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42 Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia – CONTRIBUTI
Seguiva, distinta formalmente dal testo del Mommsen, ma indirettamente approvata dal
Mommsen stesso, dal momento che lo storico aveva premesso alla edizione francese una sua
prefazione, una dissertazione sull’origine del vittoriato siglata B. (Blacas), con osservazioni dello
spagnolo Zobel, che dei vittoriati si era occupato in più occasioni. Blacas e Zobel, come a confer-
ma dell’inciso posto dal Mommsen nella parte dell’opera a sua firma, respingevano decisamente
la teoria della origine illirica sostenuta da Borghesi, che portava inevitabilmente ad un inizio delle
emissioni troppo basso, e ponevano il vittoriato accanto alle più antiche emissioni romane d’argen-
to. La maggior parte degli studiosi accettò comunque l’interpretazione del passo di Plinio il Vecchio
sostenuta dal Borghesi, le cui opere erano oltretutto facilmente accessibili, diffuse grazie alla edi-
zione incoraggiata da Napoleone III.
La morte del Blacas, avvenuta quando era ancora in corso la seconda edizione dell’opera sulla
monetazione romana del Mommsen, contribuì probabilmente a far diminuire l’interesse sulle origini
del vittoriato, anche se in Germania qualche anno dopo Bahrfeldt sostenne a sua volta che l’intro-
duzione del vittoriato doveva considerarsi quasi contemporanea a quella del denario, e il Mommsen
tornò sulle problematiche della moneta romana in uno dei suoi ultimi lavori .
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Giova ricordare che più tardi in Inghilterra Sydenham prospettò la possibilità di una origine del
vittoriato anteriore al denario stesso, possibilità che dovrebbe essere riconsiderata proprio alla luce
dei ritrovamenti archeologici, che confermano comunque una diffusione del vittoriato non condi-
zionata dalla circolazione del denario romano. Sia detto incidentalmente, l’immagine di Giove che
caratterizza i vittoriati, poteva apparire, alle popolazioni ancora non soggette politicamente a Roma,
ma alleate o comunque aperte a rapporti, più accettabile, rispetto all’immagine di Roma diffusa dai
denari. Questo, oltre agli elementi di carattere ponderale, può aver contribuito a rendere utile la
creazione di questa moneta, legata a Roma ma autonoma rispetto al denario, e ad incoraggiare la
sua diffusione, sullo sfondo dei conflitti che portarono alla unificazione della penisola.
La scoperta di un tesoro composto esclusivamente da vittoriati di diversa tipologia, dimostra-
zione di un lungo e intenso uso della moneta in una città sede di una delle maggiori zecche della
Magna Grecia, e che aveva battuto anche monete in bronzo con la Vittoria e il trofeo, avrebbe forse
dovuto riportare l’attenzione sul problema dell’origine del vittoriato romano, sia da un punto di
vista cronologico sia da un punto di vista tipologico. La tipologia della Vittoria con il trofeo infatti,
riporta per origine ad un’epoca notevolmente più antica di quella in cui i primi vittoriati vengono
necessariamente a collocarsi secondo l’interpretazione data dal Borghesi, e anche l’immagine del
diritto con la testa di Giove potrebbe incoraggiare una collocazione cronologica iniziale più alta di
quella conseguente alla interpretazione “illirica” quasi universalmente accettata. Inoltre, potrebbe
indurre a riconsiderare invece come valida quella del Mommsen – Blacas – Zobel – Baherfeld e a
riportare la prima origine della moneta ad anni vicini alla prima sconfitta di Taranto ad opera dei
Romani, quando ancora erano vicine nel tempo le emissioni con la tipologia affine dei Seleucidi e
di Agatocle. Appare quindi più naturale l’introduzione di una moneta d’argento atta a celebrare la
vittoria di Roma, che aveva avuto peraltro come conseguenza la supremazia su Taranto, dove già
erano state emesse monete con una tipologia affine.
Il tesoro di Taranto, di cui solo Evans, come abbiamo visto, sembra avere immediatamente
percepito l’importanza in relazione alla storia monetaria di Taranto, dovrebbe comunque indur-
re a riconsiderare lo stretto rapporto tipologico tra questa moneta romana e quelle della prima
epoca ellenistica. E quindi dovrebbe indurre a considerare la creazione di questa moneta roma-
na, così diversa dal denario, come espressione di una koinè monetaria ellenistica, che unisce
le monete dei Seleucidi, quelle di Agatocle, quelle di Taranto con la Vittoria, e i primi vittoriati
romani, che sembrano comunque trovare naturale collocazione, in relazione cronologica con
la disfatta di Pirro e la prima conquista di Taranto. Un’epoca in cui poteva essere utilissima
una moneta di questo tipo, destinata a diffusione enorme nelle regioni adriatiche e nei territori
celtici, già prima della definitiva conquista romana, e della definitiva supremazia del denario
sulle monete precedenti.
Il MedaglIere del Museo NazIoNale archeologIco dI TaraNTo L. Tondo

