Page 353 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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singoli di monete antiche è richiamata implicitamente nell’art. 10, comma 4, lettera b, attraverso i
riferimenti “all’epoca, alle tecniche e ai materiali di produzione, nonché al contesto di riferimento”.
Come è stato già richiamato, nel caso specifico di monete antiche, il pregio e la rarità e quindi il
valore di “bene culturale” è implicitamente chiamato in causa attraverso i seguenti puntuali riferimenti
reciprocamente collegati, in rapporto:
1. all’epoca: in rapporto all’epoca, tutti gli esemplari antichi possono essere definiti indifferen-
temente pregiati, dal momento ancor prima del contesto collezionistico, essi provengono originaria-
mente da contesti archeologici (anche violati) e che per le loro stesse caratteristiche intrinseche, co-
stituiscono nell’insieme una fonte insostituibile per la ricostruzione della storia e dell’economia antica.
2. alle tecniche di produzione: in generale va osservato che una ricostruzione, anche in
sequenza cronologica, ed ogni stima quantitativa sulle costanti ponderali e sul ritmo di produzio-
ne monetaria delle singole tipologie ed emissioni monetali antiche può essere attendibile solo se
calcolata sulla più ampia documentazione possibile degli esemplari e dei rispettivi conî utilizzati.
Pertanto, sotto questo aspetto, nessun esemplare di epoca antica può ritenersi privo di interesse o
di pregio, sia storico che commerciale, anche se caratterizzato da tipologie già da tempo registrate
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sui cataloghi in tutte le sue varianti e attestate da un grandissimo numero di esemplari . Esistono
poi numerosi casi in cui gli esemplari antichi presentano evidenti tracce riconducibili a tecniche
particolari o anche a difetti ed errori di coniazione (ad esempio esemplari incusi, suberati, riconiati,
contromarcati, erasi intenzionalmente; graffiti; falsificati ufficialmente o clandestinamente; tipi pro-
dotti con conî difettosi o lacunosi etc.). Esemplari del genere offrono dati particolarmente utili per
gli studi numismatici ma vengono al contempo ricercati anche dai collezionisti: pertanto possono
senz’altro definirsi, se non rari, sicuramente di pregio.
3. ai materiali di produzione: lo stesso discorso vale per i materiali, dal momento che ai
fini di una ricerca storica ed economica, essi non possono essere ricostruibili direttamente dalle
fonti antiche se non genericamente. Le nostre conoscenze più attendibili e dettagliate sui materiali
utilizzati per la coniazione, sulla loro provenienza e composizione, derivano soprattutto da indagini
non distruttive condotte direttamente su larghe campionature di esemplari e con l’ausilio di appa-
recchiature e metodologie messe a punto da specialisti. Sappiamo anche che la composizione dei
metalli poteva essere estremamente variabile anche all’interno di una stessa emissione in un arco
cronologico relativamente breve e che in periodi di particolare crisi potevano verificarsi rilevanti e
progressive modifiche del titolo metallico iniziale, destinate ad avere conseguenze economiche e
sociali, oltre che di natura storica (si veda ad esempio, il caso delle numerose svalutazioni in epoca
imperiale romana). Nella lista dei metalli monetati tradizionalmente considerati determinanti ai fini
della rarità e pregio di una moneta antica, oltre a quelli “nobili”, cioè oro e argento, ed anche leghe
preziose come l’elettro, vanno inseriti a pieno titolo, anche sulla scia dei più recenti orientamenti
del collezionismo, altri materiali più comuni e più “poveri”, ma preziosi per il loro valore di fonte
numismatica e storica. Tra questi ultimi, rappresentativi di fenomeni sociali ed economici dell’anti-
chità, sono non solo il bronzo e le sue leghe, ma soprattutto il piombo e la terracotta. Si pensi alle
“tessere” ufficiali e private (fig. 5) usate in età romana repubblicana ed imperiale e alle “riproduzio-
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ni” di monete antiche in piombo o in terracotta documentate nel mondo greco e romano .
FiG. 5 – muSeo arCheoloGiCo nazionale di Firenze, Medagliere. Diobolo in argento della zecca di Alba Fucens, fine IV - inizi
III sec. a.C. © SBAT.
Beni numismatici di interesse archeologico in italia S. Pennestrì

