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Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia – CONTRIBUTI 45
esemplari, esso mostra la diffusione in Mes-
sapia di moneta tarantina incusa, a ricordare
la possibilità di una organizzazione sociale
che prevedeva l’uso della moneta in epoca
notevolmente antica. Un altro tesoro venne
ritrovato a Lecce nel 1920. Grazie alle foto-
grafie presenti nell’opera suddetta, esso ap-
pare meglio definibile, e conferma comun-
que la diffusione della moneta tarantina in
epoca successiva. Degno di memoria anche
un ritrovamento, avvenuto presso S. Maria
di Leuca nel 1908. Vlasto, ottimo disegnato-
re, eseguì personalmente un disegno della
moneta superstite, passata nella sua raccol-
ta, e quel disegno riprodotto nel frontespi-
zio del catalogo redatto poi da Ravel, mostra
la diffusione della moneta di Taranto nella
parte estrema della Penisola.
Pare opportuno osservare che la rac-
colta di Vlasto si andò costituendo, a quanto
pare, con esemplari già acquisiti da prece-
denti raccoglitori. Questo spiega come lo
stesso Vlasto, che ebbe modo di ricordare
con stima il Quagliati, appaia essere stato in
buoni rapporti con la Soprintendenza Arche-
ologica. Ciò sembra confermato anche dalla
presenza di alcuni suoi estratti con dedica
nella biblioteca della stessa Soprintendenza.
Uno di questi, il suo studio tutt’ora prezioso
sulle monete d’oro tarantine, presenta anno-
tazioni in francese che appaiono come un FiG. 15 – SoPrintendenza Per i Beni arCheoloGiCi della PuGlia, Sede
aggiornamento del pensiero dell’illustre Au- centrale, Biblioteca, estratto dell’articolo di M.P. Vlasto,
tore su un punto essenziale, e che meritano Les Monnaies d’or de Tarente, pubblicato sul “Journal
quindi memoria. Con le annotazioni infatti, Intenational d’Archeologie Numismatique”, 2, 1899, con
Vlasto appare modificare sostanzialmente le dedica autografa dell’Autore.
datazioni da lui in precedenza sostenute, e
questo con l’apprezzabile obiettività scientifica che caratterizza i maggiori autori. Egli aveva osserva-
to, e la segnalava coscienziosamente, la presenza di simboli macedoni sulle monete d’oro tarantine.
Questi gli apparivano non compatibili con le datazioni “basse” che aveva in precedenza sostenuto
nell’articolo e che ormai erano comunemente accettate. Di questa osservazione manoscritta così af-
fidata alla Soprintendenza archeologica della Puglia da Vlasto, sarebbe opportuno tener comunque
conto, venendo dal miglior conoscitore delle monete di Taranto del tempo (fig. 15).
Tra i ritrovamenti casuali dispersi al tempo di Quagliati, nonostante l’energia da lui dimostra-
ta in più occasioni nella tutela numismatica, particolarmente doloroso appare quello avvenuto, si
disse, a Taranto, a poca distanza dal mare e a notevole profondità. Esso sarebbe stato composto,
di un gran numero di monete della Grecia continentale ed insulare, e anche di sbarrette d’argento,
i cosiddetti “obelischi”. Il tesoro, in possesso di un raccoglitore animato da spirito scientifico, fu
pubblicato dal Babelon .
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La notizia della scoperta fu commentata con entusiasmo in Italia dalla rivista “Neapolis” con una
prima recensione. A questa, ne seguì peraltro immediatamente una seconda meno entusiasta, in cui
si prendeva atto trattarsi di una mistificazione, uniformandosi così al giudizio che della scoperta ave-
vano dato Paolo Orsi e altri. Si ritenne infatti per vari motivi, ma soprattutto per il numero eccessivo
di zecche geograficamente lontane rappresentate, che si trattasse di un falso ritrovamento. In realtà
l’argomento del gran numero di zecche aliene appare debole, soprattutto se si ricorda come a Ta-
Il MedaglIere del Museo NazIoNale archeologIco dI TaraNTo L. Tondo

