Page 393 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE                                               391



            197  BELLESIA 2003, pp. 11-14.
            198  LOPEz 1869, p. 86; fUSCONI, CROCICChIO 2004.
            199  Scaioli, peraltro, aveva già contrassegnato con la stessa sigla LS le monete coniate durante la sua prece-
            dente conduzione, del 1577-1582.
            200  Arras oggi è un comune francese situato nella regione dell’Alta Francia, dipartimento del Passo di Calais.
            201  BELLESIA 2003, pp. 12-13, nn. 9-10.
            202  La moneta ha il numero d’inventario 66182. Ho esaminato l’esemplare solamente da una fotografia e
            pertanto non posso escludere che la moneta sovrimpressa fosse un cavallotto di Ottavio Farnese (cfr. cat.
            n. 84). In ogni caso per l’ottima qualità della lega mi sembra più coerente assegnare questo esemplare al
            periodo del Gazzaniga (1594-1595) che a quello del Selvatico (1602-1606).
            203  Suoi gli esemplari con sigla MG.
            204  Il dato andrebbe però verificato su un maggior numero di esemplari.
            205  Affò 1788, p. 252 ss.
            206  In realtà il valore reale di queste monete era di 33 soldi e quattro denari.
            207  Non è chiaro quale valore avessero le monete con stemma/mezza figura di sant’Ilario del peso di circa
            un grammo del tipo censite nel CNI IX, p. 492, nn. 88-89 e indicate come sesini (cat. n. 166). La tipologia
            del rovescio è quella tipica dei quattrini ma diametro e peso sono più alti rispetto ai quattrini emessi a
            nome di Alessandro Farnese.
            208  CROCICChIO, fUSCONI 2007, pp. 279-281 e p. 312 ss.
            209  Alcuni esemplari dal peso e diametro ridotto rispetto a quello ‘regolare’ dei ducatoni sono comparsi re-
            centemente in aste pubbliche: Fritz Rudolf Künker GmbH & Co, asta n. 95 del 27 settembre 2004, lotto 3898,
            anno 1606, gr. 24, 34 (riproposto dalla stessa casa d’aste nella vendita n. 105 del 27 settembre 2005, lotto
            2368); Numismatica Varesi, asta 69 ANPB del 7 ottobre 2016, lotto 1421, anno 1616, gr 28,45, mm 40,5. In
            entrambi i casi le monete sono indicate come ducatoni. Un altro pezzo, in apparenza con le stesse caratte-
            ristiche, è censito sul CNI IX, p. 487, n. 48, ducatone (gr 28,15; mm 43). La moneta, che faceva parte della
            collezione di Vittorio Emanuele III, non è illustrata e pertanto non sono in grado di stabilire se si tratti di
            un pezzo particolarmente usurato (la conservazione indicata è C ), tosato o con mancanze di metallo.
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            210  Affò 1788, pp. 214-215, in particolare p. 215.
            211  Ivi, pp. 209-210. Se effettivamente coniate, queste monete furono probabilmente prodotte con i conî di
            Alessandro Farnese.
            212  Ivi, p. 213 ss.
            213  Ivi, p. 218. I conî per battere il tallero del leone sono citati anche in un’altra lista, redatta il 17 ottobre
            1336 (ibidem).
            214  Cfr. BAzzINI 2009. I dati sono per gran parte ricavati dalle levate di zecca pubblicate da Affò (Affò 1788,
            p. 240 ss. Per quanto riguarda le monete d’oro, sono noti in pochissimi esemplari pezzi da otto, da sei, da
            tre, da due doppie e doppie.
            215  Ne attesta l’attività il ducatone con la nave e millesimo 1622 pubblicato da Bellesia (BELLESIA 2002).
            216  Affò 1788, p. 247.
            217  Ivi, p. 244.
            218  Ivi, p. 270.
            219  Ivi, p. 250.
            220  Ivi, pp. 260-261.
            221  CROCICChIO, fUSCONI 2007, pp. 381-382.
            222  Ivi, p. 383.
            223  Al Museo Civico Archeologico di Bologna è presente un esemplare, apparentemente in oro, con busto
            giovanile, data 1660 e sigla GG (iniziali dello zecchiere Giovanni Gualtieri) (n. inv. 66199). Il diametro è
            di circa 50 mm e il suo peso è circa 45 g, appropriato per un nominale da 7 doppie. Il metallo è chiaro e
            pertanto potrebbe non trattarsi di un pezzo in oro ma d’argento o di rame dorato. Reca tracce d’usura sul
            rovescio e sembra essere stato precedentemente forato oppure munito di appiccagnolo. Inoltre, si distingue
            da tutti gli altri esemplari di Ranuccio II per avere il contorno esterno formato da una corona di foglioline.
            Una ‘prova’ in rame con gli stessi tipi di quello di Bologna, anch’esso forato ma con millesimo 1661, è con-
            servato presso le Civiche Raccolte Numismatiche di Milano (BELLONI 1977, II, p. 346, n. 1040).
            224  Affò 1788, p. 283.
            225  Ivi, pp. 289-290.
            226  Cfr. CROCICChIO, fUSCONI 2007, pp. 439 e 442. Il testone piacentino battuto contemporaneamente a quello
            per Parma reca la sigla PBF (ibidem), che secondo Lopez potrebbe essere la sigla dell’incisore svizzero Pie-



            MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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