei dissimularlo allor-
             chè fui richiesto del mio sentimento. Mandò il signor Presidente a chiamare il Vighi per vede-
             re a quale termine avesse condotto il lavoro nel conio: ma sulla risposta che il Ponte vi era già
             sculto, non si potè cambiare che la distribuzione dell’epigrafe, scrivendola in circolo, e non su
             tre linee come erasi progettato. La mia presenza non fece piacere al finto Vighi. Vidi in seguito
             la prova della medaglia da me progettata, che si manda a coniare a Milano per non essere
             vittima de’raggiri Vighi, Beraldi, Corsini e Paolucci. Di questa feci sentire che oltre la copia
             pel Museo una se ne doveva a me come autore. Partito il Vighi m’invitò il Signor Presidente a
             dirgli come potesse cambiarsi l’iscrizione perchè fosse più adattata, salvando però la misura
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             dello spazio che rimaneva libero nel conio: lo che feci subito colla seguente lettera” .
                   Ed ecco che prontamente de Lama invia anche alcune medaglie pontificie battute in
             occasione della costruzione o riparazione di vari ponti: lo sviluppo prospettico e non frontale
             rende queste medaglie gradevoli all’occhio e quindi potrebbero servire da modello.
                   “Quanto bella sarebbe se in tal modo si offrisse allo sguardo l’aspetto del lungo Ponte sul
             Taro, e de’ ridenti colli fra quali scende questo ruinoso torrente. Nello stesso tempo ardisco sot-
             tomettere all’illuminato suo giudizio il cambiamento che far potrebbesi a parer mio nel motto, il
             quale sebbene latinissimo pure non fa all’uopo , giacchè la costruzione di un ponte non raffre-
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             na già il corso di un fiume, meno poi ad un torrente, che anzi incanalandolo per alcun tratto
             lo rende più orgoglioso, e gonfio, ma ne facilita salutevolmente il passaggio a viaggiatori; perciò
             seguendo li buoni esempi (...), metterei (...), continuando la leggenda della testa sì per brevità
             che per evitare tanti ablativi, TAR VIATORVM SALVTI PONTEM FIRMIOR IMPOSUIT coll’anno
             etc. Vero è che ommetterei volentieri l’epiteto comparativo FIRMIOREM che annuncia che altri
             Ponti qui furono nelle passate età edificati; perchè potrebbe sembrare profetico, giacchè il tempo
             solo verificherà se più stabile sarà la sua durata di quella degli altri a noi non bene nota”.
                   A tale lettera non segue alcuna risposta da parte del Ministro degli Interni, ma de Lama con-
             tinua a descrivere il seguito del “disgustoso affare”, come lo definisce poi. Egli vede le medaglie
             fuso-coniate che sono di pessima fattura “massimamente per questi tempi, nè quali fioriscono,
             singolarmente in Francia, tanti celebri artefici che di belle Medaglie arricchiscono i Gabinetti”.
                   L’anno successivo, quasi per caso, egli viene a sapere che a Firenze erano stati realizzati i
             conii per battere la medaglia da lui progettata per l’arrivo della Sovrana. Nonostante la soddi-
             sfazione, non si risparmia una frecciata: “Questa medaglia riuscirà così molto più pregevole per
             gli artisti, di quello che potesse sperare d’esserlo sortendo dalle mani meno maestre del Vighi”.
                   Il 18 ottobre 1818 viene con sua grande sorpresa invitato dal Presidente dell’Interno
             ad esprimere il suo parere sulla moneta che si sarebbe chiamata Lira nuova, sull’esempio di
             Napoli e di Torino, che si voleva far battere a Milano (tav. XV).
                   Si stabilisce pertanto di coniare lo Scudo d’oro da 20 Lire, quello d’argento da 5, il Qua-
             rantano da 2, la Lira e la Mezza Lira. Si stabilisce inoltre di scrivere la leggenda in italiano,
             riservando il latino per il motto DIRIGE ME DOMINE.

                   “Di ritorno a casa feci le minute di queste monete così:
                                                          SCUDO
                                                           Oro
                       D/   M L PRINC ARCID D AVST Testa a sinistra 1816
                       R/   PER LA GR DI DIO DVCH DI PAR PIAC GVAST Stemma coronato, e sotto L.N.20
                                                          SCUDO
                                                          Argento
                       D/   MARIA LVIGIA PRINCIPESSA IMP ARCIDVCHESSA D AVSTRIA Testa a sinistra, e sotto 1816
                       R/     PER LA GRAZIA DI DIO DVCHESSA DI PARMA PIACENZA GVASTALLA stemma coronato
                            con manto, e sotto LIR NVOV 5 QUARANTANO DA DUE LIRE
                       D/   MAR L PRIN IMP ARCIDVCH D’AVSTR Testa a sinistra, e sotto 1816
                       R/   PER LA GR DI DIO DVCH DI PAR PIAC GVAST Stemma e sotto 1816”



             PIETRO DE LAMA (1799-1825)                                                         M.C. Burani
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