Page 200 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             in oro, tre sono rarissime “appartenendo alle famiglie Clodia, Veturia e Vibia. I medaglioni,
             infine, tutti in bronzo, sono interessantissimi. La conservazione di quelli di Basso Impero è
             sorprendente”.
                   Riassumendo poi in una tabella le monete e medaglie nei tre metalli già in possesso a
             Parma e quelle che fanno parte di questa collezione privata, giunge alla conclusione che “il
             Museo Verità supera il Ducale Museo Parmense di cinquemila seicento due medaglie. E qui
             fa d’uopo notare che non tutte le restanti seimila quattrocento trent’una sarebbero duplicate
             nel nostro Medagliere, se mai per buona ventura di questi due se ne formasse uno solo, poiché
             è chiaro che non solamente la diversità dé rovesci, delle leggende, dé conj delle zecche non
             formano duplicazioni, ma non ne formano eziandio le medaglie ben conservate, e le geniune
             a confronto delle corrose o delle false, di cui non scarseggia il nostro Museo. Credo quindi
             di non andare lungi dal vero se calcolo circa a tremila i duplicati che potrebbero risultare.
             Questi però ho bastante argomento per poter asserire che non rimarrebbero lungo tempo nel
             nostro Museo, giacchè il Chiarissimo Sig. Dott. Labus uno dei più accreditati nell’Ateneo di
             Brescia mi ha più volte assicurato che si adoprerebbe perché quello stabilimento ne facesse
             l’acquisto ad un prezzo da fissarsi a norma dell’importanza dei duplicati stessi. Passo sot-
             to silenzio la raccolta delle medaglie moderne, imperocchè componendosi di sole Pontificie
             in bronzo, e di piombi della stessa classe, quantunque in ottimo stato di conservazione, ed
             alquanto interessanti, cede di molto al confronto colla nostra per meritare un particolare
             esame”.
                   Lopez, dopo aver trascorso un’intera settimana ad analizzare minutamente i pezzi, sta-
             bilisce quale potrebbe essere il prezzo: L. 20.000. La sua proposta non ha alcun riscontro
             immediato da parte dei proprietari che non hanno lasciato intendere quali siano le loro aspet-
             tative. L’unica cosa di cui il Direttore è a conoscenza è che le rate dell’eventuale pagamento
             dovranno essere saldate in breve tempo.
                   A questo punto è comunque sentita la necessità di realizzare un Catalogo di tutto quan-
             to è conservato in tale Medagliere; pertanto il Conte Girolamo Asquini procura che tale com-
             pito sia eseguito e in una lettera a Lopez del 22 Marzo 1828 gli comunica che finalmente tale
             inventario è realizzato . A tal fne si è resa necessaria la collaborazione di un copista in grado
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             di conoscere i termini della scienza archeologica e di leggere la scrittura dell’Abate Venturi,
             trascrittore per il Tribunale di Verona. Asquini sovrintende questo lavoro e pertanto si reca
             tutti i giorni al Museo Verità. Egli confessa di non conoscerlo a fondo, dal momento che il suo
             proprietario era geloso di lasciare libertà a chiunque di visitare il suo Museo, in particolare
             “la parte che riguarda le Medaglie, sapendo anch’egli cosa sanno fare certi indiscreti appas-
             sionati in genere di raccolta, che non si prendono scrupolo di commettere qualche furto alla
             forma dei Bacchettoni nel rubare le Reliquie dei Santi, essendo stato burlato anch’egli fin
             troppo di qualche medaglia con gioco di mano sotto la sua buona fede”. La cosa pregevole, si
             dice, è una raccolta di corniole, pietre incise, sigilli, ecc. in numero di 2975 “come pure una
             serie di sigilli antichi, e del Medioevo, tra i quali il famoso stragrande della città di Padova
             quando si governava ancora in forma di Repubblica e queste pure in numero di 161, alla
             quale v’aggiungerò io altri 39 sigilli antichi da me posseduti, e che donerò alla di lei venuta
             al Museo di Parma per rendere questa serie ancor più copiosa”.
                   Il copista, il Sig. Giovan Battista Alessandri, richiede Lire italiane 113.10 compresa la
             spesa della carta e la legatura.
                   “È riuscito un volume di 167 pagine in foglio grande di carta greve sopraffina di Ser-
             mione, avendo tenuto occupato lo scrittore ventidue giorni continui per 10 ore al giorno,
             onde sollecitar la copia, a ciò in grazia del pessimo carattere del Sig. Ab. Venturi compilatore
             del medesimo per ordine del Tribunale, e di quelle sue abbreviature Arabo-Egizio (in pratica
             per colpa della scrittura illeggibile, N.d.R.) dal detto Sig. Abate Venturi in poi, ed io per la
             gran pratica che tengo del suo carattere, e per quelle poche cognizioni che ho nella scienza
             archeologica, avrebbe potuto dettarlo allo scrittore, come ho fatto assiduamente, usando la
             massima diligenza, ed attenzione perché riesca a compierlo”.
                   Asquini prosegue dicendo che, sebbene il costo dell’Inventario sia alto, tuttavia sareb-
             be stato ancora più elevato se fosse stato necessario scriverlo in carta bollata (al costo di 60
             centesimi a foglio).



             MIChELE LOPEz (1825-1867)                                                          M.C. Burani
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