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44 Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia – CONTRIBUTI
monete repubblicane, ben distinto da quello che
già abbiamo ricordato come Carbonara I. Quagliati
riuscì quindi a far sequestrare monete del tesoro
poi noto come Carbonara II presso un antiquario
di Taranto .
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Anche se il Parlamento ancora esitava a pro-
mulgare una chiara legge per la protezione delle
antichità, l’opinione pubblica, all’inizio del nuovo
secolo, avvertiva ormai in modo diffuso questa ne-
cessità. E l’impegno dei magistrati, insieme con l’o-
pinione pubblica, consentiva talvolta di intervenire
davanti a dispersioni di quello che sempre più era
avvertito come patrimonio nazionale .
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Ai primi del XX secolo, ad esempio, un corri-
spondente dell’Archivio Storico di Terra d’Otranto,
ricordava con evidente compiacimento, nel numero
di dicembre della rivista, come fosse stata ostaco-
lata la vendita in Germania della raccolta di Ercole
Gnecchi, che comprendeva anche monete medie-
vali attribuite alle zecche di Brindisi e di Lecce.
In qualche caso, Quagliati tentò di intervenire
per l’acquisto di esemplari di vecchie raccolte po-
ste in vendita, in particolare nel caso della raccol-
ta Strozzi, vendita organizzata da Arthur Sambon. FiG. 13 – Quintino Quagliati partecipa al rinvenimento di una
Vennero, comunque, disperse raccolte importanti tomba a Taranto in via F. Nitti, il 30 novembre 1911.
© SBaP.
per la Puglia, come quella del Nervegna,
che apparve nel catalogo di vendita assie-
me a monete di un’altra collezione, quella
Martinetti. Ciò diminuiva la possibilità di un
uso scientifico del catalogo, anche se è co-
munque possibile individuare alcuni degli
esemplari più importanti in pubblicazioni
successive, redatte con attenzione scientifi-
ca alla provenienza.
Un buon esempio di come proseguisse
la dispersione dei ritrovamenti di monete
di Taranto è dato dal catalogo d’asta curato
da Rodolfo Ratto a Lugano nel 1929 con
la vendita di più di 600 monete di Taranto
appartenute a Claudius Côte. In quell’asta
oltre a molte monete indicate esplicitamen-
te come provenienti da ripostigli trovati
nella zona di Taranto, apparve anche un
esemplare (n. 6) considerato come possi-
bile coniazione messapica: “frappèe par les
Messapiens au type de Tarente” .
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Tra i ritrovamenti di monete di Taranto
dispersi nei primi decenni del XX secolo,
di cui è rimasta qualche documentazione
FiG. 14 – muSeo nazionale arCheoloGiCo di taranto, imballaggio di utile nel catalogo della raccolta Vlasto cu-
un pavimento a mosaico rinvenuto in via Elena, proprietà rato da Ravel, ricordiamo quello avvenuto a
Zagariello, pronto per il trasporto al Real Museo. © SBAP. Lecce nel 1906. Imprecisabile nel numero di
Il MedaglIere del Museo NazIoNale archeologIco dI TaraNTo L. Tondo

