Page 42 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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               Seguiva, distinta formalmente dal testo del Mommsen, ma indirettamente approvata dal
          Mommsen stesso, dal momento che lo storico aveva premesso alla edizione francese  una sua
          prefazione, una dissertazione sull’origine del vittoriato siglata B. (Blacas), con osservazioni dello
          spagnolo Zobel, che dei vittoriati si era occupato in più occasioni. Blacas e Zobel, come a confer-
          ma dell’inciso posto dal Mommsen nella parte dell’opera a sua firma, respingevano decisamente
          la teoria della origine illirica sostenuta da Borghesi, che portava inevitabilmente ad un inizio delle
          emissioni troppo basso, e ponevano il vittoriato accanto alle più antiche emissioni romane d’argen-
          to. La maggior parte degli studiosi accettò comunque l’interpretazione del passo di Plinio il Vecchio
          sostenuta dal Borghesi, le cui opere erano oltretutto facilmente accessibili, diffuse grazie alla edi-
          zione incoraggiata da Napoleone III.
               La morte del Blacas, avvenuta quando era ancora in corso la seconda edizione dell’opera sulla
          monetazione romana del Mommsen, contribuì probabilmente a far diminuire l’interesse sulle origini
          del vittoriato, anche se in Germania qualche anno dopo Bahrfeldt sostenne a sua volta che l’intro-
          duzione del vittoriato doveva considerarsi quasi contemporanea a quella del denario, e il Mommsen
          tornò sulle problematiche della moneta romana in uno dei suoi ultimi lavori .
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               Giova ricordare che più tardi in Inghilterra Sydenham prospettò la possibilità di una origine del
          vittoriato anteriore al denario stesso, possibilità che dovrebbe essere riconsiderata proprio alla luce
          dei ritrovamenti archeologici, che confermano comunque una diffusione del vittoriato non condi-
          zionata dalla circolazione del denario romano. Sia detto incidentalmente, l’immagine di Giove che
          caratterizza i vittoriati, poteva apparire, alle popolazioni ancora non soggette politicamente a Roma,
          ma alleate o comunque aperte a rapporti, più accettabile, rispetto all’immagine di Roma diffusa dai
          denari. Questo, oltre agli elementi di carattere ponderale, può aver contribuito a rendere utile la
          creazione di questa moneta, legata a Roma ma autonoma rispetto al denario, e ad incoraggiare la
          sua diffusione, sullo sfondo dei conflitti che portarono alla unificazione della penisola.
               La scoperta di un tesoro composto esclusivamente da vittoriati di diversa tipologia, dimostra-
          zione di un lungo e intenso uso della moneta in una città sede di una delle maggiori zecche della
          Magna Grecia, e che aveva battuto anche monete in bronzo con la Vittoria e il trofeo, avrebbe forse
          dovuto riportare l’attenzione sul problema dell’origine del vittoriato romano, sia da un punto di
          vista cronologico sia da un punto di vista tipologico. La tipologia della Vittoria con il trofeo infatti,
          riporta per origine ad un’epoca notevolmente più antica di quella in cui i primi vittoriati vengono
          necessariamente a collocarsi secondo l’interpretazione data dal Borghesi, e anche l’immagine del
          diritto con la testa di Giove potrebbe incoraggiare una collocazione cronologica iniziale più alta di
          quella conseguente alla interpretazione “illirica” quasi universalmente accettata. Inoltre, potrebbe
          indurre a riconsiderare invece come valida quella del Mommsen – Blacas – Zobel – Baherfeld e a
          riportare la prima origine della moneta ad anni vicini alla prima sconfitta di Taranto ad opera dei
          Romani, quando ancora erano vicine nel tempo le emissioni con la tipologia affine dei Seleucidi e
          di Agatocle. Appare quindi più naturale l’introduzione di una moneta d’argento atta a celebrare la
          vittoria di Roma, che aveva avuto peraltro come conseguenza la supremazia su Taranto, dove già
          erano state emesse monete con una tipologia affine.
               Il tesoro di Taranto, di cui solo Evans, come abbiamo visto, sembra avere immediatamente
          percepito l’importanza in relazione alla storia monetaria di Taranto, dovrebbe comunque indur-
          re a riconsiderare lo stretto rapporto tipologico tra questa moneta romana e quelle della prima
          epoca ellenistica. E quindi dovrebbe indurre a considerare la creazione di questa moneta roma-
          na, così diversa dal denario, come espressione di una koinè monetaria ellenistica, che unisce
          le monete dei Seleucidi, quelle di Agatocle, quelle di Taranto con la Vittoria, e i primi vittoriati
          romani, che sembrano comunque trovare naturale collocazione, in relazione cronologica con
          la disfatta di Pirro e la prima conquista di Taranto. Un’epoca in cui poteva essere utilissima
          una moneta di questo tipo, destinata a diffusione enorme nelle regioni adriatiche e nei territori
          celtici, già prima della definitiva conquista romana, e della definitiva supremazia del denario
          sulle monete precedenti.


          Il MedaglIere del Museo NazIoNale archeologIco dI TaraNTo                                     L. Tondo
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