Page 388 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             64  Archivio MANPr, Registri dei cambi, Direzione Lopez e Pigorini, sotto la data 25 giugno 1869. In realtà,
             alcuni anni prima, e sempre tramite un cambio di monete, Lopez era già riuscito ad avere un altro grosso
             tornese di Asti. Il 22 novembre 1823 la Congregazione della Carità di Parma aveva infatti ceduto al mu-
             seo un esemplare della moneta in cambio di alcuni denari d’argento romano-repubblicani, una moneta
             svizzera in mistura e una rara medaglia in argento di papa Pio IX (Archivio MANPr, Registri dei cambi,
             Direzione Lopez e Pigorini, sotto la data 22 novembre 1823). Nel 1867 il pezzo fu però ceduto a Ernesto
             Maggiora-Vergano di Asti in cambio di un grosso di Ceva del marchese Guglielmo e di una moneta in
             mistura di Francesco IV Gonzaga (Archivio MANPr, Registri dei cambi, Direzione Lopez e Pigorini, sotto
             la data 1867, senza indicazione di mese e giorno). Del grosso di Ceva al momento in medagliere non c’è
             traccia.
             65  Il trasferimento era stato voluto da Carlo di Borbone (1716-1788) duca di Parma e Piacenza col nome di
             Carlo I dal 1731 al 1735. Carlo era figlio di Filippo V di Spagna e Elisabetta Farnese; nel 1734 fu nominato
             re di Napoli e nel 1735 rex utriusque Siciliae. Nel 1759 divenne re di Spagna.
             66  Accenni in fROVA, 1965, pp. 5-13 e in MARINI CALVANI 2001c, pp. 5-8.
             67  De Lama aveva affiancato Paciaudi nella direzione del Museo e quando questi morì (1785) ne fu nomi-
             nato direttore (mentre Angelo Schenoni ne divenne prefetto). Nel 1802 De Lama ebbe la nomina, oltre che
             direttore, anche di quella di prefetto del Museo, mantenendo entrambe le cariche fino al 1825, anno della
             morte. Per le notizie biografiche su Pietro De Lama, si veda LASAGNI 1999, II, ad vocem, pp. 368-370, con
             bibliografia precedente.
             68  Come documentano i copialettere del museo e i registri dei cambi fu in corrispondenza con figure impor-
             tanti della numismatica del tempo quali Bernardo Pallastrelli, Carlo Morbio, Bernardino Biondelli, Camillo
             Brambilla, Domenico Promis, Ernesto Maggiora-Vergano, Angelo Remedi, ecc.
             69  Un quadro ben documentato e approfondito dell’ampliamento della collezione numismatica compiuto dal
             Lopez è offerto da Anna Rita Parente (PARENTE 2002, pp. 415-435). Una breve biografia è in LASAGNI 1999, III,
             ad vocem, pp. 227-228, con bibliografia precedente.
             70  In questo numero sono compresi alcuni duplicati e i conî e i punzoni delle ex zecche ducali di Parma e
             Piacenza.
             71  PARENTE 2002, p. 417.
             72  PARENTE 2001, p. 15. Don Alessandro Chiappini, piacentino, fu Procuratore Generale e Abate Generale
             dell’Ordine dei Canonici lateranensi di sant’Agostino.
             73  MURATORI 1739, coll. 625-625 e 638, n. VI (riproposto in ARGELATI 1750, p. 38 e tab. XXVII, n.VI). Per le mo-
             nete di Federico II di Svevia coniate a Vittoria nel 1248, BAzzINI, OTTENIO 2002, pp. 129-180, con bibliografia
             precedente; BAzzINI 2011d, p. 1243-1244.
             74  Non sono in grado di stabilire esattamente quando i due esemplari entrarono in museo, ma uno di essi
             faceva senz’altro già parte della collezione nel 1836 (BAzzINI, OTTENIO 2002, p. 139, nota n. 37).
             75  PARENTE 2002, p. 433. Si veda supra. Il nome del principe Troubetzkoj compare anche in diverse lettere del
             Lopez dirette al commerciante e studioso numismatico Federico Schweitzer di Trieste, concernenti il cosid-
             detto ‘zecchino’ dei principi Meli-Lupi di Soragna. Lopez aveva infatti ceduto al Troubetzkoj un esemplare
             della moneta; venutone a conoscenza lo Schweitzer chiese con insistenza al direttore del museo di Parma
             di poterne avere anch’egli un esemplare (Archivio MANPr, copialettere direzione Lopez, vol. VI, sotto le date
             28 maggio 1861 e 11 giugno 1861).
             76  PARENTE 2002, pp. 432-433.
             77  BAzzINI 2006, pp. 265-266, scheda n. 191. La cessione delle monete avvenne però qualche anno dopo
             (MANPr, Registri dei cambi, Direzione Lopez e Pigorini, sotto la data 17 marzo 1871).
             78  Almeno apparentemente, oggi in museo non c’è traccia delle monete del ripostiglio. Guardamiglio è un
             comune lombardo in Provincia di Lodi, ma fino al 1798 appartenne al Ducato di Parma e Piacenza. Il sacer-
             dote Angelo Schenoni fu segretario della Biblioteca Palatina di Parma e, dal 1785 al 1799, anno della morte,
             Prefetto del Museo d’Antichità (LASAGNI 1999, IV, ad vocem, pp. 363-364). Il ripostiglio di Guardamiglio è
             censito in COUPLAND 2011, p. 218, n. 159 che lo data al 877/79. Approfondimento in BAzzINI c.d.p.
             79  MANPr, Registri dei cambi, Direzione Lopez e Pigorini, sotto la data 16 novembre 1870. Può non essere
             privo d’importanza il fatto che l’esemplare pubblicato da Koehne fosse stato rinvenuto a Milano, dove nel
             1870 risiedeva anche Carlo Morbio. Il nome di Carlo Morbio ricorre diverse volte nei registri del museo. Nel
             dicembre del 1862 in cambio di due monete d’oro (una di Lodovico di Saluzzo e l’altra di Giovan Francesco
             II Pico) egli aveva ceduto al museo di Parma (in quel momento diretto dal Lopez) il primo dei quattro grossi
             aquilini correggeschi oggi presenti in collezione (Archivio MANPr, Registri dei cambi, Direzione Lopez e
             Pigorini, sotto la data 18 dicembre 1862).
             80  Notizie biografiche di Giovanni Mariotti in LASAGNI 1999, III, ad vocem, pp. 391-393, con bibliografia
             precedente.



             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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