Page 140 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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138                                          Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI



                   Non ricevendo tempestiva risposta dal Museo ed essendo impaziente di venderle, il
             proprietario assegna ad altri acquirenti la medaglia ma il Museo si aggiudica gli altri pezzi.



             Nuova fornace presso il torrente Taro (1820)             39

                   “Nel giorno 12 settembre dello scorso anno 1820 scavandosi il terreno sulla sponda
             destra del torrente Taro per fare una nuova fornace presso e superiormente al grandioso e
             magnifico ponte, che renderà onorato e caro anche alla tarda posterità l’augusto nome di
             MARIA LODOVICA d’Austria nostra Sovrana che lo decretò per la sicurezza e pel comodo
             pubblico, fu ritrovato un vaso di creta, probabilmente un’anfora, e ridotto subito in frantu-
             mi dagl’inventori, perché ripieno di più centinaja d’assi romani, con nomi e monogrammi
             di varie famiglie e genti, che nel momento furono in gran parte guastati per riconoscerne
             il metallo: in quel vaso erano altresì due braccialetti o armille d’argento. Questi assi da me
             veduti per gentilezza dé signori fratelli Rosazza sono tutti onciali, perciò anteriori all’anno
             di Roma 680 o 681 nel quale (...) fu portata da C. Papirio Carbone la legge, per cui dimez-
             zato di nuovo il peso dell’asse fu ridotto alla mezz’oncia (...). Per quale motivo, o in quale
             circostanza rimanesse qui sepolto questo deposito di soli assi senza spezzati, ed a quale uso
             potesse essere prima destinato, non è facile a dirsi con fondamento, e sole congetture posso-
             no addursi che non s’oppongano al verisimile. Potrebbe dirsi che ciò fosse avvenuto fra gli
             anni di Roma 567 e 645. Nel primo si aprì la Via Emilia, e nel secondo M. Emilio Scauro
             allineandola la condusse per questo luogo. Non sarebbe dunque da rigettarsi il sospetto che
             qui fosse la tenda del veterano pagatore dé soldati, giornalmente impiegati in tale lavoro, e
             che per un’improvvisa inondazione o straripamento del vicinissimo Taro (che ricordato da
             Plinio, silenzioso sugli altri torrenti che in questo tratto del paese scorrono a lui paralleli,
             deve credersi più antico) rimanesse sepolto quel vaso pieno di moneta erosa. Le due armil-
             le erano probabilmente premj, ossia doni militari, che il veterano pagatore aveva meritato
             segnalandosi valorosamente in qualche combattimento. L’essere d’argento annuncia che lo
             aveva ottenuto come semplice soldato cittadino, e il custodirle col denaro, che erano a lui
             carissime; e in sommo pregio sono da tenersi pur ora; e duolmi di non avere potuto acqui-
             starne che una”.
                   Il fatto che de Lama indichi solo l’acquisto dell’armilla e che gli assi gli siano stati mo-
             strati da privati, senza aggiungere altro, indica che tale materiale non è però confluito nelle
             raccolte del Museo. Inoltre la notizia viene data in nota mentre nel testo della Guida del Fo-
             restiere viene fatto riferimento alla costruzione della Via Emilia.


             Il Tesoro del Teatro Regio (1821)

                   Talvolta le scoperte fortuite possono essere, anche se non frequentemente, di eccezio-
             nale valore ed avere una notevole risonanza anche tra i non addetti ai lavori. È questo il caso,
             primo fra tutti, del Tesoro del Teatro Regio, così chiamato perché scoperto in occasione degli
             scavi per la realizzazione di tale edificio e rinvenuto nel 1821 (figg. 3-5; tav. XVI).
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                   Tale  importante “fortunato  scoprimento”   viene  riportato  come  momento  degno  di
             considerazione nella vita storica della città e in quella del Direttore del Museo, evento a tal
             punto significativo che il figlio, nella biografia del padre, riserverà a questo straordinario
             recupero alcune pagine ricche di accurate descrizioni : “Nel 1821 imprendendosi in Parma
                                                                     41
             ad innalzare un nuovo teatro sull’area occupata da quasi dieci secoli dal monistero (sic) di
             monache benedettine fondato da Cunegonda vedova di Re Bernardo nell’835 circa, e dall’at-
             tigua chiesa di S. Alessandro; nello scavare le fondamenta pel nuovo edifizio ed a profondità
             maggiore dell’antico chiostro, si rinvennero alcuni musaici ed un deposito di oggetti preziosi
             d’oro antichi romani entro pentola di creta. Diviso fra sei lavoratori e scopritori tale tesoro,
             quattro di essi vendettero la lor parte ad un rigattiere: venuta a cognizione del de Lama detta
             scoperta tosto adoperossi perchè dal Governo venisse acquistato tutto quello che si potè racco-
             gliere e quanto potesse venir scoperto in quegli scavi”.



             PIETRO DE LAMA (1799-1825)                                                         M.C. Burani
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