Page 354 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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               4. al contesto di riferimento, che è originariamente archeologico, prima ancora che colle-
          zionistico. Questo punto è insistentemente chiamato in causa nei procedimenti di sequestri di mo-
          nete antiche avviati dalle Soprintendenze in collaborazione con le forze dell’ordine specializzate.
          A difesa del collezionismo di monete antiche, si sostiene che tutti gli esemplari non certamente
          riconducibili ad un contesto archeologico possono essere ritenuti “oggetto d’antiquariato”, libera-
          mente commerciati e collezionati. Ma è anche vero che moltissime monete provenienti da sequestro
          recano ancora evidenti tracce di terra e quindi provengono direttamente dal sottosuolo, anche se
          non è possibile ricostruirne e rintracciarne esattamente la documentazione di provenienza. In parti-
          colare, nel caso di monete da scavi, gli studiosi hanno affinato una vera e propria metodologia che
          si concentra intorno ad alcuni capisaldi, di cui si ricordano qui – a titolo puramente esemplificativo
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          – i seguenti  :
               a. Il valore viene attribuito in primo luogo agli esemplari rinvenuti nel corso di regolari scavi
          archeologici condotti con metodo stratigrafico (fig. 6). La valutazione della cronologia, dello stato
          di conservazione e della collocazione dell’esemplare o degli esemplari all’interno di un determinato
          strato possono fornirci ulteriori testimonianze per valutare ed inquadrare il dato numismatico in
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          rapporto ad altre classi di materiali e ad altri dati emersi nello studio delle stratigrafie  (numismatica
          contestuale).
               b. Per i motivi più sopra esposti, le monete antiche sono, com’è noto, fonti molto importanti
          anche nel caso, frequentissimo in Italia meridionale, di rinvenimenti cosiddetti “sporadici”, ossia
          rinvenimenti che si verificano nel corso di lavori agricoli o edilizi, in cui vengono alla luce monete
          isolate o gruzzoli di monete seppelliti intenzionalmente, noti come “ripostigli” monetali. L’esame
          della concentrazione, frequenza e localizzazione di questa tipologia di rinvenimenti può contribuire
          tra l’altro a localizzare la zecca emittente, a definire la topografia degli insediamenti e della viabilità
          e delle direttrici commerciali di un territorio.















































          FiG. 6 –  Area archeologica. © SBaer.


          Beni numismatici di interesse archeologico in italia                                       S. Pennestrì
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