Page 106 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 5-2014
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                                                                                   –


             quando nasce il collezionismo numismatico e ricorda che nell’antica Grecia, presso i templi,
             venivano accumulate vestigia e insiemi di oggetti preziosi, quali offerte agli dèi, che certa  ­
             mente includevano anche monete antiche di pregio. Le ricchezze accumulate dai pellegrini
             presso l’Heraeum di Samos, l’Artemision di Efeso, e gli altri templi egualmente famosi di Ate­
             ne, Delo, Delfi, Olimpia o altri  avevano la doppia funzione di riserva finanziaria assieme a
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             quella di offerte religiose . Dagli autori classici ci sono pervenute notizie o descrizioni delle

             collezioni dei Tolomei, degli Attalidi, e dei Seleucidi, e sappiamo,   ad esempio, che Mitridate
             si era fatto costruire appositamente dei forzieri-espositori per poter mostrare le sue ricchezze
             ai suoi ospiti e ai sudditi .
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                  Roma naturalmente non era da meno nella passione e raccolta delle vestigia dei secoli
             passati. Nelle lettere di Cicerone ad Attico 12    , lo scrittore latino chiede all’amico di procurargli
             sculture per la sua villa di Tuscolo. Nella Roma antica le famiglie nobili facevano a gara per
             acquisire e soprattutto esporre statue greche o copie romane di alta fattura, dando vita ad uno
             dei primi esempi di quel processo di auto-legittimazione attraverso le opere d’arte tanto in voga
             anche oggi: possiedo dunque sono.  Dalla fine dell’impero ci giunge poi una testimonianza che


             addirittura preconizza l’avvento della numismatica;   Cassiodoro, ministro di Teodorico, all’indo­
             mani della caduta dell’impero scrive le profetiche parole:    Monetam facit de nostris temporibus
             futura saecula commonere    13   , “la moneta fa ricordare alle generazioni future i nostri tempi”.
                  Ma veniamo ora più specificamente all’assunto proposto da questa relazione, esaminan­
             do dal Medioevo in avanti, l’evoluzione del tema collezionistico attraverso le tracce e le testi ­
             monianze che ci ha lasciato nei vari secoli.

             Il Trecento

                  Passato in silenzio il periodo dei secoli bui, dai quali troppo scarsi sono i frammenti a
             noi giunti per ricostruire un quadro delle collezioni di antichità in quell’epoca,   è a cominciare
             dal Trecento che abbiamo testimonianze regolari di uomini di lettere che si interessavano di
             monete.
                  Una delle prime testimonianze scritte dell’interesse per le monete antiche si ha con la
             Historia Imperialis  scritta nel 1320 da Giovanni de Matociis , detto Giovanni Mansionario,
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             notaio veronese (e non chierico come spesso lo si identifica), che riporta i disegni di alcune
             monete romane di età imperiale ai margini del manoscritto a guisa di illustrazioni.   A Treviso,
             invece, abbiamo notizia, nel 1335, di un certo Oliviero Forzetta che si definisce un “commer   ­
             ciante antiquario” .
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                  La testimonianza più celebre, però, è forse quella di Francesco Petrarca che nel 1354 fa
             omaggio all’imperatore Carlo IV di Lussemburgo, in occasione della sua visita in Italia, di una
             piccola raccolta di monete romane affinché egli ne possa trarre ispirazione per il suo governo
             e le sue gesta . Petrarca non è certamente stato il primo collezionista dell’epoca moderna, ma
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             la sua passione per le antichità dette un forte impulso, presso le corti signorili italiane, alla
             formazione dei primi nuclei collezionistici.
                  Altri collezionisti coetanei di Petrarca di antichità e monete sono Giovanni Dondi e
             Lombardo della Seta . Né si pensi che il discorso collezionistico fosse confinato all’ambiente
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             pre-umanistico italiano; in Francia Jean, duca di Berry (1340-1416), fratello del re Carlo V, fu
             un appassionato collezionista e diverse monete romane si trovano menzionate nell’inventario
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             delle sue raccolte .
                  A Venezia era celebre la camera rubea di Marino Falier (1285-1355), futuro doge, che
             secondo un inventario del 1351 ospitava diversi tesori e una collezione di monete , mentre
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             a Firenze era noto lo scrittoio di Cosimo il Vecchio che custodiva gemme, cammei e antiche
             monete.
                  È a partire da quest’epoca che va definendosi uno spazio concepito per la riflessione e
             il lavoro intellettuale,   un luogo ove raccogliere testimonianze del passato e al tempo stesso
             trarne ispirazione. Nasce lo studiolo. Si gettano le basi dell’approccio umanistico: il pezzo
             antico è importante solo se legato alla sua storia e alla sua interpretazione.







             Contributo   deL   CoLLezionismo   storiCo     patrimonio   numismatiCo   itaLiano     F. Rossini
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