Page 391 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
P. 391

Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE                                               389



            140  È interessante notare come, dopo forse vent’anni che non venivano più coniati, per la ripresa delle emis-
            sioni di questi denari parvi si mantenne l’impianto tipologico e iconografico caratteristico del nominale e
            che risaliva agli anni trenta del Duecento.
            141  Per i tipi, CNI IX, pp. 409-410, nn. 1-7.
            142  LOPEz 1869, tav. I, n. 12, CNI IX, p. 410, n. 7.
            143  Come il denaro parvo di Giberto da Gente, anche questo secondo pezzo (indicato nei repertori come
            terlina) potrebbe essere opera di Luigi Cigoi, ma per il momento nell’archivio del museo non sono riuscito
            a trovare indizi che consentano di confermare questa tesi.
            144  Cfr. CRIPPA 1986, p. 143, n. 3.
            145  Ivi, pp. 163-164, nn. 11-12.
            146  Già lo Zanetti si era posto il problema di questi pezzi anomali, giungendo alla stessa conclusione (Zanetti
            in AffO 1788, p. 97, nota 60).
            147  Questo ducato è conosciuto in un unico esemplare e appartiene al medagliere delle Civiche Raccolte
            Numismatiche di Milano (BELLONI 1977, II, p. 343, n. 1033). Nel documento reso noto da Affò, in cui sono in-
            dicati i tipi e le scritte per il ducato d’oro da coniarsi sotto papa Leone X, queste coincidono perfettamente
            con quanto si può rilevare sul ducato conservato nel museo milanese (Affò 1788, p. 117).
            148  Sono le monete censite in CNI IX, pp. 411-412, nn. 2-5.
            149  Affò 1788, p. 117. Secondo quanto indicato nel documento, il quattrino avrebbe dovuto avere da un
            lato la testa di sant’Ilario e le scritta S HIL e dall’altra parte una croce nel campo e la scritta COMVNITAS
            PARMAE.
            150  Archivio di stato di Parma (d’ora in poi abbreviato in ASPr), fondo notarile, notaio A. Cerati, foglio 727.
            Il documento era rimasto finora inedito. Ulteriori informazioni in BAzzINI c.d.p .
                                                                                  2
            151  COGGIOLA 1903, pp. 78-81.
            152  L’unico altro caso noto di ‘sovrapposizione’ tra la figura di un santo e quella del papa regnante è il de-
            naro di papa Sergio III (904-911) su cui, attorno all’immagine del pontefice, vi è la scritta SCS PETRVS (cfr.
            TRAVAINI 2013, pp. 174-175).
            153  Affò 1788, p. 127 ss.
            154  Un piccolo trifoglio con stelo è presente anche su alcune monete di Alfonso II d’Este battute a Reggio
            Emilia. Poiché all’inizio degli anni venti del Cinquecento l’incisore Giambattista Cavalli sembra aver lavo-
            rato contemporaneamente sia a Reggio Emilia sia a Parma, le monete di entrambe le zecche recanti questo
            simbolo potrebbero essere opera sua. L’ipotesi resta da approfondire ulteriormente.
            155  Affò 1788, p. 146. In una grida pubblicata a Trezzo il 10 luglio 1525 si menzionano «dinari da soldi iii
            facti e fabricati a Paxenza et Parma», risultati di lega calante (MOTTA 1896, p. .93, doc. n. 496).
            156  COGGIOLA 1903, p. 78.
            157  BAzzINI 2011a, p. 978. La coniazione di queste monete sarebbe cominciata durante l’assedio della città
            da parte delle truppe francesi, immediatamente dopo la morte di papa Adriano VI e dovevano servire per
            pagare le truppe mercenarie presenti in città (cfr. BENASSI V, p. 25 ss.). Le emissioni sarebbero poi continua-
            te, con minime variazioni nella tipologia e nella legenda, sotto i pontificati di Clemente VII e di Paolo III.
            158  A Mantova, nel 1528, la moneta parmigiana da un giulio era chiamata ‘bussolotto’ (cfr. BELLESIA 2009a, p. 21).
            159  Muntoni non attribuisce a questo papa né doppi ducati né ducati. L’unico esemplare noto del doppio du-
            cato, conservato nell’allora Regio Museo di Parma, fu rubato nel gennaio del 1933 (supra), mentre il ducato
            è illustrato in una tariffa francese del periodo (Affò 1788, p. 140). Affò (ivi, p. 143, tav. iv, n. 46) descrive un
            giulio ripreso in CNI IX, p. 430, n. 20 ma non riportato in Muntoni.
            160  CNI IX, p. 427, nn. 2-3. L’ipotesi di un’emissione effettuata durante la sede vacante era già stata ipotizzata
            da Affò (Affò 1788, p. 136).
            161  MUNTONI IV, p. 170, nn. 6-7 (monetazione anonima del secolo XVI, mezzo giulio).
            162  Zanetti in Affò 1788, p. 136, nota n. 89.
            163  COGGIOLA 1903, p. 78. Per la tipologia e per lo stile delle raffigurazioni, credo che si debba escluderne
            l’attribuzione al periodo di papa Paolo III.
            164  Nel 1517 il valore della parpagliola era di due soldi e sei denari, mentre quello del mezzo giulio era il
            doppio (cfr. Affò 1788, p. 121, che ricava il dato dalla Cronaca Parmense di Leone Smagliati). Si noti come
            in un documento del 1559 siano citate le «parpaiolle di Parma da due teste, et quelle della Parma assetata»
            (COGGIOLA 1903, doc. n. 8, p. 94). Le prime sono sicuramente quelle con la testa di Alessandro Magno da una
            parte e di Alessandro Farnese imberbe dall’altra (infra), ma le seconde, con ‘Parma assetata’, cioè seduta,
            non corrispondono a nessuna delle tipologie coniate da papa Paolo III né di quelle emesse dal duca Ottavio
            Farnese. Le uniche che potrebbero corrispondere sono proprio le monete qui in oggetto, evidentemente
            ancora in circolazione circa trent’anni dopo la loro emissione.



            MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
   386   387   388   389   390   391   392   393   394   395   396