Page 371 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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al pregio indicato dal Codice. Il concetto di semplice “pregio” sembra tuttavia da intendere in modo
più ampio di quello connesso esclusivamente alla qualità artistica cui si riferisce il testo del 1974.
In esso, se inteso come pregio storico, come del resto nel criterio definito come “particolare signifi-
cato della rappresentazione”, si potrebbe ad esempio ricomprendere il valore documentario di una
moneta, che può derivare da una particolare legenda (che attesta gentes, magistrature, titolature
imperiali, attributi di divinità, toponimi, etc.) o da una specifica raffigurazione (ritratti, simboli, ico-
nografie, edifici, etc.).
Inoltre, al concetto di pregio si potrebbe riferire, pur nel caso di una moneta non particolar-
mente rara o significativa, un ottimale stato di conservazione dell’esemplare, denotato da una patina
particolarmente intatta e brillante, elemento che sappiamo rivestire un grande peso nel mercato
antiquario e del collezionismo numismatico, al pari della rarità.
Ovviamente qui si pone il problema, a lungo e in più sedi dibattuto e che ha avuto in passato
anche riflessi sensibili in rilevanti modifiche alla normativa , del significato di concetti come rarità
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e pregio applicati ad oggetti che di per sé stessi hanno il carattere, se non della serialità, sicura-
mente della ripetitività o, forse meglio, quanto meno della loro riproducibilità in un gran numero
di esemplari .
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Solo per fare qualche accenno, giova ricordare che le monete antiche erano sì prodotte in serie,
ma comunque manualmente, sia i conî che i tondelli, e che dunque esse non possono in nessun
caso essere perfettamente identiche fra loro, anche se di stesso tipo e di stesso conio; pertanto la
riproducibilità di uno stesso modello nulla toglie al loro significato di testimonianza se non artistica,
almeno storica.
Del resto questa stessa riproducibilità è caratteristica comune ad infiniti altri prodotti dell’ar-
tigianato antico, per i quali – e per fortuna – non è mai stato posto un analogo problema: basti
pensare agli oggetti votivi (teste, mezze teste, parti anatomiche, statuine umane e animali, etc) o
alle decorazioni architettoniche in terracotta (antefisse, lastre di rivestimento, etc.), prodotti in serie
da una stessa matrice, fino, paradossalmente, a tutte quelle produzioni dell’antichità alle quali in
qualche modo è stato attribuito un carattere simile a quello della moderna industria, come le cera-
miche a vernice nera di età medio e tardo-repubblicana, le ceramiche “sigillate”, decorate o meno
a stampo, le anfore, i dolii. Si potrebbe continuare ancora con una lunga esemplificazione, imboc-
cando una strada molto pericolosa che porterebbe a definire “seriali” o “ripetitivi” anche gli infiniti
vasi a figure rosse o sovradipinti prodotti in quantità enormi, con forme e decorazioni analoghe,
nelle molteplici officine dell’Italia antica o, persino e per assurdo, anche le innumerevoli copie di
età romana di originali scultorei greci.
La caratteristica intrinseca delle monete antiche, ma, come si è visto, anche di molti altri reperti
archeologici, è dunque proprio la riproducibilità del modello, che trova la sua ragion d’essere nella
finalità della sua produzione, in questo caso commerciale.
Ci chiediamo perciò quali siano i criteri che consentono di individuare l’unicità o la rarità, e
forse anche la qualità o il pregio artistico, in beni caratterizzati – per la loro stessa natura – dalla
molteplicità finalizzata alla circolazione. Anzi, teoricamente, sono proprio i parametri quantitativi e
statistici sulle emissioni di una determinata zecca o periodo e sulla diffusione di uno specifico tipo
di moneta che possono fornire dati preziosi sugli aspetti economici, politici e militari di una certa
fase storica o di una area geografica.
Ma questo punto di vista, probabilmente, se adottato in modo rigido e indifferenziato, con-
durrebbe al divieto di circolazione internazionale di tutte le monete esistenti, e dunque anche di
quegli esemplari che oggettivamente non rappresentano beni di tale interesse da essere meritevoli
di tutela, con un esito contrario a quanto stabilito dalla legge: per questi ultimi, forse, la conoscenza
e la documentazione completa degli esemplari esistenti potrebbe essere sufficiente come prezioso
dato conoscitivo per la ricostruzione storica, mentre sarebbe probabilmente eccessivo un provve-
dimento di tutela.
D’altro canto, tuttavia, la consapevolezza della vastità e della dimensione del traffico illecito
delle monete antiche, che è ben noto quanto ormai rappresenti il motore di attività di scavi clan-
destini che danneggiano irreparabilmente i contesti archeologici, impone di esercitare un controllo
più che attento sul mercato antiquario e del collezionismo e dunque anche sulla circolazione inter-
nazionale.
La circoLazione internazionaLe dei beni numismatici: iL ruoLo degLi uffici esportazione S. Gatti

