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36 Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia – CONTRIBUTI
Luynes, ed infine nel Medagliere di Parigi. Lo stesso Luigi Sambon aveva potuto dare notizia di un
ritrovamento di monete della Magna Grecia avvenuto a Sava presso Manduria nel 1856, fornendo
l’elenco delle monete scoperte e disperse solo sulla base di una notizia ricevuta “par un témoin
oculaire” ed entrando peraltro solo in possesso di pezzi scelti.
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In epoca umbertina, l’epoca in cui il fondatore del Museo di Taranto (fig. 6) si trovò ad operare,
la mancanza di leggi adeguate aveva portato, rispetto all’epoca pre-unitaria, ad un peggioramento
della situazione di quella che oggi chiamiamo tutela.
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FiG. 6 – l muSeo arCheoloGiCo di taranto, prospetto originario sud-orientale dell’ex Convento degli Alcantarini. © SBaP.
A Taranto, attorno al 1880, il commercio delle monete antiche vedeva ancora all’opera anti-
quari dilettanti come il farmacista Liuzzi, che Luigi Viola ebbe occasione di incontrare . Pochi anni
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dopo, crescendo sempre più l’interesse per le antichità della Magna Grecia, da parte del commercio
internazionale, erano ben collegati con Taranto commercianti di monete e di antichità, attivi anche
sul piano internazionale, come Canessa. Ben poco aiuto poteva giungere alla “tutela numismatica”
da istituzioni provinciali nate sotto i migliori auspici, ma rivelatesi inadeguate. Basti ricordare che
la commissione provinciale di Terra d’Otranto, che aveva esordito sostenendo l’importanza di costi-
tuire una raccolta numismatica comprendente monete fino all’Unità d’Italia, aveva poi formalmente
rinunciato ad occuparsi di monete successive all’Impero romano .
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In assenza di norme atte ad affermare efficacemente l’interesse pubblico, a Taranto, nell’espan-
sione edilizia dell’età umbertina fu probabilmente utile, anche se questo può apparire paradossale,
il fatto che uno dei maggiori imprenditori, il Cacace, fosse cosciente del valore potenziale di quanto
poteva essere ritrovato, al punto da esigere sia pure a proprio vantaggio, clausole particolari in re-
lazione ai terreni edificabili (fig. 7) .
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Pur in assenza di norme atte ad assicurare i diritti dello Stato sui ritrovamenti numismatici, e
nonostante la “concorrenza” che poteva venire da altri musei e da privati (negli stessi anni era atti-
vissimo a Brindisi il Nervegna, che fu più tardi tra i promotori della “Rivista Italiana di Numismatica”
e della Società Numismatica Italiana), Viola poté assicurare al Museo di Taranto gran parte di uno
dei più importanti tesori di monete della Magna Grecia. Il tesoro era costituito in origine da più di
1500 monete, in gran parte oggi ancora visibili nel Museo di Taranto (figg. 5, 8-9), e comunque per
per la parte dispersa, esso fu comunque salvato scientificamente grazie allo studio prezioso per la
cronologia delle monete di Taranto che poté fare, poco dopo la scoperta, l’archeologo e viaggiatore
(come ebbe occasione di autodefinirsi) John Arthur Evans. Egli, più tardi celebre per le scoperte di
Knossos, era in quegli anni interessato a ricerche sulle terrecotte e sulle monete di Taranto.
Il MedaglIere del Museo NazIoNale archeologIco dI TaraNTo L. Tondo

