Page 390 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             108  Per un approfondimento di quanto segue si rimanda a BAzzINI 2011a, pp. 971-990, con ampia bibliografia
             precedente.
             109  Si tratta del tipo CNI IX, p. 395, nn. 2-4.
             110  BAzzINI 2006, p. 266, schede n. 192-192, Id. 2011a, p. 971-972.
             111  Affò 1788, pp. 30-31.
             112  MATzkE 2011, p. 242. L’ipotesi resta da approfondire ma appare convincente.
             113  Affò 1788, p. 166
             114  L’oratorio di San Quirino, oggi sconsacrato, si trova in Borgo G. D. Romagnosi.
             115  Chronicon Parmense 1902, p. 82.
             116  L’edificio si affacciava in parte sull’odierna via XX Marzo (ex Borgo della Macina) ma con l’ingresso su
             quello che ancora oggi è Piazzale della Macina.
             117  Un documento del 15 maggio 1550 fu rogato in «domo ceche sita in vicinia s.Vitalis» (COGGIOLA 1903,
             pag. 77, doc. n. 2).
             118  MIONI 1986, p. 120.
             119  Una breve biografia di Barbara Sanseverino è in LASAGNI 1999, IV, ad vocem, pp. 284-287.
             120  DALL’ACqUA 1981, p. 39 ss.
             121  Una lista più completa e dettagliata del personale di zecca è in BAzzINI 2011a, pp. 983-987. Ad essa si
             rimanda per approfondimenti.
             122  GRAzzI 1972, pp. 17-57, RAVEGNANI MOROSINI, I, pp. 258-259.
             123  Fondamentale a questo proposito lo studio di COGGIOLA 1903, pp. 1-98.
             124  ROSSI 1892, p. 484. Nella lettera, indirizzata al Cavalli, il marchese di Mantova rinfaccia all’incisore di
             continuare a lavorare per la zecca di Parma («... tanto più che intendemo fate altre stampe per la zeccha di
             Parma.») anziché per lui.
             125  Il locatario era colui che prendeva in gestione la zecca accollandosi gli oneri e i guadagni che ne deri-
             vavano. Generalmente era anche il responsabile del lavoro e della gestione dell’officina monetaria ma in
             alcuni casi, come questo, poteva anche decidere di assumere qualcuno che la dirigesse al suo posto.
             126  Si veda quanto evidenziato in COGGIOLA 1903, pp. 6-7. Il ragionamento di Coggiola è il seguente: dal mo-
             mento che nel ’52 Angelo Fraschini compra la ‘punzoneria’ dai conduttori del periodo ’50-’52 e dal Bonomo
             e non da altri, conferma come nessun altro zecchiere abbia lavorato tra il 1545 ed il 1550.
             127  Così LOPEz 1869, p. 80. Chi scrive ritiene possibile che le monete recanti questa sigla e oggi conosciute in
             due soli esemplari (uno nel medagliere del museo di Parma e l’altro al museo Bottacin di Padova), possano
             essere state emesse da Niccolò Leoni e Girolamo Della Penna, zecchieri tra il 1550 e il 1552. Si tratta però
             di un’ipotesi da approfondire.
             128  Affò 1788, pp. 199-200, n. 115.
             129  Ibidem.
             130  LOPEz 1869, pp. 109-110.
             131  La sua autenticità è stata messa in dubbio da ERCOLANI COCChI 2001, p. 19. Chi scrive ritiene il pezzo si-
             curamente autentico e della stessa opinione era anche Philip Grierson (comunicazione privata, Cambridge,
             agosto 1998).
             132  CRUSAfONT I SABATER 2003; BELLESIA 2004b.
             133  Si tratta di una moneta scoperta solo di recente (1999) e di grande rarità.
             134  Secondo l’Ercolani Cocchi (ERCOLANI COCChI 2001, p. 181, fig. 64/2) si tratterebbe di un denaro piccolo.
             135  La moneta è estremamente rara. Alcuni esemplari sono transitati recentemente sul mercato antiquario
             (Varesi Numismatica, InAsta); altri sono in collezioni private.
             136  BAzzINI OTTENIO 2009, pp. 36-39; BAzzINI 2011e, p. 535, tipo 7. Sul dritto hanno la scritta hENRICVS e la
             sigla IP sormontata dal segno di abbreviazione paleografica, e la rovescio l’imago urbis e il nome della
             città, PARMA.
             137  Si veda BALDASSARRI 2010, p. 142 ss. e p. 308 ss.
             138  Chronicon Parmense 1902, p. 185.
             139  In realtà, alla morte di Gian Galeazzo Visconti (settembre 1402) la città cadde nelle mani di Ottobuo-
             no (o Ottobono) Terzi, già comandante ducale, restando nelle mani della famiglia Terzi fino alla fine del
             giugno 1409. Conquistata dall’esercito di Niccolò III d’Este marchese di Ferrara, restò in suo possesso
             fino all’inizio del 1421, quando fu restituita a Filippo Maria Visconti. Accenno in TRAVAINI, BAzzINI 2015,
             passim.



             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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