Page 395 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE 393
dalle linee spesse e pesanti che ‘impastano’ il disegno rendendolo poco definito. Un’accuratezza, quella del
Carrara, che probabilmente si traduceva in una certa lentezza nell’allestimento del materiale creatore e che
non doveva essere ben vista dai due imprenditori che dirigevano la zecca.
256 Di queste monete coniate a Parma per il territorio piacentino, in collezione non è presente alcun
esemplare.
257 I valori qui riportati sono tratti da un «Avviso di nuova monetazione» pubblicato il 18 marzo 1785 (CRO-
CICChIO, fUSCONI 2007, p. 489).
258 LOPEz 1869, p. 122.
259 CIPELLI 1868; LOPEz 1869, pp. 125-128, ERCOLANI COCChI 1979, p. 410, scheda n. 849.
260 LOPEz 1869, p. 117.
261 Ivi, p. 118.
262 Ivi, p. 119.
263 CROCICChIO, fUSCONI 2007, p. 491.
264 BELLESIA 2009b, p. 49.
265 Il nome completo di Maria Luisa d’Austria era Maria Ludovica Leopoldina Franziska Therese Josepha
Lucia von Habsburg-Lothringen.
266 Cfr. quanto evidenziato da VIGNA, ChIMIENTI, CASSANELLI 2016, passim, in particolare pp. 25-27.
267 LOPEz 1869, pp. 141-142.
268 CARBONERI 1915, p. 248, p. 822 ss.
269 In questi casi finora si è parlato di ‘ribattiture’, ipotizzando un riutilizzo di vecchi conî in anni successivi
il loro primo impiego. Credo tuttavia che la spiegazione possa essere un’altra: lo spessore esiguo (pochi
decimi di millimetro) di queste tracce, l’omogeneità del piano dei campi attorno ai numeri che compon-
gono il millesimo e l’altezza uniforme dei numeri stessi, mi fanno credere che le cifre che si intravedono
sulla moneta, sopra il corrispondente conio fossero appena accennate. In pratica, si tratterebbe di ciò
che rimane di ‘segni guida’ dei quali si servì l’incisore per allineare correttamente i numeri che compon-
gono la data. Per qualche motivo a noi sconosciuto, la traccia fu creata con punzoni differenti da quelli
definitivi i cui segni, alla fine della preparazione dei conî, non furono del tutto obliterati. Si tratta solo di
un’ipotesi ma che tuttavia consente di spiegare millesimi anomali e del tutto incongrui come ad esempio
la data 1813 incisa sotto il millesimo 1815 su un esemplare da 5 lire di Maria Luigia pubblicato di recente
(BIANChI 2010).
270 LOPEz 1869, p. 154.
271 Ivi, p. 157. Secondo Lopez ne furono battuti circa una ventina di pezzi. In realtà, stando a quanto ripotato
da Carboneri, nel 1554 sarebbe stato coniato un consistente quantitativo di pezzi nei tre tagli, da cinque, tre
e un centesimo (CARBONERI 1915, pp. 900-901). Se il dato di Carboneri è esatto, alla morte del duca le monete
non solo erano già state coniate ma erano pronte per essere poste in circolazione. È molto probabile che
con la scomparsa di Carlo III tutti i pezzi siano stati immediatamente distrutti e verosimilmente rifusi; per
questo motivo la notizia della loro battitura poté sfuggire a Lopez.
272 Juillerat du Rosay riporta che nell’agosto del 1853 furono eseguiti i lavori e furono comprati macchinari
con una spesa finale di 32.897, 91 lire (JUILLERAT DU ROSAy 1915).
273 LOPEz 1869, p. 156.
274 Ivi, p. 157.
275 PIRERA 2008.
276 BELLESIA 2006, p. 9. ss., in particolare, p. 13. Bellesia riprende quanto pubblicato da Juillerat du Rosay.
La medesima nota spese parla anche di ‘tasselli’ per monete da una lira che in quel momento non erano
ancora pronti. La notizia sembra quindi indicare la volontà di emettere, oltre allo allo scudo da 5 lire, anche
un altro nominale, dal valore più basso rispetto al primo.
277 Il conio del Museo Glauco Lombardi di Parma porta il numero di inventario 1761; la sua scheda indica
che il pezzo fu acquistato il 17 marzo 1917 e proveniva da un lascito di Giuseppe Cattani, ministro di Stato
della duchessa reggente Luisa Maria. Il conio di rovescio delle 5 lire di Roberto I di Borbone è stato venduto
dalla ditta Tkaleg AG di Zurigo, asta del 26 ottobre 2007, lotto 343.
278 LOPEz 1969, p. 158 (ma descrizione errata della legenda di dritto). Entrambi i conî della medaglia sono
conservati presso il Museo Glauco Lombardi di Parma (nn. inv. 1766 e 1767).
279 Il titolo generalmente molto più basso delle imitazioni e delle falsificazioni rispetto alle monete prese di
mira, procurava grossi, a volte grossissimi guadagni a chi le produceva.
280 ROSSI 1883, p. 65, tavola s.n., fig. 1 (questo esemplare) e p. 69. La legenda va quindi interpretata in mo-
neta Macetorum Fringi. Il guastallese Umberto Rossi (1869-1896) fu uno dei più grandi numismatici italiani
MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA M. Bazzini

