Page 195 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI                                            193



            I DONI DI S.A.R. E DI PRIVATI AL MEDAGLIERE (1825-1843)
                  Il Registro dei Doni compilato tra il 1825 e il 1866 e le Lettere di privati, con cui Lopez
            intrattiene fitti rapporti epistolari, ci permettono di avere una testimonianza di quanti e quali
            fossero i contributi offerti dai membri della comunità del Ducato. In alcuni casi le indicazioni
            del materiale numismatico sono piuttosto vaghe, in altri riusciamo con maggior sicurezza ad
            identificare quanto è entrato a far parte del patrimonio del Museo.

            1. I Doni di S.A.R.
                  All’inizio del suo mandato come Prefetto, Lopez può immediatamente sperimentare che
            la magnanimità che ha contraddistinto la Sovrana negli anni in cui la Direzione era affidata a
            de Lama non si è affievolita. Numerose lettere della Direzione Lopez ci mostrano come inter-
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            locutori privilegiati il Presidente dell’Interno o il Maresciallo Conte di Neipperg. Quest’ultimo
            ebbe un ruolo cruciale nella vita della Sovrana. Era stato incaricato nel 1814 da Francesco
            I d’Austria, padre di Maria Luigia, di accompagnare la futura Duchessa di Parma ad Aix le
            Bains per evitarle di unirsi al marito Napoleone in esilio all’Elba ma ne divenne ben presto
            l’amante. Alla morte di Bonaparte nel 1821, i due si sposarono con un matrimonio morgana-
            tico. Dall’unione nacquero tre figli, due prima del matrimonio mentre Maria Luigia era ancora
            legalmente sposata con Napoleone ed uno in seguito. Il Conte, che a Parma svolgeva funzioni
            amministrative, diplomatiche e di Ministro degli Esteri, era anche collezionista di monete e
            non poteva certo essere manchevole nell’offrire anch’egli al Museo pezzi degni di nota. Anche
            i suoi scritti fanno luce sulle elargizioni che si susseguono con regolarità ed abbondanza .
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                  Abbiamo già più volte sottolineato come i doni dei cittadini al Museo rappresentassero una
            forma di visibilità e di emulazione nei confronti di una Sovrana straniera sì ma veramente amata
            dai parmigiani che la sentono particolarmente vicina come spirito e ne apprezzano le iniziative
            intraprese nei confronti della loro città. Non sempre però questi doni vengono fatti spontanea-
            mente, come si deduce dalla vicenda che segue il ritrovamento di un gruzzolo di denari romani
            trovati nel terreno di proprietà della signora Bernardi vedova Ardizzoni Calvi (dono del 1832).

            2. Signora Bernardi vedova Ardizzoni Calvi (1832)
                  Nel dicembre 1831 avveniva, a Castel S. Giovanni, nei pressi di Piacenza, la scoperta
            di un gruzzolo di monete. In una lettera del 10 gennaio 1832, Lopez comunica la notizia al
            Professor Odoardo Gerard di Roma : “(si tratta di un ritrovamento N.d.R.) di medaglie d’ar-
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            gento consolari, e di Famiglie Romane. Ma per mala ventura sono andate per la maggior
            parte smarrite, avvegnachè di cento e più non ne ho potuto raccogliere che dodici. Queste
            sono denari comuni della Famiglia Antestia (Gragulus), Caecilia (Metellus Pius), Calpurnia
            (Piso Frugi), Cornelia (Blasio e Lentulus), Crepusia , Fonteia, Papia, Procilia, Servilia, Titia,
            ed una incerta, a parer mio, Testa di Venere, due cornucopie Q (comecché il celebre Borghesi
            la veda della Giulia, ed il Cavedoni dell’Erennia)”.
                  In realtà queste 12 monete non sono state regalate, ma acquistate dal museo per Lire
            nuove trentasei, dopo una serie di trattative conclusesi soltanto il 3 Giugno 1832 .
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                  Una ricostruzione di quanto avvenuto la dà in una Lettera datata 16 Gennaio 1832 invia-
            ta a Lopez dal Pretore di Castel S. Giovanni, Gaetano Maria Marzolini. Egli esordisce dicendo
            che “nel campo detto “del Soldato”, di proprietà della signora de Bernardi, vedova Ardizzzoni
            Calvi, durante la coltivazione della terra si presentò alla luce una gran quantità di mone-
            te”. Il contadino che vi lavorava non se ne accorse, ma poiché vedeva un certo numero di
            persone che si recavano là e ne tornavano con monete d’argento, spinto dall’avidità si mise
            anch’egli alla ricerca di monete. Infatti “discoperse un vaso, come stoviglia, già infranto con
            entro monete d’argento non riconoscibili, se non dai dotti, ma che forse eran la minor parte
            della quantità ivi contenuta”. L’arrivo sul luogo del Maresciallo dei Dragoni porta al seque-
            stro delle monete che vengono successivamente consegnate sia alla proprietaria del terreno
            che allo scopritore. Tuttavia, prosegue il Pretore,  “non è poi da porsi nemmeno in dubbio, che
            alquante di esse monete trovansi in seguito come vendibili nella Borgata”.
                  Marzolini continua con un’affermazione decisamente maschilista dicendo di aver sapu-
            to che la signora Calvi, “come donna, non apprezzandone il valore (delle monete, N.d.R.),
            le ha passate a terza persona per farle fondere, onde cavarne profitto in qualità di argento



            MIChELE LOPEz (1825-1867)                                                          M.C. Burani
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