Page 45 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia – CONTRIBUTI                                    45


         esemplari, esso mostra la diffusione in Mes-
         sapia di moneta tarantina incusa, a ricordare
         la possibilità di una organizzazione sociale
         che prevedeva l’uso della moneta in epoca
         notevolmente antica. Un altro tesoro venne
         ritrovato a Lecce nel 1920. Grazie alle foto-
         grafie presenti nell’opera suddetta, esso ap-
         pare meglio definibile, e conferma comun-
         que la diffusione della moneta tarantina in
         epoca successiva. Degno di memoria anche
         un ritrovamento, avvenuto presso S. Maria
         di Leuca nel 1908. Vlasto, ottimo disegnato-
         re, eseguì personalmente un disegno della
         moneta superstite, passata nella sua raccol-
         ta, e quel disegno riprodotto nel frontespi-
         zio del catalogo redatto poi da Ravel, mostra
         la diffusione della moneta di Taranto nella
         parte estrema della Penisola.
              Pare opportuno osservare che la rac-
         colta di Vlasto si andò costituendo, a quanto
         pare, con esemplari già acquisiti da prece-
         denti  raccoglitori.  Questo spiega  come  lo
         stesso Vlasto, che ebbe modo di ricordare
         con stima il Quagliati, appaia essere stato in
         buoni rapporti con la Soprintendenza Arche-
         ologica. Ciò sembra confermato anche dalla
         presenza di alcuni suoi estratti con dedica
         nella biblioteca della stessa Soprintendenza.
         Uno di questi, il suo studio tutt’ora prezioso
         sulle monete d’oro tarantine, presenta anno-
         tazioni in francese che appaiono come un        FiG. 15 –  SoPrintendenza Per i Beni arCheoloGiCi della PuGlia, Sede
         aggiornamento del pensiero dell’illustre Au-            centrale, Biblioteca, estratto dell’articolo di M.P. Vlasto,
         tore su un punto essenziale, e che meritano             Les Monnaies d’or de Tarente, pubblicato sul  “Journal
         quindi memoria. Con le annotazioni infatti,             Intenational d’Archeologie Numismatique”, 2, 1899, con
         Vlasto appare modificare sostanzialmente le             dedica autografa dell’Autore.
         datazioni da lui in precedenza sostenute, e
         questo con l’apprezzabile obiettività scientifica che caratterizza i maggiori autori. Egli aveva osserva-
         to, e la segnalava coscienziosamente, la presenza di simboli macedoni sulle monete d’oro tarantine.
         Questi gli apparivano non compatibili con le datazioni “basse” che aveva in precedenza sostenuto
         nell’articolo e che ormai erano comunemente accettate. Di questa osservazione manoscritta così af-
         fidata alla Soprintendenza archeologica della Puglia da Vlasto, sarebbe opportuno tener comunque
         conto, venendo dal miglior conoscitore delle monete di Taranto del tempo (fig. 15).
              Tra i ritrovamenti casuali dispersi al tempo di Quagliati, nonostante l’energia da lui dimostra-
         ta in più occasioni nella tutela numismatica, particolarmente doloroso appare quello avvenuto, si
         disse, a Taranto, a poca distanza dal mare e a notevole profondità. Esso sarebbe stato composto,
         di un gran numero di monete della Grecia continentale ed insulare, e anche di sbarrette d’argento,
         i cosiddetti “obelischi”. Il tesoro, in possesso di un raccoglitore animato da spirito scientifico, fu
         pubblicato dal Babelon .
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              La notizia della scoperta fu commentata con entusiasmo in Italia dalla rivista “Neapolis” con una
         prima recensione. A questa, ne seguì peraltro immediatamente una seconda meno entusiasta, in cui
         si prendeva atto trattarsi di una mistificazione, uniformandosi così al giudizio che della scoperta ave-
         vano dato Paolo Orsi e altri. Si ritenne infatti per vari motivi, ma soprattutto per il numero eccessivo
         di zecche geograficamente lontane rappresentate, che si trattasse di un falso ritrovamento. In realtà
         l’argomento del gran numero di zecche aliene appare debole, soprattutto se si ricorda come a Ta-


         Il MedaglIere del Museo NazIoNale archeologIco dI TaraNTo                                     L. Tondo
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