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Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo – DOSSIER 219
Più rari sono i rinvenimenti di thesauroi, dove si presume che la maggior parte di tali
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monete fosse conservata . Resta nei desideri inespressi di tanti archeologi il sogno di ritrovare
intatto uno di tali thesauroi e quindi avere la possibilità di gettare uno sguardo sul circolante
quotidiano, che costituisce una sorta di specchio della vita del santuario e di coloro che lo
frequentavano: il thesauros infatti, come e ancor più degli armadi e degli scaffali che conte
nevano i doni portati dai fedeli per chiedere favori o per grazia ricevuta, era periodicamente
svuotato. Nel caso delle monete, ovviamente, ciò non era determinato soltanto dalla necessità
di dare spazio alle nuove offerte: le monete non venivano deposte nelle fosse o negli scarichi
insieme alle statuette in terracotta o al vasellame ceramico ormai svuotato del suo contenuto,
ma più prosaicamente erano “reinvestite” per far fronte alle esigenze del santuario, ovvero
della comunità che lo utilizzava non solo come punto di riferimento religioso ma come luogo
deputato alla tesaurizzazione dei suoi beni.
Lo studio delle monete restituite dalle aree sacre deve quindi tenere ben presente anche
questa variabile che può giustificare, o almeno tentare di spiegare, quei “vuoti” nella docu
mentazione dello scavo archeologico che spesso tanti problemi creano nella ricostruzione del
quadro storico.
Proprio la percezione dell’idea che l’assenza di talune monete potrebbe anzi costituire
uno stimolo forte nel tentativo di ricostruire l’attività di una determinata area sacra ha indotto
ad elaborare un progetto che ruota intorno alla moneta quale traccia tangibile della vita del
santuario, intesa in un senso più ampio e complesso rispetto alla classica rappresentazione
dell’ “arco cronologico”: essa costituisce infatti una chiave di studio privilegiata per tentare di
ricostruire il “circolante quotidiano”.
L’idea non è certo nuova, e ad essa è dedicata una delle vetrine del Monetiere del Mu
seo Archeologico Nazionale di Chieti “Villa Frigerj”, nella quale l’attenzione è stata posta
sull’importante colonia di Alba Fucens. Tuttavia, le differenze tra un abitato e un santuario
sono tante, a partire dalla più ovvia considerazione che i reperti presenti in un’area sacra, in
quanto portati o deposti, sono frutto di una selezione. Ad ogni modo Alba Fucens (fig. 2) si
presta molto bene al ruolo di punto di riferimento, sia perchè ne conosciamo la data di fon
dazione, all’incirca coeva a quella della nascita della maggior parte dei santuari abruzzesi, sia
per la sua posizione nel cuore della regione. Dall’epoca della realizzazione dell’allestimento
museale è comunque trascorso molto tempo e gli scavi effettuati a più riprese sul sito sia
dalla Soprintendenza, sia dalla missione belga, sia da altri istituti universitari italiani, hanno
prodotto una messe di monete che attendono ancora di essere schedate.
Fig. 2 – alBa Fucens. Particolare dell’area forense (tratto dal sito istituzionale della Soprintendenza per i Beni Archeo
logici dell’Abruzzo). © sBaa.
La moneta tra Città santuari A. Faustoferri
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